La #serendepity ha portato Carlo Cracco senza fornelli su GQ

Carlo Cracco ha avuto il suo momento di #serendepity perchè sa sparare e sa guidare veloce. La serendipità è il suo periodo di leva militare (quella obbligatoria di decenni or sono) che ha effettuato nella Polizia di Stato.

Il quasi duro giudice di Masterchef ha un passato da forse duro a metà tra Charles Bronson, Starsky&Hutch e ovviamente il più nostrano Er Monnezza aka Tomas Milian.

Non lo sapevate? Tenete duro e leggete l’avviso garrulo di GQ, noto mensile per fashion victim

Lo chef ”stellato” abbandona i fornelli e diventa modello per un pomeriggio: è protagonista del servizio moda di GQ gennaio, in edicola. L’intervista e il video del backstage.

Ecco, l’ho detto. Carlo Cracco che ha fatto sospirare legioni di fanciulle gastro addicted e fatto girare i cog le scatole a truppe di uomini affamati già in preda ai contorsionismi delle loro mogli foodblogger alle prese con obiettivi, macchine fotografiche e soft box (sì, e non mi dite che foodblogger è un’accezione maschilista perchè volete mettere le foto a volo di Cucina SMS che si mangia gli spaghetti con il tonno o le riprese fast di CorradoT con l’accuratezza dalle fanciulle della gastrosfera?) ci ha preso gusto e si rimette davanti a un obiettivo.

Ma invece di girare Il trucido e la birra, Il giustiziere dei fornelli, Il braccio violento della cucina si è prestato a fare Ser(ende)pico  appena Lorenzo Sandano e Luciana Squadrilli hanno abbandonato il ristorante di Lucca dal nome esotico (che come ci ricorda è una parola che non esiste, anche se esiste un ristorante Serendepity 3 a NYC,  ma è  legato al neologismo serendipità – meglio nota come serendipity dall’omonimo film, a sua volta viene da Serendip, antico nome dello Sri Lanka – termine “indicante la sensazione che si prova quando si scopre una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un’altra” ).

Siamo abituati a vederlo con indosso il grembiule bianco, intento a prepare piatti ricercati per soddisfare i palati più raffinati. Carlo Cracco, tra i più illustri cuochi d’Italia, ha abbandonato per un giorno la sua consueta mise e ha vestito, per gioco, i panni del famoso poliziotto degli anni 70, Frank Serpico. E, in fondo, con la polizia lo chef ha avuto parecchio a che fare… Lo racconta lui stesso nell’intervista qui sopra, registrata durante il backstage del servizio di moda che trovate su GQ di gennaio, ora in edicola.

Riassumiamo il Cracco pensiero, che potete ascoltare nella video intervista del backstage, tutto improntato alla serendipità.

Fare delle foto non è che mi cambia la vita o che divento più bravo o meno bravo (…) Il resto lo faccio quando ce ne ho voglia, quando mi capita o per necessità a volte. Quello invece del cibo e di tutto quello che ruota intorno alla cucina è vita.

Tutto normale insomma. Chissà se Carlo Cracco, prima di approdare ai fornelli di Prada (sì, sì non vale ma lo diciamo lo stesso: Cracco veste Prada), si è impratichito con maglioncini girocollo e inseguimenti in auto durante il classico calendario Roma a padella armata  in cui hanno debuttato attori che normalmente fanno altro nella vita e che hanno conosciuto il loro momento di #serendepity.

P.S. Se la frase delle mogli e dei mariti è troppo old per descrivere la realtà attuale italiana, vi ricordo che stiamo parlando degli anni ’70 quando si discuteva di divorzio e la legge fu sottoposta a referendum!



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