Vini, arriva il dazio russo. E Putin canta “Blueberry Hill”

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Ci mancava il superdazio. Faceva comodo, in un mercato complessivamente penalizzato dal rallentamento degli scambi e dalla concorrenza di vecchi e nuovi player ell’export vitivinicolo, quello sbocco russo ai nostri vini, spumanti in testa, cresciuto del 76% nel 2011, del 91% nei primi tre mesi dell’anno e del 138% in volumi.  Tornava utile la Russia, terza destinazione per l’export vitivinicolo italiano, dopo Germania e Inghilterra (e prima della Francia).

A rompere le uova nel paniere, qualche giorno fa, è arrivato l'”ostacolo burocratico”, come lo ha definito il direttore generale dell’Assoenologi Giuseppe Martelli che rischia di minare “la tumultuosa crescita del nostro export”. E’ accaduto che il “custom profile” del vino italiano alla frontiera russa, finora assente (veniva dichiarato il costo reale del prodotto) è stato fissato per i vini italiani a 2,12 euro per le bottiglie da 1 litro e a 1,60 euro per quelle da 0,75 litri mentre per i vini della concorrenza è stato quantificato in 1,22 euro al litro e 0,80 per 0,75 litri. Con il risultato inevitabile di discriminare il vino italiano visto che l’incremento dell’imposizione fiscale è destinata a far lievitare i prezzi al consumo del vino italiano del 30% ma solo del 12% il prezzo del vino della concorrenza.

Protestano i produttori di Asti, che l’anno scorso hanno venduto in Russia 8 milioni di bottiglie (+60% rispetto al 2009), Federvini e le organizzazioni degli agricoltori. “E’ necessario chiarire al più presto i motivi per cui i vini italiani siano stati, da ieri, sottoposti ad un aumento della tassazione dal Governo russo e soprattutto perché questa nuova imposizione fiscale sia più del doppio di quella richiesta a Francia e Spagna”, ha fatto sapere Confagricoltura mentre il ministro dello Svilippo Economico Paolo Romani è volato a Mosca (che però in questi giorni, dopo lo scandalo dei fondi filantropici raccolti da Putin in versione jazz, sembra avere altre priorità) per incontrare la sua omologa Elvira Nabiullina e il ministro dell’Industria e del Commercio Viktor Khristenko.

Della questione si è occupato anche Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo che, in un’interrogazione, ha chiesto alla Commissione Europea quali azioni intende mettere in atto per garantire condizioni di pari opportunità tra l’Italia e gli altri paesi esportatori.

Fonte: agi.it, coldiretti.it, winenews.it

Foto: winecountry.it

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