Torino. 6 ristoranti a prova di guida per nutrire l’anima

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Se capitate a Torino per l’imminente Salone del Libro o per qualsiasi altro motivo, come una visita allo splendido Museo del Cinema ospitato nella Mole Antonelliana, unico nel suo genere, o all’imprescindibile Museo Egizio nella sua veste rinnovata, o se volete semplicemente vedere la città, sempre elegante e bellissima, ecco qualche consiglio gastronomico che può risultare utile.
Intanto, per orientarsi in un’offerta sempre più variegata che negli ultimi anni ha superato i vecchi cliché – ma la tradizione è tutt’altro che negletta – niente di meglio della guida “I Cento di Torino e Piemonte” di Cavallito, Lamacchia e Iaccarino per una panoramica veramente accurata e completa sui locali della città e dintorni.

Il trio ha selezionato 50 ristoranti e 50 piole e, in occasione del 150° dell’Unità d’Italia, la casa editrice Extra Torino ne ha pubblicato una nuova edizione che comprende anche 50 locali in Piemonte (da Enrico Crippa ai più tradizionali). Arricchiscono il volume  i cameo di alcuni tra i più noti gourmet torinesi, o torinesi di adozione. Ognuno descrive il paesaggio gastronomico del quartiere in cui abita, e sono: Leonardo Bizzaro, Marco Bolasco, Bruno Boveri, Gil Grigliatti, Bob Noto, Clara e Gigi Padovani, Elvira Radeschi, Leo Rieser, Marco Trabucco ed Eric Vassallo. Se non riuscite a trovare l’edizione cartacea, potete scaricarla dall’Apple Store, e se non avete un iPhone vi consolerete con la pagina Facebook.

1. Consorzio. In tutti i casi, nove gourmet su dieci non potranno fare a meno di indicarvi il Consorzio, che bene è descritto nella guida dei Cento come “un ristorante fondato sulla cipolla e sul pomodoro, che ripudia il sushi come mezzo per catturare i clienti”. E in effetti i clienti non mancano – conviene sempre prenotare e sperare di trovare posto – catturati non solo dai buoni prezzi, dalla simpatia e competenza enoica dei proprietari, ma soprattutto dalla bontà delle materie prime e dalla squisitezza delle preparazioni. A proposito di materia: provate le acciughe, e che acciughe! E poi salumi artigianali e una vasta selezione di formaggi. Ma il Consorzio è un ristorante, non solo sfizi e mescita di vino (a proposito, la carta è a livello di ristorante stellato): troverete quindi una cucina territoriale (agnolotto gobbo, la cruda, il brasato o la costata di Fassone) con digressioni ardite per palati non schizzinosi (il quinto quarto e i ravioli di cervello) e incursioni nel territorio dell’innovazione eseguite con maestria.

Il conto sarà leggero, rapportato alla qualità del cibo (sul sito sono indicati i prezzi, altra cosa meritoria che non tutti i ristoranti italiani hanno la buona abitudine di fare). Se cercate un posto tranquillo, dove cenare a lume di candela, questo non è l’indirizzo che fa per voi. Se l’obiettivo è invece una serata tra amici immersa in una simpatica atmosfera conviviale, magari socializzando con gli altri avventori, avete azzeccato il posto giusto.

2. Antiche Sere. L’osteria Antiche Sere mi appare come la quintessenza del locale raccomandato da Slow Food, tanto spartana da avere un bagno che si raggiunge attraversando un cortile esterno (al netto di eventuali ristrutturazioni, la mia ultima visita risale a due anni fa). Ma qui i tajarin e gli agnolotti del plin sono divini, e se la stagione lo consente – insomma, dovreste augurarvi una glaciazione precoce – si mangia uno stinco di maiale da brividi. I dolci della tradizione piemontese li trovate tutti. Per finire in bellezza, un ricordo di una serata invernale nel 2005. Ci portarono un’enorme boule ripiena di alcol puro (sinceramente non saprei in quale diluizione, ma sarà stato davvero diluito?) in cui annegavano chicchi di caffè e delle irresistibili zollette di zucchero. Fu impossibile mangiare solo una zolletta a testa, come la prudenza avrebbe consigliato. Però dubito che il cliente primaverile trovi questo dolce epilogo a tentarlo.

3. Magorabin. Diverso spessore gastronomico e un’offerta sofisticata al Magorabin, dove la grande classe in cucina di Marcello Trentini gioca con la tradizione e l’innovazione, proponendo ad esempio “animelle, spinaci e zafferano”, “cassoulet di piccione”, “risotto ostriche e cedro”, “spaghetti pane burro e acciughe”, oppure un menu degustazione creativo in nove portate. E’ una cucina che non si riesce a incasellare in un genere: spazia dai prodotti del mare a quelli della terra e, come già detto, tra la tradizione e l’innovazione. E infatti lo chef ci scherza su, scrivendo sul sito del ristorante: “Alla domanda ‘che cucina fai?’, la risposta è ‘la mia, vieni a provarla!'”. Molto interessante e a un prezzo conveniente le colazioni di lavoro nella formula due portate più dessert a 25 euro, dal martedì al venerdì.
PS: qui troverete uno dei migliori gin tonic del mondo.

Proseguo questa piccola carrellata di posti che ho provato negli ultimi anni, e che ovviamente non pretende di essere esaustiva, citando tre locali che per motivi diversi mi sono piaciuti molto. Sono appena fuori città e raggiungibili in pochi minuti.

4. La Valle. Uno di questi è La Valle, ristorante molto raffinato ed elegante situato nel comune limitrofo di Trofarello. La cucina creativa di Gabriele Torello, sa reinterpretare il territorio e stupire il commensale, non con sterili “effetti speciali”, ma con la devozione di chi ama e valorizza la materia prima. Straordinari ad esempio gli “agnolotti gobbi alle tre carni, burro e salvia”, il “vitello tonnato cotto rosa con salsa all’antica” e “l’agnello della Val Pellice in tutti i suoi tagli”. E le incursioni creative fuori dalla regione non sono da meno, come nel divertentissimo “hot dog di astice e salsa olandese”.

5. Fra’ Fiusch. Voglio citare ancora La Taverna di Fra’ Fiusch, in bellissima posizione nel borgo collinare di Revigliasco, frazione di Moncalieri. Per queste colline, secondo una leggenda del luogo, vagava l’alchimista che ha dato il nome al locale, in cerca di erbe per le sue pozioni magiche. Ma meglio delle pozioni magiche sono i piatti della tradizione eseguiti ai massimi livelli dallo chef Ugo Fontanone, a cominciare dalla splendida finanziera, gustata due anni fa e ancora nei miei ricordi. Per non parlare del gran fritto misto alla piemontese che è disponibile tutti i venerdì. Niente male anche la carta dei vini, che si può consultare sul sito anche con i prezzi (e ribadisco: sempre sia lodato chi non ha remore a indicarli).

6. Il Nuovo Carretto. E, a proposito di vini, concludo queste segnalazioni con Il Nuovo Carretto a Ciriè. Ci ho mangiato un’estate di alcuni anni fa in un piacevolissimo dehors: una bella e solida cucina territoriale, ma soprattutto una carta di vini con profondità di annate su Barolo e Barbaresco degne di uno stellato e con ricarichi non stellati. Senza contare la possibilità di trovare assolute chicche nel mondo degli champagne, anche qui con affascinanti bottiglie non più giovanissime. Da andarci in dodici, per stappare almeno dodici bottiglie!

Consorzio. Via Monte di Pietà 23, Torino. Tel. +39 011 2767661

Antiche Sere. Via Cenischia 9, Torino. Tel. +39 011 3854347

Magorabin. Corso San Maurizio 61/B, Torino. Tel. +39 011 8126808

La Valle. Via Umberto I 25, Valle Sauglio, Trofarello (Torino). Tel. +39 011 6499238

La Taverna di Fra’ Fiusch. Via Beria 32, Revigliasco, Moncalieri (Torino). Tel.+39  011 8608224

Il Nuovo Carretto. Via Biaune 4, Ciriè (Torino). Tel. +39 011 9203206

[Immagine Antiche Sere: Fabrizio Zanelli/Torino Daily Photo]

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