Tassare i cibi con troppo grasso, sale e zucchero e poi destinare le entrate fiscali al sistema sanitario pubblico. L’idea è venuta all’Ungheria che sta per approvare (c’è un’ampia maggioranza disposta a sostenerlo) un disegno di legge, in vigore dal 1* settembre, che applica una tassa di 10 fiorini (3,7 centesimi) su caramelle, dolciumi, hamburger e del 10% su bevande gassate e liquori.

Una misura dalla quale il governo dell’Ungheria, il più indebitato dei paesi dell’Europa dell’Est, conta di raccogliere 70 milioni di euro l’anno da destinare al risanamento del deficit sanitario, che in questo paese raggiunge i 371 milioni di euro, e al finanziamento delle cure per il trattamento dei disturbi legati all’obesità (ne soffre il 20% della popolazione). “Chi mangia male deve contribuire di più al sistema sanitario”, ha detto il Primo Ministro Viktor Orbanm da tempo impegnato in un programma di tagli alla spesa pubblica.

La proposta di legge, presentata da Gabor Csiba, esponente del partito conservatore e presidente dell’Alleanza Strategica degli ospedali ungheresi (già latore di una tassa sugli sport estremi), è stata bollata come “discriminante” da FoodDrinkEurope, che rappresenta il settore del food&beverage in Europa: “La legge colpirà soprattutto le fasce di popolazione a più basso reddito, i maggiori consumatori di junk food”, ha avvertito.

In Europa la norma ungherese ha un precedente. Quello della Danimarca dove dal 1922 esiste una tassa sugli alimenti ad elevato contenuto di zucchero e dove all’inizio dell’anno è stato introdotto un sistema di tassazione crescente, destinata ad entrare a pieno regime nel 2019, che colpisce gli alimenti ad alto contenuto di grassi saturi (margarina, oli, i grassi animali e latticini).

La Camera di Commercio danese, contraria alla legge, fa notare che tassare il junk food potrebbe avere come conseguenza una “sostituzione dei grassi saturi con gli insaturi” che una volta esposti ad elevate temperature possono favorire la formazine di sostanze pericolose per la salute. Senza contare, aggiunge, l’effetto di “un aumento degli additivi che non necessariamente migliorano la qualità dei prodotti”.

[Fonte: helpconsumatori.it, foodnavigator.com, portalino.it Foto: windoweb.it, cogo-news.eu, coolbuzz.com]

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