Caso-menu al ristorante del Senato: dove sarebbe il nuovo scandalo?

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Mi scrive una gentile lettrice di Scatti di Gusto: “Come mai non avete scritto nulla della vergogna del ristorante del Senato in cui persone che guadagnano uno sproposito spendono 12 euro per un pranzo completo da 3 stelle Michelin? Anche voi frequentate questa tavola?”

Ho rassicurato subito la signora. Non frequentiamo questa tavola e quindi non siamo in grado di fornire il nostro punto di vista su quella che alcuni ritengono poco più di una mensa aziendale e altri invece un ristorante stellato.

Poco male, ma mi premeva soprattutto una citazione:

L’Antipasto all’italiana costerà 1,21 € (anziché 1,50). Gli spaghetti alle vongole 1,85, la frittura di triglie 2,78 euro, il contorno 0,93 centesimi, la macedonia 1,13 euro. In confronto, sottolinea repubblica.it, il ristorante del Senato è carissimo: qui un primo può arrivare a costare 2,50 euro, se di pesce, e un secondo di pari livello delle triglie fritte, ad esempio i calamari in gratella, 5,63 euro.

Se volete leggere l’articolo (del 28 gennaio 2011) lo trovate qui e la fonte è l’edizione palermitana di repubblica.it.

Si discuteva sull’opportunità dell’Assemblea Regionale Siciliana che aveva ritoccato (verso il basso) i prezzi della buvette così che un pranzo costa 8 € cioè 4 € in meno del Senato della Repubblica (per non parlare del caffé a 36 centesimi…).

Come dite? Ma quella è la Sicilia, è Palermo, mica il centro storico di Roma. Ci può anche stare un prezzo così basso…

Sarei curioso di sapere quanto spendono al Pirellone a Milano, al Comune di Roma, alla RAI, quanto costava la mensa all’Alitalia pubblica, quanto costa una mensa Ufficiali a Roma piuttosto che a Torino, un pranzo nella “inutile-tanto-che-bisognerebbe-abolirle-tutte” provincia di Sondrio o di Oristano (due tanto per dire), alla Regione Lazio dove c’è il Presidente Renata Polverini che imbocca il Senatùr Bossi. Insomma, quanti trattamenti di favore possono esistere in Italia all’ora di pranzo oltre ai calamari in gratella?

[link repubblica.it]

10 Commenti

  1. Sarebbe interessante una recensione sul ristorante del Senato. Può darsi che il livello sia basso per troppa calca come si legge…

  2. Il ristorante del senato funziona come una mensa aziendale: è un costo di struttura sostenuto dall’amministrazione pubblica al quale si aggiunge un contributo da parte dei “dipendenti” che ne fruiscono. Il menù elenca i costi di tale contributo.
    Ma il punto non è quanto costano gli spaghetti al senatore ma: quanto grava il costo del ristorante del Senato (e di tutte le strutture similari) sul bilancio pubblico?

  3. ha risposto a Michelangelo F.: Sono d’accordo. L’Espresso ha ripreso la notizia per via della dichiarazione di Villari sul pesce fresco (suppongo), ma il punto resta ben più ampio: quanto costa la ristorazione degli enti pubblici sul bilancio.
    Poi se al costo di una tavola calda mangi come un tre stelle al momento non si capisce.

  4. Il punto è un altro e scusate il qualunquismo: ma perché non se lo pagano per intero loro il pranzo? Hanno bisogno di una mensa aziendale?

  5. I POLITICI CHE LAVORANO ASSIDUAMENTE E DURAMENTE HANNO DIRITTO AD UN PRANZO ECCELLENTE PAGATO DAI CONTRIBUENTI.PROVATE A FARE DIGIUNARE UN MINATORE O UN CONTADINO !!!!!!!!! RAFFAELE

  6. dov’è lo scandalo? Io alla mensa dei ferrovieri con 2,50 euro prendevo un primo e una 1/2 minerale ,la qualità ve la lascio immaginare ,però il pranzo era accettabile quindi nessuno scandalo se non per il fatto che il mio stipendio è di circa 1300 euro circa dopo 32 anni di lavoro

  7. ha risposto a Michelangelo F.: E S A T T O O O !!! Ci hai preso in pieno !!! In un anno, il “costo” del suddetto ristorante è circa 5 milioni e mezzo di euro !!! E, udite udite, dalla soppressione/accorpamento dei piccoli comuni, si avrebbe un risparmio di poco meno di 6 milioni !!! Beh, fra il ristorante del senato ed i piccoli comuni, io scelgo di abolire il ristorante del senato .. o, perché no, accorparlo alla mensa della caritas (sarebbe molto educativo per i nostri senatori …

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