Bufala e Wine Wedding a Roma. Tressette con il morto congelato

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Un matrimonio da non perdere. Così recita l’invito della fresca iniziativa del Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana che cerca l’abbinamento perfetto tra latticini e vini di ognuna delle regioni italiane. Una batteria di “qualificazioni” per selezionare i vini che parteciperanno alla finale di Napoli per suggellare il matrimonio perfetto.

Un gioco divertente che vuole unire due passioni e due bandiere italiane in un calendario ricco di appuntamenti. A Roma teatro delle operazioni è stato il Ristorante 25.

Selezione di vini laziali con 13 etichette gestite da un gruppo di appassionati che le ha degustate per portare alla finale il campione laziale.

Il gioco a quattro tra mozzarella e vino, purtroppo, si è trasformato in un solitario o, visto che provavano a dialogare anche degustatori e piatti sfornati per l’occasione, in un tressette con il morto. E il morto, paradosso dei paradossi, è stata proprio la mozzarella di bufala. Quella che il Consorzio ha inviato al 25 di Roma era semplicemente inesistente, irricevibile, soprattutto se si considera il fine promozionale della serata.

Nonostante questa defaillance di non poco conto, che avrebbe consigliato l’annullamento della competizione e la vittoria a tavolino 2-0 del vino, gli audaci degustatori hanno proseguito provando ad immaginare quale sarebbe stato il risultato dell’abbinamento con una mozzarella di bufala vera, fresca, grassa, suadente. La vittoria alla fine è andata all’Alborea di Casale Certosa.

Che la partita fosse iniziata maluccio lo si era capito al primo sguardo. Ma come è possibile mandare ad un così impegnativo confronto bocconcini minuscoli fatti a macchina? Al Consorzio non considerano migliori i grandi formati o, almeno, quelli medi da 500 grammi?

Poggiati nei piattini non hanno retto l’iniziale confronto con le bollicine laziali e sono praticamente scomparsi rendendo ancora più ingiustificabile l’assenza di un rappresentante del Consorzio che avrebbe potuto mettere almeno una toppa a colori o chiedere alla commissione di ripresentarsi quando la mozzarella poteva dichiararsi tale.

Invece, la difesa l’ha assunta Paolo Mazzola, esperto di birra e di vino, che ha rincuorato alcuni dei presenti: “Pensate che 3 anni fa questo consorzio vendeva la mozzarella congelata”.

Capito i passi da gigante compiuti?

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