Pasta di camorra e lavoro nero nel vino. Gragnano e Vinitaly indagatiTempo di lettura: 3 min

La città della pasta, Gragnano, commissariata per camorra. La città del vino in questi giorni, Verona, sotto la lente di ingrandimento della Guardia di Finanza. Infiltrazione mafiosa e lavoro nero. Situazioni diverse che pesano in maniera diversa con tutti i distinguo del caso ma che hanno un solo comune denominatore: le irregolarità.

A Gragnano il Comune è stato sciolto su proposta del Ministro Annamaria Cancellieri. Il sindaco Annarita Patriarca aveva già rassegnato le dimissioni poichè il marito Enrico Martinelli, a sua volta sindaco di San Cipriano d’Aversa, era stato arrestato il 13 marzo per il sospetto di essere colluso con il clan dei casalesi. Il Fatto Quotidiano ricostruisce gli esiti di un’inchiesta del novembre 2011 della Dda di Napoli: A Martinelli sindaco arriva un pizzino del boss omonimo in cui si fa riferimento ad un appalto di 11 milioni di euro nel comune di Gragnano. Un macigno sulla città della pasta che ha nel sindaco Patriarca il vice presidente del Consorzio Pasta di Gragnano Igp. Un duro colpo di immagine per il consorzio e per il suo presidente Giuseppe Di Martino, infaticabile ambasciatore dell’oro cittadino e proprietario del gastro-cool Pastificio dei Campi, che si è battuto per l’ottenimento dell’Igp (strada ormai in dirittura di arrivo) per la pasta di Gragnano e che spesso ha avuto a suo fianco proprio il sindaco Patriarca. Con lei aveva simbolicamente spezzato gli spaghetti per inaugurare la terza edizione della festa dedicata alla pasta suggellando l’unione di intenti tra territorio, comunità e realtà produttiva. Un presagio il titolo della kermesse, La Follia della Pasta, che aveva visto sfilare artisti e chef di primo piano ma soprattutto uno sberleffo per l’imprenditore più conosciuto dai gourmet pastofili grazie al suo sistema di tracciabilità del grano che garantisce la qualità. Come ventilava lettera43, la Commissione d’Accesso “ha tentato di vederci chiaro sul presunto connubio tra fusilli e omicidi, rigatoni e malavita: 280 formati di pasta, un volume di affari da milioni di euro, il marchio Igp che l’Unione europea sta ormai per concedere: a Gragnano la centralissima via Roma fu allestita cento anni fa in modo tale da intercettare il vento e asciugare così al meglio i dorati filari di grano-duro stesi al sole”. Il timore di un possibile ripensamento della Commissione UE non è immaginabile anche se qualcuno paventa ripercussioni per le ingenti somme pubbliche spese proprio per la festa della pasta. Incrociare le dita e sperare in rapidissimi chiarimenti è d’obbligo in queste situazioni.

Ma se Sparta piange, Atene non ride. Nel Nord Est, alla città della pasta si contrappone quella che una volta ogni anno diventa simbolo del vino italiano, Verona. Al Vinitaly è arrivata la Guardia di Finanza che sembra essere diventata il simbolo di una ritrovata voglia di legalità. A porte ancora chiuse, l’attenzione delle Fiamme Gialle non si è appuntata sugli scontrini dei bar e dei ristoranti che, come ormai insegnano le statistiche da Cortina a Roma e Milano aumenteranno di ottime percentuali che nemmeno l’investitore di borsa più incallito spererebbe, bensì sull’allestimento degli stand. E cosa ti hanno scoperto come racconta l’Arena, seguita dal Fatto Quotidiano e riportato in serata anche dalla blogosfera specializzata? Che negli stand si lavora in nero tant’è che molti lavoratori (si presuppone non in regola) si siano volatilizzati lasciando vuoti gli spazi. I controlli sarebbero stati disposti per gli eventi e le fiere dopo l’incidente del palco per il concerto di Laura Pausini. Scontata la collaborazione dell’ente fiera, come ha ribadito il direttore generale Giovanni Mantovani, anche in una maxi operazione come questa che mai si era vista al Vinitaly. La differenza tra operai al completo e operai con Guardia di Finanza che controlla è elevata: -60%. Ma d’altronde, spiega un allestitore, un operaio regolare costa 18 € l’ora, uno irregolare solo 5. L’equivalente dell’aumento percentuale degli scontrini.

Insomma, se a Gragnano la pasta ha preso un brutto sapore, a Verona il vino ha un brutto colore. Il sindaco Flavio Tosi avrà qualche altro grattacapo oltre all’ordinanza anti kebab che è saltata nello stesso giorno dei controlli al Vinitaly.

2 Commenti

  1. Tanta irregolarità nel lavoro dello spettacolo deriva da una totale carenza legislativa a riguardo per cui purtroppo non esiste nn contratto nazionale della categoria che ne comprenda le problematiche e le esigenze.
    Il lavoratore in questione lavora ad orari differenti e nn tutti i giorni ma il contratto a cui é legato é il trasporto che regola l’orario del personale come se fosse un porta valige delle stazioni del 1800.
    É assolutamente inesatto quanto dichiarato un lavoratore assunto per montaggi di fiere nn ha un costo di 18 euro ad ora ma il suo costo si assesta sui 14 euro.
    In questo tipo di lavori la commissione viene data a poche ore dalla manifestazione e di conseguenza se l’azienda nn é ben strutturata diventa difficile con le tempistiche burocratiche assumere altri lavoratori.
    Ma dietro tutte queste problematiche il problema é la tariffa di pagamento del committente sia statale o privato, la prefettura ogni anno stabilisce delle tabelle , retaggio anch’esse del 1800 in cui indica la giusta tariffa per cui un azienda deve vendere il suo personale, circa 17 euro per personale con contratto base che percepisce circa 6 euro netti l’ora, ma nn si preoccupa se la regola viene applicata, la tariffa che viene pagata dal committente nel mercato libero é 13/16 euro a seconda della professionalità dell’addetto che percepisce netti l’ora dai 6/8 euro per ora,.
    Questo comporta l’utilizzo di grandi ditte che insieme al noleggio del materiale e al trasporto spalmano i costi e riescono ad ottenere un piccolo profitto, ma questo fa sparire le piccole aziende locali che sono quelle che popolano le fiere locali e causa un ulteriore impoverimento.
    La soluzione in merito sono i contratti aziendali decisi tra il titolare e i lavoratori che scavalchino i retaggi medievali e portino questo lavoro al livello dei paesi moderni

  2. Leggo con stupore il collegamento che fate tra la pasta e lo scioglimento dell’amministrazione comunale di Gragnano per infiltrazioni camorristiche. E’ vero che il sindaco protempore fa parte, come da Statuto, del Consorzio Gragnano Città della Pasta, ma l’industria della pasta di Gragnano non ha niente a che fare con la camorra, e il collegamento mi sembra una forzatura che tende a screditare un comparto fatto da persone oneste, che spesso praticano questa attività da generazioni, sia come imprenditori che come maestranze. I successi della pasta di Gragnano, da secoli inimitabile per la sua qualità, sono dovuti alla passione e all’arte tramandata da padre in figlio. Per i pastai Gragnanesi fare pasta è un fatto culturale. La camorra, ammesso che le indagini della magistratura e delle varie commissioni approdino a qualcosa di concreto, non c’entra nulla con un comparto produttivo sano e in espansione, nonostante il momento di congiuntura internazionale, conosciuto per la sua serietà in tutto il mondo. Eventuali colpe per procedimenti penali in corso, riguardano la sfera personale dei singoli soggetti e sarebbe il caso, comunque, di attendere il responso della magistratura, astenendosi da fantasioni collegamenti che hanno lo scopo di screditare il comparto pastaio.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui