Nella prima sera fresca di quest’agosto bollente, complice il collega Antonio Paolini che ha prelevato le bottiglie dalla sua cantina, ci siamo immersi con Maurizio Valeriani e altri amici degustatori tra effluvi oriental-bordolesi e Langhe doc approfittando del sostegno complice della cucina di Leonardo (da Cesare al Casaletto, a Roma, uno dei nuovi ritrovi di Monteverde, già diventato un classico).

Abbiamo “sperimentato”, in felice abbinamento con carni bianche e rosse, quanto segue:

Chateau Musar 1993

Rosso biologico Triple “A” della Valle della Bekaa del Libano, un taglio bordolese molto originale con cabernet sauvignon, carignan e cinsault.

Al naso impatto di sottobosco, macchia mediterranea, grafite con punte di genziana, seguito da tabacco, cioccolato e cuoio, e anche caramella mou accompagnati solo nel finale dalla tipica nota vegetale del cabernet sauvignon.

In bocca composta di visciole, susina e pesca noce speziate con chiodo di garofano in evidenza per una beva di grande leggerezza.

e secchio

Barbaresco 1990 Tettineive

Al naso note balsamiche di menta, canfora e liquirizia miste a note ematiche e floreali (rosa appassita )

In bocca prugna, spezie ( cannella ) e bastoncino di liquirizia con note forti di tabacco e notevole acidità, considerato il millesimo.

(e menzione d’onore per il naso, inesauribile e inebriante)

Per entrambi, lunghissima persistenza che mette a dura prova la pazienza dell’assaggiatore. Un match pari tutto sommato, con lo Chateau in testa per la bocca e il Barbaresco per il naso.

[Carlo Bertilaccio]