I veterinari inglesi alzano la voce: basta con le macellazioni senza stordimento. “Sono troppe, più del necessario”, attacca Bill Reily, ex presidente dell’Associazione veterinaria britannica. Il bersaglio è la pratica della macellazione degli animali secondo il rito ebraico o islamico che non prevede lo stordimento.

“Secondo me la situazione attuale non è accettabile e, se non possiamo eliminare del tutto le procedure senza stordimento, dobbiamo ridurle al minimo”, ha dichiarato Reilly. “Il che significa restringere l’uso della macellazione halal (musulmana) e kosher (ebraica) alle comunità che ne hanno effettivamente bisogno per le loro credenze religiose e, se possibile, convincerle della possibilità di accettare alternative con stordimento”.

Dati alla mano, prosegue Reilly, Il mercato halal, quello della carne macellata nel rispetto dei rituali imposti dalla religione musulmana, rappresenta più o meno il 25 per cento del totale in Gran Bretagna, mentre gli animali eliminati con la schechità ebraica, che prevede, come imposto dalla Torah, l’uccisione per recisione di esofago, trachea e vena giugurale, sono almeno due milioni l’anno, e riguarda soprattutto i polli.

L’assenza di stordimento imposta dalle pratiche di macellazione rituale, legali anche in Italia e nella maggior parte dei paesi europei tranne che in Svizzera, Lussemburgo, Svizzera e Norvegia, è dettata dalla necessità che l’animale sia in buona salute (e cosciente) al momento della morte.

Impervio appare il tentativo di declinare rispetto degli animali e quello delle differenze culturali. Tanto più in un’epoca, come questa, nella quale il popolo dei pentiti della carne in Italia ha toccato quota 5 milioni e che vede contrapposti, l’un contro l’altro armato, vegetariani (e vegan) e “carnisti”, come li definisce Melanie Joy, autrice del libro “‘Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche”, appena pubblicato da Sonda, un libro che analizza il sistema di pensiero che spinge a selezionare quali animali sono da mangiare e quali no.

Tra (barbare) abitudini millenarie che resistono ai più elementari dettami del benessere animale e nuove sensibilità che si affacciano, c’è però un’ampia zona di buonsenso che dovrebbe essere patrimonio di tutti, a prescindere dalla confessione religiosa. “Carnisti” si (eventualmente), ma senza crudeltà. Dovrebbe essere di default.

[Fonte: nelcuore.org, adnkronos.com Foto: enotime.it, buonissimo.org]

2 Commenti

  1. Perchè “…dovremmo iniziare noi laici…” Perchè dividere il “noi” – “loro” ?
    Poi le argomentazioni del tipo: “…preferisco una macellazione rituale, rispettosa, che si ricollega ad antiche pratiche ancestrali piuttosto che a quella spersonalizzata dei nostri macelli a catena di montaggio…”
    “…mi sembra molto ipocrita e perbenista additare gli altri come barbari quando pur di mangiare una bistecca ce ne freghiamo di cosa c’è dietro…”
    Che ne sai che chi critica mangi carne o no ? O che, in qualità di laico, sia automaticamente d’accordo con l amacellazione laica ?
    E poi perchè usare il noi ? Il fatto che uno sia italiano non vuol dire che sia d’accordo; se una cosa la facciamo noi non vuol dire che è giusta !!
    Concludendo, non metto in dubbio la tua buona fede o che sia una brava persona, ma le tue argomentazioni sono qualunquiste e superficiali ! E’ l’etica del “senso di colpa”…

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