Se discutiamo di prezzi al ristorante, in quello più caro spendi 185 €

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Sto cercando di capire dov’è la bufala. Libero nella sezione viaggi annuncia che il ristorante più alto e più caro del mondo è il Ritz Carlton di Hong Kong. Al centoqualchecosa piano di un fighissimo grattacielo che guarda fiumi, mari, baie puoi provare la stessa esperienza del Cube di Milano che si deve accontentare di una decina di piani (-) e del selciato di Piazza Duomo (-) e del Duomo stesso (+). Già pregustavo la stoccata al manovratore di codesto blog multipersonale che era salito a guardare la madonnina ad altezza occhi, quando ho capito che avevano tirato un brutto scherzo ai poveri naviganti in cerca di notizie con la “ooooooooooohhhhhhhhhhhhhh” inclusa.

Il famoso chef Peter Find, originario della Germania che aveva sperimentato numerose tavole stellate prima di approdare nella magnifica baia a 420 metri sul livello del mare, non proponeva il suo personalizzatissimo menu a massimo 12 persone al terrificante costo di almeno 1.900 croccanti dollari (circa 1400 €) a cranio (tasse incluse), bensì a 8 commensali (massimo come forse si desume dal numero delle sedie ammesse intorno alla Chef Table) propone un menu – sempre personalizzato – con portate variabili da 8 a 12 (meno male, ci sta questo 12) alla cifra di:

HK$ 14,000 + 10% (HK$ 1,750 + 10% per person)

Io, che ho come Zocca (e Monica Maggio) massimo punto di lontananza plausibile per una due ruote spinta ad energia umana, non ho dimestichezza con il cambio valute, e nemmeno ricordo quanto costasse Topolino prima dell’avvento della moneta unica, ho inserito in un convertitore il prezzo a persona indicato dal comunicato stampa dell’hotel e, zac, è uscito il corrispettivo in moneta conosciuta: 170, 29 € + 10%, circa 185 €.

Se salite su un roof garden di un a noi ben più noto chef tedesco non dovreste stare molto lontano… Sì d’accordo non sei a 420 metri sul livello del mare, al massimo del fiume. Ma mi volete ora spiegare perché bisognerebbe andare dall’altra parte del mondo per mangiare così in alto e caro?

L’ho scoperto da solo leggendo il comunicato: interattiva esperienza di cena in cui Find è intorno al tavolo con minimo altri 3 chef della brigata che spiegano nel dettaglio gli ingredienti e i metodi di cottura e spronano i commensali a fare domande e a dare giudizi. E come se non bastasse un sommelier può anche consigliare i vini da abbinare al menu scelto! Peccato che in Italia tutto questo non avvenga…

Ora, assodato che 185 € a persona sono un bel prezzo, a quanto fissate l’asticella per dire che un ristorante è costoso? E quanto deve chiacchierare lo chef per giustificare un prezzo elevato?

8 Commenti

  1. Il menu degustazione da Beck (è lui citato, giusto?) costa 190 euro quindi sarebbe più costoso, non so quanto alto.

    Ristorante caro = troppo costoso per quello che offre

  2. “Peter Find con altri 3 chef spiegano nel dettaglio gli ingredienti ed i metodi di cottura”
    Già questo,per me,è eccezionale.Ma non finisce qui.
    “Peter Find sprona i commensali a fare domande e dare giudizi”
    Questo per me vale il viaggio!

    Siamo lontani,come dice il Guardiano,da simili comportamenti.
    Bellissimo articolo!

    • Ci sono i puntini sospensivi su quella frase. Forse la particolarità è che sono in 4 ma anche in Italia spiegano e ti chiedono com’è andata.

      • Ho voluto sottolineare un aspetto dell’articolo che reputo importante anche in altri ambiti.
        I puntini io li ho interpretati come una critica ai nostri ristoratori che
        esaltano questo aspetto del pranzo come fà Find.
        Ritornando al tema io prima di tutto voglio mangiare bene poi vengono
        le”chiacchiere”.
        E l’asticella “ideale” è,per me,quella fissata dal sig. Federico Cerciello
        nel suo locale la Taverna del Pescatore.(quì recensita)
        Allontanandoti in giù o in sù e,tenendo conto di altre variabili,varia il mio grado di soddisfazione
        come cliente di un ristorante.
        Peter Find ,cmq , sembra innovare uno dei tanti aspetti della ristorazione,
        enfatizzando il rapporto con i suoi “ospiti”.
        Lodi a Cerciello ed a Find

    • Quotissimo. Sintetico che mi si raffredda o mi si riscalda il piatto (per non parlare del vino nel bicchiere e del sommelier che vuole a tutti i costi prendere in esame l’annata nell’area…)

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