La guerra del panino contro il caro mensa a scuola e i bivacchi a Roma

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Il panino finirà con l’essere strumentalizzato. Segno di protesta o simbolo di inciviltà. Mezza Italia scolastica ha deciso di adottarlo come simbolo di lotta e di resistenza all’aumento dei costi delle mense scolastiche. I bambini per accomodarsi al tavolo dei refettori devono pagare sempre di più. A Pistoia i genitori hanno indetto lo sciopero del panino: 6,50 € al giorno, 140 € al mese iniziano a diventare troppi  per molte famiglie. Le proteste hanno coinvolto il 70% degli alunni delle elementari che hanno adottato la baby schiscetta. O il picnic in compagnia dei genitori che stanno pensando a pranzi al sacco davanti alle scuole e senza avvertire presidi e cuochi. Uno sciopero a scacchiera per dire no a pasta in bianco scotta, carote e prosciutto cotto a prezzi esosi. Difficile immaginare una food revolution con genitori e figli che condividono la pausa pranzo: le acrobazie per accompagnarli a scuola nelle città più grandi è storia risaputa.

Peggio dell’idea (che sa di marchettona a McDonald’s) della dieta al fast food con la razione alimentare corretta diffusa sui libri di testo può fare solo il giro di vite che i sindaci si dicono costretti a fare per rientrare delle rette non pagate: i bambini che non esibiscono regolare ricevuta restano a digiuno. O al massimo hanno uno spazio appositamente costruito come nella scuola, prefabbricata, di Cavenago di Brianza: il “muro della schiscetta” che segna il confine tra i piccoli studenti che possono mangiare in mensa e chi porta il cibo da casa (che poi così male, a giudicare da certi “menu”, non lo sembra affatto).

E peggio riescono a fare le ordinanze a Roma che cercano di mettere una toppa, sempre a colori, a problemi di ordine pubblico e di decoro della città. Dopo quella antialcol riproposta a semestri per dare pace ai residenti del centro storico (una città nella città, non uno sparuto pugno di case) e regolarmente impugnata da gestori di locali e commercianti (l’ultima è al Tar, sospesa, per iniziativa di 80 firmatari), è la volta dell’ordinanza “anti-bivacco” subito ribattezzata “anti-panino”. Per evitare che il patrimonio architettonico si sfaldi sotto gli occhi di tutti “è fatto divieto di bivaccare o sistemare giacigli e sostare per consumare cibi o bevande in tutto il perimetro” della città storica. Più o meno dovrebbe accadere che se leccate un gelato di Grom per strada siete passibili di una multa tra 25 e 500 € o, in misura forfettaria, di 50 €. Altro che il sovrapprezzo richiesto per la panna sul cono.

L’ordinanza risponde all’esigenza di tutelare il centro storico, patrimonio dell’Unesco, nella stessa misura di quella antialcol o di quella contro i pub crawl. Ma, a parte che si fa fatica a credere che il muro del Pincio sia venuto giù per troppi mangiatori di panini pesanti affacciati a guardare il panorama, da qualche ufficio competente potrebbe arrivare la voce che il turismo si fonda sempre più sul low cost e che questa mossa potrebbe non portare turisti nei ristoranti e, anzi, finirebbe per allontanarli?

Io una teoria sul panino bello e buono, poco costoso a Roma come a Milano oltre che in qualche locale di nuova fattura, con una ricetta romana-romana da non perdere o da gustare anche in un ristorante stellato ce l’ho. Ridurlo a simbolo di inciviltà proprio non mi va. Sindaci, mense e libri di testo permettendo, chiaro.

[Link: Repubblica]

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