Le arance di Rosarno che imbarazzano la Coca ColaTempo di lettura: 2 min

Coca Cola non vuole più le arance di Rosarno. La conferma arriva dal quotidiano inglese Independent che rivela: il colosso del beverage sta disdettando i contratti con le aziende di trasformazione degli agrumi nella terra che è stata teatro, negli anni scorsi, di scontri tra popolazione locale e immigrati.

Motivi di immagine alla base della decisione e il pensiero va a questa terra di ‘Ndrangheta, tristemente famosa anche per le condizioni di povertà estrema degli immigrati impegnati nella raccolta stagionale delle arance (a 25 euro al giorno cui vanno sottratti i 2-5 euro/giorno versati per essere accompagnati da e al posto di lavoro) ai quali da questa partenza non verrà niente di buono. Come nulla di buono può attendersi questa terra dalla decisione di Coca Cola di non avvalersi più della principale risorsa del territorio.

A lanciare l’allarme è stato il sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi, da tempo impegnata nel tentativo di rendere più umane le condizioni di vita dei lavoratori extra-comunitari e sotto protezione essendo stata più volte minacciata dalla criminalità organizzata. “Sarà un danno devastante” per l’economia locale, ha commentato il primo cittadino di Rosarno.

La decisione sarebbe stata presa a seguito di un’inchiesta del periodico The Ecologist dove le condizioni di sfruttamento dei lavoratori stagionali di Rosarno viene collegato con  i prezzi stracciati pagati per il succo d’arancia alle aziende di trasformazione locale, circostanza che spingerebbe i proprietari di agrumeti a sottopagare a loro volta i braccianti extracomunitari. Di qui la decisione di Coca Cola, grande acquirente di agrumi del territorio (della Fanta venduta in Italia viene sbandiero il 100% di fornitura italiana) di prendere le distanze da Rosarno.

“Boicottiamo le multinazionali che sfruttano i lavoratori”, è l’invito di don Pino De Masi, responsabile di Libera di Piana di Gioia Tauro. Forse l’unica risposta possibile considerando l’indifferenza ostentata finora dalle grandi aziende che acquistano gli agrumi nel territorio. Basterebbe che pagassero le arance utilizzate per il concentrato 15 centesimi al chilo, anziché i 7 di rito, spiega a The Ecologist Pietro Molinaro, presidente di Coldiretti Calabria, per  evitare di creare le condizioni di partenza dello sfruttamento dei braccianti. Aziende alle quali l’anno scorso Coldiretti Calabria ha scritto per sensibilizzarle sulla necessità di praticare prezzi congrui ai fornitori locali. Con nessuna risposta.

“Siamo sostenitori dei diritti umani e dei lavoratori”, ha fatto sapere Coca Cola che assicura di essersi accertata che il suo fornitore italiano rispetti le normative sul lavoro e di non poter controllare l’intera supply chain.

Nel dubbio, si ritira dal terreno minato di Rosarno. Che da oggi avrà un problema in più.

[Fonte: corriere.it, ilmessaggero.it, theecologist.org]

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui