Commandos si aggirano in questo week-end per portare colore e clorofilla negli spazi metropolitani consegnati all’incuria. Nottetempo si muovono guardinghi, armati di badile, zappa, rastrello e bombe-seme e con la complicità delle tenebre mettono a segno il blitz. Clandestino ma a fin di bene. Perché, dopo l’attacco di guerrilla, dove c’era sabbia, asfalto e fango nasce un fiore, un’aiuola, una siepe.

Lo chiamano Guerrilla Gardening e in questi giorni è la sua festa. Il popolo dei giardinieri sovversivi che piantano verde negli spazi pubblici ha infatti due date da festeggiare: l’International Tulip Day, il 9 ottobre, quando attivisti di tutto il mondo piantano tulipani, e il 4 novembre, Giornata Nazionale del Guerrilla Gardening Italiano, festeggiato quest’anno per la prima volta con attacchi di giardinaggio in programma nel fine settimana. Attenzione perciò! Potreste svegliarvi su un imprevisto giardino! E scoprire che la febbre dell’Occupy ha contagiato anche il verde.

Una data non casuale, il 4 novembre, già festa nazionale delle Forze Armate. Perché anche loro, i giardinieri guerriglierri, combattono contro qualcosa. Contro il degrado paesaggistico delle città e i tagli al budget degli assessorati all’Urbanistica.

Di tempo ne è passato dagli esordi statunitensi del Guerrilla Gardening, negli anni Settanta. Come da quel 1° luglio 1996 quando un intero giardino vede la luce, nello spazio di una sola notte, in un pezzo di terra incolta nel quartiere Nørrebro, a Copenaghen. O da quel 1° maggio del 2000 in cui l’organizzazione inglese Reclaim the Streets chiama a raccolta un migliaio di giardinieri nella piazza del Parlamento di Londra per un attacco di massa di Guerrilla Gardening. In Italia a rompere il ghiaccio sono stati i Badili Badola, di Torino, con il primo attacco sferrato nel 2007. Da allora la febbre del blitz verde ha fatto proseliti.

Benvenuti allora nel fine settimana dei combattimenti, non ancora un blitz sincronizzato su e giù per lo stivale, né un flash mob ma un tentativo di dare una cornice ai mille movimenti che animano la scena. Che nascono dal basso, si dicono apolitici, sono trasversali all’anagrafe e alle professioni. Nei commandos verdi c’è di tutto: mamme, bambini, passanti, negozianti, studenti e pure qualche sponsor che viene in aiuto per le costose forniture. Ambientalisti (e ci mancherebbe altro), pacifisti a dispetto del lessico, convinti che lo spazio pubblico (e la terra) sia patrimonio comune e abbia diritto alle cure di tutti, illuminati dal faro della Permaculture, quell’idea di agricoltura etica e sostenibile, nata negli Stati Uniti negli anni Settanta, senza la quale la febbre degli orti urbani non sarebbe nemmeno immaginabile.

L’idea di una giornata nazionale è venuta a Badili Badola e ai Giardinieri Sovversivi Romani e una trentina di organizzazioni hanno aderito. Per Terre di Nettuno, movimento di Guerrilla gardening bolognese, l’appuntamento è oggi alle 10 in Piazza Azzarita per un blitz che si preannuncia bagnato dalla pioggia. Per le associazioni romane Maurizio Polverari e Possibilmente, il blitz è partito invece a mezzanotte di venerdì con un attacco nel quartiere Tiburtino a suon di ciclamini, margherite e rosmarini, messi a dimora al posto di un cumulo di foglie secche e immondizia. Saranno scesi in campo sicuramente anche quelli di Friarielli Ribelli, che a Napoli piantano alberi e bulbi, sferrano attacchi “pulitivi” nelle zone degradate, mettono badili e zappe in mano a passanti e negozianti coinvolgendoli in operazioni di restyling cittadino.

Per chi volesse essere aggiornato sulle iniziative italiane del Guerrilla Gardening, l’indirizzo è la pagina Facebook del movimento. Per chi volesse guardare gli scatti delle azioni del week-end è aperta fino al 3 dicembre una mostra fotografica al liceo artistico Caravaggio, a Milano.

[Foto: ecologiae.com]

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