Verona | Mega truffa nel settore bio: crolla un mito?

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2500 tonnellate di falsi prodotti bio sequestrati, 7 arresti e 220 milioni di euro di fatture false è il bilancio dell’operazione “Gatto con gli stivali” condotta dalla Guardia di Finanza a Verona.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Verona e iniziate da almeno un anno, hanno permesso di scoprire un giro di false attestazioni che consentivano a imprese bio di approvvigionarsi (soprattutto di cereali e frutta fresca) da grossisti, anche stranieri, estranei alla filiera del biologico. Una truffa di proporzioni impressionanti che coinvolge 22 aziende (5 in Veneto) con un giro d’affari complessivo pari al 10% del mercato nazionale biologico.

“Non esiste un vero pericolo per la salute”, ha rassicurato il colonnello della Guardia di Finanza Bruno Biagi. “Si tratta di una truffa in quanto le famiglie hanno pagato il quadruplo per un prodotto che di biologico non aveva proprio nulla”.

Tra le società coinvolte c’è l’azienda veronese Sunny Land ed è proprio a partire da analisi di routine sui bilanci che la Guardia di Finanza, come raccontano gli inquirenti, sarebbero risaliti alla mega truffa: “Aveva quintuplicato negli anni 2006-2007 il proprio volume d’affari, mentre gli altri indicatori non giustificavano affatto questo aumento vertiginoso”.

Un colpo grave ad un comparto che in Veneto conta circa un migliaio di aziende impegnate seriamente nella produzione, e più di 600 tra trasformatori e importatori, come spiega Coldiretti. Un attacco durissimo alla credibilità di un settore in costante crescita su tutto il territorio nazionale.

“Dalle indiscrezioni raccolte emerge che le aziende agricole italiane siano non solo completamente scevre da responsabilità, ma vittime di queste frodi, facilitate dagli appetiti determinati dalla crescita dell’import cui purtroppo non ha seguito un proporzionale aumento dei controlli”, è il commento del nuovo presidente dell’Aiab, Alessandro Triantafyllidis. “L’eclatante frode smascherata dalla Guardia di Finanzia di Verona”, prosegue Triantafyllidis, “ha messo in luce delle debolezze del settore che Aiab ha più volte sottolineato. Innanzitutto il problema delle materie prime importate. In seconda istanza la farraginosità del sistema di certificazione e degli enti preposti a controllare i controllori. È infatti evidente che la crescita continua dei consumi e le grande vitalità del settore attirano gli interessi della speculazione e della criminalità”.

“Abbiamo in questi ultimi mesi collaborato con gli organi di vigilanza per smascherare queste truffe che, per sete di facile denaro, rischiano di compromettere l’impegno di aziende serie che hanno fatto del biologico un’eccellenza italiana”, ha commentato Fabrizio Piva, amministratore delegato di CCPB, ente di certificazione del biologico con in portafoglio operatori come Alma Verde bio, Orogel, NaturaSì e Coop.

[Fonte: veronasera.it, aiab.it, conipiediperterra.com Foto: conipiediperterra.com]

1 commento

  1. Dall’esame di tutti i documenti che interessavano le ditte coinvolte si è accertato che il volume di prodotti con falsa certificazione biologica è meno del 2,5% di quello prospettato dalla GdF, che si riferisce all’intera quantità registrata dalle ditte indagate, che risulta perdipiù frutto anche di fatturazione fittizia: non a caso agli arrestati vengono addebitati i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture e altri documenti inesistenti, la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

    Anche il valore dei prodotti accompagnati da certificati falsificati è nettamente inferiore a quello stimato la settimana scorsa: applicando le quotazioni di mercato odierne, arriviamo a fatica a 5 milioni di Euro (contro i 220 milioni di cui s’era parlato: anch’essi sono riferiti al
    volume d’affari complessivo delle società coinvolte, sempre gonfiato da operazioni inesistenti).

    È stato anche accertato che la frode si è protratta da ottobre 2007 ad agosto 2008 e ha riguardato esclusivamente orzo, mais e soia per mangimi, girasole, farro, 2 partite di frumento e delle mele da purea.

    Il perimetro della frode (che innegabilmente c’è stata, ma si palesa più come “frode fiscale” che come “frode biologica”), va assai ridimensionato.

    Ciò non basta a rasserenare le 47.658 aziende perbene e le oltre 300.000 persone che lavorano nel settore biologico italiano (che sono parte lesa e attraverso le loro organizzazioni stanno costituendosi parte civile nel processo), ma dà almeno la dimensione corretta.

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