Coca Cola e Pepsi, dietrofront sul caramello. Via il colorante dalla ricetta

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Coca Cola cambia colore, ma solo in America. La multinazionale ha deciso di modificare la sua ricetta abbassando il tenore di 4-metilimidazolo, il colorante che lo Stato della California ha incluso nella lista delle sostanze cancerogene e che già da tempo l’OMS ha inserito nell’elenco delle 249 sostanze che possono provocare il cancro nell’uomo.

L’azienda (e con essa anche la concorrente Pepsi) era a un bivio: cambiare una ricetta rimasta immutata per più di un secolo, oppure apporre sull’etichetta l’avvertenza “può provocare il cancro”. Un’opzione che si sarebbe rivelata devastante per le vendite. Di qui la decisione di cambiare marcia, riducendo il contenuto di 4-MEI nel caramello utilizzato per colorare la bevanda. “Negli anni abbiamo aggiornato i processi produttivi ma non abbiamo mai alterato la nostra formula segreta”, ha detto un portavoce della Coca Cola, “ma questa non avrà alcun effetto sul sapore”. Ora la palla passa ai produttori di caramello che riforniscono le due multinazionali.

La modifica, partita dalla California e diffusasi in poco tempo nel resto dell’America, non ha però varcato l’oceano. L’allarme non ha infatti contagiato l’Europa dove la britannica Food Standards Agency (FSA) ha fatto sapere che dentro i confini del Regno Unito la bevanda rimarrà inaltera. “L’EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) si è occupata recentemente del colorante 4-MEI e ha concluso che non rappresenta un rischio per gli essere umani”, ha dichiarato un portavoce della FSA. “Basandosi sulle evidenze disponibili la presenza del colorante 4-MEI nei coloranti non desta preoccupazioni”. La stessa FDA, l’americana Food and Drug Administration, ha precisato in merito che “un consumatore dovrebbe bere più di 1.000 lattine al giorno per raggiungere le dosi che nelle ricerche di laboratorio hanno causato il cancro nei topi”.

Non la pensano così in una California molto attenta ai temi della sicurezza alimentare e capace di contagiare mezzo continente nella sua crociata contro il caramello. E così Coca Cola si è piegata alle ragioni dei consumatori al punto da accettare l’idea di intervenire su una formula di successo, rimasta immutata dal 1886, con la sola eccezione della New Coke, la versione dolce della bibita messa sul mercato nel 1985 dall’azienda, che si è vista però costretta a ritornare tre mesi dopo sui suoi passi e a riproporre la ricetta originale.

Intanto l’Europa resta a guardare e con toni rassicuranti le autorità statali che vigilano sulla sicurezza alimentare del Vecchio Continente fanno sapere che il marrone, il colore conferito dal 4-MEI e largamente utilizzato in bibite, prodotti da forno, zuppe, salsa di soia, birra scura e dolci, non rappresenta un problema al di sotto di una soglia considerata potenzialmente pericolosa. Soglia che per l’Oms è di 200 mg di 4-metilimidazolo per ogni chilo di colorante, limite purtroppo non raramente superato in alcuni prodotti come le caramelle.

In Italia l’Unione Nazionale Consumatori è sul piede di guerra: “È urgente fare chiarezza sul caramello presente nelle bibite commercializzate in Italia”, ha detto il segretario generale dell’associazione Massimiliano Dona che ha chiesto al ministero della Salute di pronunciarsi sulla questione. “Il colore nero di alcune bibite”, spiega Agostino Macrì, responsabile per la sicurezza alimentare dell’UNC, “è dovuto all’aggiunta del caramello che si ottiene con un particolare trattamento termico dello zucchero: ne esistono quattro tipi di differente composizione chimica e recentemente l’EFSA ha definito le dosi accettabili giornaliere di ognuno. Tuttavia  nelle etichette dei prodotti commercializzati sul mercato è indicata di norma la presenza di un solo caramello senza specificare di quale dei quattro si tratti”.

[Fonte: dailymail.co.uk helpconsumatori.it Foto: dailymail.co.uk, saporiericette.blogosfere.it]

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