A regola d’arte. La pubblicità è vera: pesce senza sporco, finalmente

Tempo di lettura: 5 minuti

Scena interno giorno. Una coppia di belli-ma-non-appariscenti è seduta a tavola, in una cucina a “vista” come si usa nelle case moderne. La ragazza, con voce roca ed un po’ sensuale, risponde al suo compagno che la tenta con domanda trabocchetto e sguardo marpione “Vediamo se indovini come è fatto…” Cosa come è fatto, cosa?! Il pesce, dai! Guardi troppo la Littizzetto alla tele, guardi. Ma se la squinzia non l’assaggia nemmeno… il pesce!

La signorina infilza con la forchetta un nanoboccone che le consente di parlare immediatamente (e hai voglia tu di ripetere fino alla nausea alla prole che non si parla con la bocca piena) ed iniziare un’analisi all’Ispettore Barnaby mentre il cameramen, in piena sindrome della taranta, zooma a destra e a sinistra rivelando una cucina linda, pulitissima, asettica, bianca e acciaio, senza una pentola sporca che sia una, con gli immancabili 2 vasetti Ikea e una bottiglia di vino bianco, senza etichetta, che evidentemente qualcuno si è dimenticato di portare a tavola.

E il verbo si spiega.

“La cottura è perfetta”: maaa daaaai, spiegami come hai fatto a capire la tecnica di cottura e poi sottolineare che è perfetta se non l’hai neanche assaggiato, il pesce appunto.

“La cucina è pulita..” e ci credo io! Ti sta servendo un pezzo di pesce che ha visto la pescheria solo alla televisione! Niente carte bianche che avvolgono, niente sacchetti di plastica che proteggono, niente squame, niente budelle, niente lisca centrale, niente testa, niente sangue e niente spine assortite. Potrebbe essere qualsiasi cosa! Anche un filetto di pesce, appunto.

“… e non ci sono odori in cucina. Secondo me l’hai cucinato a regola d’arte!” Ah ecco, ma come ho fatto a non capirlo!! “Cucinare a regola d’arte e senza odori” era il tema di Identità Golose di quest’anno. Al convegno c’era la gente che si spintonava per entrare, neanche ci fosse una lezione di Cracco con frustata finale.

E il cuciniere, tutto compiaciuto, credendosi il John Holmes delle leccarde, acchiappa il complimento con una faccia da pesce lesso. E mi auguro che esistano delle scene tagliate nelle quali il gentiluomo si alza per versare un po’ di vino alla dama foodies. Ricordo che a tavola le signore non dovrebbero mai versarsi né acqua né vino. Educazione vittoriana docet.

Ma se voleva far colpo sulla moretta perchè ha aquistato un forno da 90 cm e speso migliaia di euro per una cappa che accoglie una turbina della General Electric?! Per cucinare pesce incartato?

Ma portala da Alajmo, falle fare un weekend a Portofino, comprale un diamanteèpersempre ma non spendere in attrezzatura di cucina. Credimi. Investimento infruttifero. Ti sei reso conto vero? Guarda, dammi 5′ che recupero la mia ape car modificata e ti libero dall’imbarazzo.

Cucinare senza odori e senza sporcare… è come far l’amore dopo essersi incartati con la pellicola trasparente. Tutto il corpo e con le braccia abbassate. Ho detto pellicola trasparente, non lattice nero.

Il pesce deve saper odore da crudo e da cotto e lo devi toccare con le mani, dentro e fuori. Il pomodoro che utilizzi deve profumare e farti venir voglia di dargli un morso un po’ sbrodoloso, direttamente dal fruttivendolo. Il limone bio deve avere la scorza spessa, come se fosse un cedro: un limone maggiorato insomma. E la foglia di basilico deve essere un po’ voluttuosa, quasi carnosa, mentre quella di prezzemolo deve guardarti un po’ maliziosa, come se volesse inserirsi dappertutto… il sale deve sapere di sale e il pepe appena macinato deve strapparti uno starnuto ed un sorriso. E visto che lo zenzero viene considerato afrodisiaco ci si immagina faccia quello che racconta la leggenda metropolitana.

E mentre cucini, chinando appena il capo, un ricciolo birichino deve sfuggire dai capelli raccolti, scendendo sulla fronte, e a qualcuno deve venir voglia di baciarti il collo.

E quando metti insieme questi ingredienti, tutti insieme, devono suonare come una sinfonia. L’avete mai sentita una sinfonia muta, una sinfonia senza odore?

Cucina pulita e senza odore. Cucina senza passione. “L’onanismo in cucina”, prossimamente in tutte le librerie. Ovviamente ho provato il pesce in cartoccio, iniziando con un atto tipicamente femminile: leggere le istruzioni.

Forno ventilato a 170°, fatto.
Appoggiare congelato sulla leccarda e mettere in forno, fatto.
Dopo dieci minuti girare il cartoccio, fatto.
Dopo altri dieci minuti fine cottura. Il sacchetto, gonfio, và agitato e non shakerato, aperto sul lato corto con l’ausilio di una forbice e fatto scivolare sul piatto di portata. Occhio alle ustioni.
Fatto tutto, scottatura compresa (ma io mi faccio male sempre, non fa statistica).

Odore non ce n’è, si sente un sentore strano di sacchetto, tra il plasticato e il metallizzato. Gusto, poco. Anche il pomodoro sa di poco, il prezzemolo in effetti potrebbe essere spinacio o platano. In compenso si sente e si vede l’addensante usato per la salsa, che nella lista degli ingredienti dovrebbe essere contemplato alla voce “amido di riso”.

Confesso che nell’attesa mi ero consolata con una birra artigianale doppio malto 7° che potrebbe aver obnubilato appena il giudizio. Insomma, sono una cuoca non sono una santa. Ma, al di là di ogni ragionevole dubbio posso affermare che per una volta tanto la pubblicità ha ragione: niente odore, niente sporco. E nient’altro.

A questo punto ho fatto una cosa rivoluzionaria, quasi al limite della decenza: ho cucinato del pesce, preparando una zuppa di mare con tanto di ola da parte degli spasimanti di Agata. E non contenta ci ho messo anche i passatelli. Non ora, fra qualche giorno: sarà una sorpresa dentro la sorpresa. Oltre alle nuove ricette preparate per i corsi e per gli abbinamenti.

Perchè è meglio vivere di passione che di compassione. Anche in cucina.

(Anna Maria Pellegrino)

5 Commenti

  1. allora aspettiamo con ansia il seguito. Io non capisco i piatti “pronti” che costano più di un piatto normale, impieghi lo stesso tempo (più o meno) a cucinarli ma senza nessuna soddisfazione nè per la carne nè per lo spirito.

    Lo ammetto, una volta tanto tempo fa, ho provato un risotto liofilizzato, e non era neanche da buttare. Ma ho promesso di non rifarlo e sono anni che la promessa viene mantenuta

      • Anche a me succede di trovare buste di cose liofilizzate in dispensa…soprattutto quando mi capita di star via un paio di giorni per lavoro e allora la prole si vendica: risotto allo zafferano in busta e sofficini 😉

  2. Anna Maria, sei MA-SO-CHI-STA! 😀 Oggi, a proposito di pubblicità, pensavo ai povei bambini che mangiano i sughi”Piccolini”.. Dovremmo salvarli da questi cibi assurdi propinatigli da mamma “distratte”. 😉 Ma che cavolo ci vuole a fare un sughetto con qualche verdurina e un po’ di ortaggi? Un quarto d’ora al massimo!!! E andiamooooooooooooooooo…

  3. Brava Ornella! ma sai che pensavo anch’io l’altra sera ai “piccolini”? Mamma giovane e bella e mora che costringe al lavoro minorile bimbi vicini d’età e splendidi (biondi, per cui si presume un papà normanno) e tutto questo per un piatto di pasta?! Suvvia ;D

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui