Sangiovese Purosangue. Il Rosso di Montalcino va a Roma

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Bella iniziativa dell’Enoclub di Siena che porta a Roma una cinquantina di produttori di Montalcino; bella anche se periferica l’ubicazione a via degli Aldobrandeschi di Sangiovese Purosangue. Protagonista della due giorni enoica il Rosso di Montalcino recentemente assurto agli onori della cronaca per il mancato cambiamento del disciplinare di cui abbiamo gia parlato.

Molto interessante la presenza di alcuni rossi di Montalcino d’annata  con alcune chicche degli anni ’70 ed ’80 dalle cantine di Col d’Orcia, Baricci, Salvioni e altre. Molti esemplari della annata in vendita quest’anno, la 2010, mentre aumentano le cantine che preferiscono posticipare di un anno l’uscita del Rosso di Montalcino e quindi presentavano l’annata 2009, non tra le più fortunate.

La conferenza stampa ha avuto due momenti che mi sono sembrati un po’ deliranti. Il primo rappresentato da una lettera di Stefano Cinelli Colombini nella quale veniva manipolata allegramente la storia del Brunello di Montalcino, confondendolo con il generico Rosso di Montalcino prodotto nei secoli passati nel magico territorio, quasi a volere rimuovere il fatto che fu Biondi Santi il primo ad usare esclusivamente “sangiovese” per la produzione di un vino da lungo invecchiamento. Il secondo momento è coinciso con l’intervento di Gian Luca Mazzella, giornalista del Fatto Quotidiano: una filippica piuttosto autoreferenziale e a tratti confusa su quello che deve essere il Brunello di Montalcino, come deve essere prodotto, l’unica tipologia di brunello da conseguire (manipolando il pensiero di Giulio Gambelli che ho avuto la fortuna di incontrare e frequentare in assaggi all’Isvea di Poggibonsi). Non si deve tacere dei danni che alcune affermazioni possono portare in un territorio già devastato da incomprensioni tra i produttori e da un consorzio che  sta dimostrando una certa debolezza di idee.  Ma c’è anche Enzo Tiezzi che possiamo considerare il padre del Rosso di Montalcino per aver seguito le vicende che portarono all’assegnazione della Doc. Tiezzi ha rettificato le inesattezze presenti nella lettera di Stefano Cinelli Colombini, mentre l’enologo Maurizio Castelli ha indicato, spero anche all’ “estremista” Mazzella, che forse le proprietà hanno una responsabilità pari se non maggiore degli enologi nelle scelte aziendali. E che la conoscenza tecnica è di fondamentale importanza per produrre vini migliori ed esaltare il territorio da cui derivano. Invece di codificare come tradizionale alcuni difetti come capita spesso di ascoltare in giro.

Ed ecco i tre Rosso di Montalcino che metterei sul podio

Le Ragnaie

Rosso di Montalcino ’10. Bel colore rosso rubino intenso , naso ampio con note fruttate di ciliegia e marasca molto nitide. Ricca la fase gustativa con un tannino levigato. Buona acidità e bella progressione. Un vino importante dal finale molto consistente che da il segno della svolta in questa cantina.

Tiezzi

Rosso di Montalcino ’10. Cupo il colore , bella la vena fresca e fruttata con ribes e mora in primo piano. Decisamente belli gli equilibri gustativi con una bella acidità a sorreggere il buon peso estrattivo. Ottima la bevibilità ed il finale è succoso e di bella personalità.

Pietroso

Rosso di Montalcino ’10. Una leggera vena balsamica all’olfatto con note di eucalipto ci accoglie con una vena fruttata di ciliegia bianca e mora non matura. Bocca nervosa con una acidità scalpitante che lascia il tannino un po in evidenza e leggermente astringente. Grande la vivacità del finale e buona la persistenza.

(Lucio Cornelio Silla)

19 Commenti

  1. Dovevo andarci ieri, ma non ho fatto in tempo! Mi sembra sia stata na bella cosa, il rosso di Montalbano si merita un ruolo piu consono alle potenzialità di questo straordinario territorio… Il pietroso poi è uno dei miei preferiti…

    Interessante la riflessione di questo Silla (ma chi è?) finalmente uno che parla chiaro, ma senza scadere di tono. Avrei però gradito di piu un nome e cognome a chiudere!

    • ha risposto a Carlo Giovagnoli: Rosso di Montalbano? Critiche a nomi e cognomi da uno che non ha nemmeno il coraggio di firmarsi con nome e cognome? Questo non è parlare chiaro, è rimestare. E lascio ai lettori intendere cosa.

        • ha risposto a Carlo Giovagnoli: Ma perché dovrei credere che Mazzella ha fatto una filippica o Colombini non conosca la storia? Non mi sembra che ci siano argomentazioni in questo articolo. Ragazzi, questa si chiama invidia. L’enoclub di Siena si è fatto carico di una promozione non facile. Le informazioni da questo pezzo sono veramente scarse. 3 vini per 50 produttori? Tutti gli altri come sono? del 2009?

          • ha risposto a Gennaro Maglione: e perché dovrei credere che poi quei tre vini sono buoni? Chissà cosa c’è dietro? Dai non scherziamo, c’è un giudizio, giusto o sbagliato, ma c’è!

        • ha risposto a Carlo Giovagnoli: Io osservo, non critico. Ma il dubbio che ragnaie, tiezzi o pietroso siano da podio dopo un giro di critiche per rimpolpare un post mi viene. Forse sarebbe stato meglio che l’anonimo estensore avesse fatto capire cosa è la manifestazione o i vini o meglio entrambi. Così sembrano sassolini. Non ha avuto un palco adeguato?

  2. Aggiungo solo che mi spiace non aver partecipato per due ragioni: assaggiare Salvioni che mi piace molto e fare la pace con Gian Luca Mazzella.

  3. Regà vabbe che Mazzella sarà Mazzella, ma mo’ basta cos sto Mazzella (che non insegna più comunque, aveva scritto). Ho visto la lista delle aziende presenti e penso che sia assurdo mettere solo questi tre vini come scelta. E poggio di sotto? E Le chiuse? E se volete dico altri nomi? Mah

  4. i tre vini segnalati sono quelli che piu mi hanno incuriosito e sono del 2010; c’erano altri vini molto interessanti ma gia recensiti sulle guide pubblicate ques’anno; una scelta minimalista forse ma interessante; le ragnaie mi ha colpito perche negli ultimi 2 anni l’azienda sta migliorando moltissimo e volevo mettere l’accento su questo; tiezzi per ora aveva dato cenni di risveglio dopo un lungo letargo sul brunello vigna del soccorso, mentre il brunello diciamo annata ed il rosso erano di solito molto al di sotto dello standard accettabile. Questo rosso indica che l’azienda sta crescando anche sui vini semplic:i è un fattore importante. Pietroso fa vini piuttosto particolari non muscolari talvolta semplici ma estremamente godibili; il rosso 2010 non è semplice è piu grasso del solito ma ha grande bevibilita. Spero che i presenti abbiano finito tutte le bottiglie del rosso di montalcino 2007 poggio di sotto; semplicemente straordinario, ma gioca un campionato diverso.

    • ha risposto a luciocorneliosilla: va bene… Ma cosa ne pensi degli attacchi di Mazzella su FB? Mi sembrano precisi e circostanziati verso di te? Io ho gradito il tuo articolo, meno non sapere con chi ho a che fare. Il tuo ragionare sarebbe stato molto piu incisivo con un nome in calce 😉

      • ha risposto a Carlo Giovagnoli: io penso che non fa senso continuare a rivangare ‘sta storia specie su questo spazio filo cernilliano…. vedi che il Silla poi alla fine fa meglio se parla di vini… e comunque mi fa ridere pensare che proprio un paio di anni fa lessi un articolo che parlava di Le Ragnaie sul Fatto e indovinate chi era l’autore? Eh il vino poi mette tutti d’accordo… baci e abbracci! E poi a s’to punto, se Mazzella ha reagito vuol dire che ha letto scatti… e perché non ha risposto qua? boh

  5. Divertente e gustoso questo post. Spero che venga fatto notare a Stefano Cinelli Colombini, Grande Manipolatore che nottetempo si introduce in luoghi oscuri per taroccare premi, documenti e lettere autografe con l’abilità di un falsario eccezionale.

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