Gli amanti dell’insaccato che hanno provato a sbarcare negli States con qualche salame al seguito, potrebbero averlo appreso a loro spese: è vietato esportare salumi oltreoceano.

Ad eccezione del prosciutto cotto, dello zampone e dei prosciutti stagionati per almeno 400 giorni (gli unici autorizzati ad entrare in terra americana), non c’è coppa, speck e guanciale che possano sperare di farla franca.

Accanimento anti-Italiano? L’ennesima guerra commerciale? Bando alle paranoie! L’Italia figura tra i paesi del mondo che non hanno ancora sconfitto malattie come la peste suina e la malattia vescicolare.

Maria Grazia Zanoni, dell’Istituto Zooprofilattico di Brescia, sentita da Panorama Economy, punta il dito sui piccoli allevamenti, di solito restii ad affrontare gli investimenti necessari a soddisfare le prescrizioni sanitarie. Diversamente dalle grandi aziende che invece avrebbero le potenzialità per esportare i loro prodotti, investono per essere in regola e spesso corrono ai ripari delocalizzando una parte della produzione degli Stati Uniti. Una questione non marginale che limita lo sviluppo di un settore con un giro d’affari di 120 milioni di euro l’anno e compromette gli sforzi, anche economici, delle autorità veterinarie nazionali.

La svolta potrebbe arrivare da accordi che escludano dal divieto le regioni italiane in regola con le prescrizioni sanitarie e la pancetta col passaporto sembra oggi più vicina, racconta il settimanale della Mondadori, dopo la visita a sorpresa di alcuni tecnici americani in alcuni allevamenti nelle regioni non interessate dalla presenza di malattie endemiche. Se il Congresso americano si convincerà che di una certa Italia ci si può fidare, sarà una boccata d’ossigeno per l’intero comparto. E forse anche per il viaggiatore con il guanciale nella valigia.

[Fonte: Panorama Economy Foto: parmaoggi.it]

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