Prima il cibo ‘sorvegliato speciale’ per gli atleti olimpionici in partenza per Londra. Ora gli astronauti, titolari esclusivi, a quanto pare, del diritto di mangiare bene, pollution-free. Da una parte i miliardi di cinesi con il piatto che si riempie di pesticidi, dall’altra pochi cittadini di serie A, allevati per competere e meritevoli di standard di sicurezza che l’Occidente si concede da tempo.

Di qualche giorno fa la scoperta: in un angolo remoto di deserto cinese c’è un’azienda che produce il cibo per gli astronauti. Sorvegliatissima, niente accesso ai comuni mortali, dentro tutto quello che per palati appena appena esigenti nel fortunato (si può dire ancora?) Occidente è di default: maiali allevati con alimenti sani, latte iper controllato, uova da pollame selvatico. Tutto meticolosamente controllato prima di arrivare al palato degli uomini in scafandro. Una circostanza che suona come un’ammissione implicita di colpa da parte delle istituzioni cinesi che nell’era della prodigiosa crescita spendono ben pochi sforzi per la sicurezza alimentare dei propri cittadini.

Intanto, a pochi giorni dalla chiusura della Settimana della sicurezza alimentare proclamata in Cina e mentre il governo annuncia norme e misure severe contro i trasgressori di standard minimi di qualità del cibo, la notizia degli astronauti alimentati come neonati nell’oasi Plasmon ha fatto il giro della rete e ha provocato più  di qualche mal di pancia. “Gli astronauti sono esseri umani, sono cittadini comuni. Quando i cittadini comuni potranno bere latte prodotto da mucche sane?”, scrive un cinese su Internet.

Già, quando?

[Fonte: ansa.it Foto: gingerandtomato.com]

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