Eataly. Impara le regole dell’ottimismo di Oscar Farinetti dalle Invasioni Barbariche

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Avrete sicuramente ascoltato l’intervento di Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, a Le Invasioni Barbariche di Daria Bignardi su La7. In mezz’ora circa, l’imprenditore del gusto, che era in studio con Paolo Rebuffo, analista finanziario e blogger, e Sergio Bellavita, sindacalista Fiom, ha chiarito l’Eataly pensiero snocciolando regole e numeri della sua visione ottimista.

Innanzitutto, cos’è Eataly. Non un supermercato di lusso ma un’ambaradam. Avete capito bene: non iniziate a fare i filosofi o i contestatori nutriti dai distinguo. Eataly è quello che pensate, ma anche altro. Chiaro come il sole che Farinetti per arrivare a Eataly Roma transita per via dell’Amba Aradam, scavalla le Terme di Caracalla e punta la Piramide Cestia. In attesa che gli finiscano il suo Quartier Generale sarà sull’Aventino.

Eataly Roma, restiamo alla Capitale, sarà il più grande Eataly del mondo, si estenderà su 20mila metri quadri, conterà 18 (di-ciot-to) ristoranti, 40 aree xxx, 8 aule didattiche.

Riuscirà Eataly ad attrarre più turisti a Roma? Il Colosseo ne attira 10,5 milioni all’anno. Niente rispetto ai 33 milioni di Londra e ai 47 milioni di Manhattan. Che non ha nemmeno Michelangelo e la Cappella Sistina, nota giustamente Farinetti.

Eataly Roma è dedicato a un concetto metafisico, la bellezza, come già accaduto con gli altri Eataly. Quello di New York è intitolato al mybe, il dubbio sulla certezza. Che in soldoni si traduce in tre regole:

  1. Il consumatore non ha sempre ragione
  2. Nemmeno Eataly ha sempre ragione
  3. Da questo dubbio nasce l’armonia tra Eataly e cliente

Speriamo che l’architetto stia facendo un buon lavoro alla Stazione Ostiense per offrire il giusto tributo alla bellezza. I ben informati dicono che tutto procede velocemente, forse non si aprirà ad aprile (21, Natale di Roma) ma sicuramente prima dell’estate. Sembra che ci sia (stata?) qualche difficoltà a posizionare le scale mobili. Niente ascensori per non perdere la visuale su 20 mila metri quadri di cibo?

Oscar Farinetti è estimatore di Sergio Leone. Già sento le grida di giubilo. La sua è la generazione figlia dei film del regista, quella che tra Clint Eastwood e Lewe Van Cleef sceglieva il buono. Che se però si trovava davanti 11 bastardi metteva mano alle pistole. Ne discende che Se un uomo con un supermercato incontra un uomo con i baffi che ha Eataly è un uomo morto (cit.). E questo anche se non ha prezzi di discount con buona pace del Sergio sindacalista.

Le regole dell’imprenditore ottimista Oscar Farinetti (che non vuole essere preso per pazzo solo perchè vede con sguardo positivo la vita) sono:

  1. Guardare sempre dove gli altri sono migliori di me e cercare di imparare 
  2. Guardare dove sbaglio per non ripetere più quegli errori
  3. Cercare di comportarmi bene (come ha insegnato il padre)

Stampatevi questi a caratteri cubitali sulla vostra agenda (anche elettronica)

Devi vedere il guadagno come la possibilità di fare sviluppo.

Se non l’avete capito sappiate che a Eataly non si distribuiscono utili o profitti.

Secondo me un imprenditore che in questo momento storico distribuisca utili è un pazzo.

Avete sognato di lavorare ad Eataly soprattutto ora che a Roma assumeranno centinaia di persone? Sappiate che 1/3 dei guadagni vanno ai dipendenti e ai collaboratori sotto forma di Quindicesima. Muovetevi con i curriculum.

Ma fate attenzione. Oscar Farinetti è convinto che l’Italia possa farcela ad uscire dal pantano in cui sta annaspando se faremo come la Grecia nel V secolo a.C., non quella di adesso. Semplificando bisogna fare come ai tempi di Pericle: prendere i migliori e mandarli a fare la Polis. Vi state chiedendo cosa significhi essere i migliori al tempo di Eataly? Essere galantuomini. Vale per dirigere (e qui ci sta il ringraziamento con la bandiera), vale per stare al banco.

E se siete sulla stessa linea catastrofista dell’analista finanziario e blogger Rebuffo, che avvicina i 20 mesi della tragedia greca (attuale) con la sequenza governo tecnico, destrutturazione Paese, deresponsabilizzazione della classe politica cialtrona, aumento tasse (deglutite), annotate quest’altra regola farinettiana:

Lamentarsi per 5 minuti e per 50 minuti pensare a come risolvere i problemi.

Il cibo e il gusto sono elementi italiani forti (a proposito, Eataly tiene corsi gratuiti per insegnare a cucinare piatti ricchi con ingredienti poveri e ad essere felici con il boga a 3 € al chilo anziché con il branzino a 40 €) e Oscar Farinetti invita a fare bene in Italia dove 6 mesi di buongoverno potrebbero triplicare le esportazioni agroalimentare e raddoppiare il turismo in Italia che rappresenta lo 0,4% del mondo in termini di superficie e l’1% per popolazione.

Più che di panza, queste sembrano questioni di testa per guardare il futuro prossimo venturo con un po’ di ottimismo.

8 Commenti

  1. io trovo che sia una politica perfetta tutto ciò che ha detto dalla Bignardi… Il Farinetti pensiero è davvero ciò che ci serve….. Rimboccarsi le maniche, sorridere… essere positivi contando sul nostro valore…. speriamo che faccia proseliti , sono stufa degli uccellacci sulla nostra testa…

  2. Plaudo al Farinetti pensiero.
    Non avevo mai sentito un imprenditore precisare che:

    1°- il dubbio deve prevalere sulle certezze e può generare armonia, sviluppo, condivisione, innovazione.

    2°- l’imprenditore è un privilegiato. Chi eredita un’impresa lo è ancora di più. Deve cercare di farsi “perdonare” i privilegi avuti.
    Come? Sviluppando, con le sue capacità l’azienda. Con umiltà. Pagando le tasse che sono giuste nella misura decisa dagli stati e dei cittadini. Privilegiando l’aspetto sociale su quello egoistico personale.

    3°- proponendo l’abolizione o il ridimensionamento di parole che s’intendono in modo tassativo e non consentono la “giusta misura”, come il federalismo, l’etica e altre.

    Queste persone, queste opinioni, a mio avviso, dovrebbero godere di amplia risonanza perché permettono di concepire un nuovo modo d’intendere la politica industriale d’attuare in cui appare evidente che il fine non è (soltanto) l’arricchimento personale o societario ma che si deve coniugare con una giustizia sociale e una solidarietà attiva.

  3. Che bella persona! vorrei tanto poter parlare con lui per 2 minuti in forma privata per vedere se davvero esiste ancora al mondo gente che e’ quello che dice di essere! Gia’ ma e’ UTOPIA ……o magari no chi lo sa !!!!!!!????

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