Stabilire se Pisacco sarà più radical chic di Cascina Cuccagna e di Rosti

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Apre Pisacco a Milano, in via Solferino 48 (Tel. +39 02 91765472), e molti potrebbero dire che è questo l’evento gastronomico dell’anno. Almeno dopo, in ordine temporale, all’apertura di Cascina Cuccagna che tanti consensi sta riscuotendo e che potrebbe essergli abbastanza vicino come concept a Milano. O forse Rosti al Pigneto a Roma. Che in una sola parola è realizzare un luogo di ristorazione alternativo alle formule fin qui riconosciute e che iniziano ad apparire sorpassate.

Il primo obiettivo è far ritornare le persone a mangiare fuori e a controbattere la pericolosa china di una crisi che è lì con il fiato sul collo. Diretta conseguenza è praticare prezzi bassi, il più basso possibile rispetto a quello che c’è nell’immediato circondario perché il terreno di confronto è sempre di più a km0: meno gente sarà disposta a muoversi per raggiungere posti se non in maniera semplice ed economica.

Il km0 trova la sua applicazione ancora prima che si inizi a mangiare, già dalla scelta del locale dove andare. Vicino, di prossimità (al lavoro, ad altri divertimenti, sostitutivo di possibili divertimenti), facile da raggiungere, che crei aggregazione. Poi lo diventa, km0, anche nel piatto come diretta conseguenza di una nuova stagione di consapevolezza del consumo e di opportunità di costo/beneficio.

Secondo obiettivo è far mangiare meglio in termini di qualità e udite, udite di quantità. In tempi di crisi l’imperativo è evitare che nel criterio del rapporto prezzo/qualità possa inserirsi la voce quantità o che il passa parola dica “tutto buono, ma…” con riferimento a menu striminziti, piatti da contemplazione, pericolose ristrettezze.

Terzo obiettivo è realizzare locali belli da guardare e funzionali. Lo chef può seguire il lavoro di progettazione perché deve verificare la rispondenza alle sue esigenze di lavoro ma deve mettere da parte le idee decorative: non si tratta di arredare casa con la parete colorata ma va costruita un’identità. Forte e che attragga.

Quarto obiettivo. Riallacciarsi alle esperienze fortunate e che girano sul web, tra gli appassionati, i modaioli, i gastrofighetti, i cercatori di occasioni, i talent scout. Insomma trasversale, rigorosamente, e inclusivo. In una parola, bistrot che vuol dire tutto e niente ma sta a mezzo tra ristorante e trattoria, tra posto anonimo e super chic, che evoca lungosenna e voglia di stare insieme, esotico e km0 (ancora), che diventa personalizzato ma non troppo caratterizzato.

Pisacco è la summa di questi elementi e ci aggiunge la mano forte di Andrea Berton, lo chef ex Trussardi alla Scala che non è operativo qui, nel senso che potreste incontrarlo ma fa parte di un progetto che ha coinvolto diversi soggetti ed esperienze. Firma il menu che è affidato a un executive chef.

Un nuovo concept più adatto a questi tempi: zona centrale e famosa, ad alta densità di frequentatori, riconoscibile e riconosciuta. Lo guardi subito dalle immagini nei richiami di arte e di design, nella naturalezza del pavimento, nella boiserie che strizza l’occhio al passato, nell’arredo in legno addossato come la scala nel fienile, nel telaio di una bicicletta che ammicca alla modalità di trasporto prossima futura, alle trasparenze del bar, alle lampadine nude quasi volessero consumare meno.

Forse la più difficile delle domande cui rispondere prima di iniziare a mangiare è: quanto radical chic sarà Pisacco rispetto a Cascina Cuccagna, Rosti e, per salire di dimensioni, Eataly Roma?

[Immagini: Pisacco]

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