10 regole per distinguere panino da marenna. Con polpette, per dire

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Inizia a fare freddo e a piovere anche sugli stadi del calcio. Per coloro che usano frequentare curve e tribune c’è da impegnare il quarto d’ora di riposo per riscaldarsi e dare un po’ di sollievo allo stomaco. Sia nel caso la squadra del cuore sia in vantaggio per continuare in maniera efficace a supportarla sia nel malaugurato caso stia sotto e quindi si abbia necessità di un conforto onde evitare di cadere in depressione rovinandosi anzitempo la domenica. Nelle mie scarsissime frequentazioni dello stadio San Paolo quando giocava Lui la necessità era ovviamente quella di mettere insieme più emozioni possibili in una sorta di bulimia collettiva che conquistava tutta la curva. Momento di cibo collettivo (il punto 3 del decalogo è esemplificativo) con scambi interessantissimi che sarebbero culminati nella grande festa nei vicoli del centro storico in cui, sono sicuro, ho assaggiato la migliore pasta e fagioli di sempre. Paolo “Sindaco” Russo ha brillantemente stilato il decalogo della perfetta “marenna” (più o meno merenda) preparata dall’unica vera Mamma, quella napoletana, ad uso e consumo del tifoso del San Paolo che ha bisogno di coccole speciali. Non resta che copiaincollarla ad uso di quanti si accaloreranno in questa e nelle prossime domeniche. E chiedetevi se portereste mai un panino con polpette al sugo come quello di Enzo La Marenna in foto.

Ma come si distingue una Marenna da un semplice panino?
Ecco un decalogo che sintetizza l’arte di mettere l’amore in mezzo al pane per farcelo portare allo stadio.

  1. La Mamma Napoletana considera sempre il figlio “O guaglión” anche quando lei ha 90 anni e lui 70 e sa che “‘O guaglión’ adda magnà na còsa ‘e sustanza“.
  2. La Mamma Napoletana sa che una marenna deve avere un giusto bilanciamento di carboidrati, proteine, zuccheri e grassi, il tutto nelle quantità necessarie alla dieta settimanale di un nuotatore olimpico.
  3. La Mamma Napoletana, se vede un amico del figlio senza marenna, fa lo sguardo pietoso delle VIP che parlano dei bambini del terzo mondo o dei cani abbandonati e PROVVEDE LEI.
  4. La Mamma Napoletana non prepara un panino ma un pasto completo contornato da pane. La marenna è una struttura unica, il pane armonizza il tutto assorbendo le essenze senza mai imporparsi troppo, rimanendo morbido senza spugnarsi.
  5. La Mamma Napoletana conosce tre formati: sfilatino, rosetta grande e palatone, scavato al massimo nelle varianti demollicate. Non produce nulla al di sotto di questi tre formati.
  6. La Mamma Napoletana ricorre raramente ai salumi e, se lo fa, si scusa con il figlio e si sente in colpa per una settimana.
  7. La Mamma Napoletana mette prima uno strato di carta d’argento per mantenere caldo e fragrante il panino, poi uno di fazzolettini per assorbire l’eventuale inzevamento e poi uno di cellophan per evitare che l’inzevamento raggiunga il resto della borsa: è la Mamma Napoletana che ha inventato il Tetrapack.
  8. La Mamma Napoletana non riproporrà mai al figlio una marenna preparata in occasione di una sconfitta e per le partite importanti prepara la marenna delle vittorie importanti; conosce il valore apotropaico della marenna e sa che il destino del Napoli passa anche dalle sue mani.
  9. La Mamma Napoletana mette sempre un frutto vicino alla marenna perchè “acconcia a vocc’ “.
  10. La Mamma Napoletana, al ritorno dalla partita, ti accoglie con due domande: “c‘ha fatt’ o Napule?” e “t’è piaciut’ a marenna?” e in caso di risultato sgradevole la domanda si trasforma in un: “Però t’è cunzulato cu chella bella marenna!”.

[Credit: Canale Napoli via Letizia Ninì Montalbano aka La signora delle torte e Mina Sorrentino. Immagine: Enzo La Marenna]

7 Commenti

  1. Sono un napoletano in esilio che ha vissuto al San Paolo quei gloriosi e finora insuperati fasti calcistici.

    Pur non avendo mai consumato personalmente allo stadio simili leccornie, ne ho viste di uguali o diverse, a seconda della stagionalità.

    Esorterei l’autore a soffermarsi sulle seguenti preparazioni: panino con “sasiccia&friarielli”; panino con cotoletta (pù estivo); frittata di maccheroni.

  2. Evidentemente, il caro Marcello il San Paolo lo ha visto solo in cartolina, forse in quegli anni era ancora ragazzino … infatti, le prelibatezze citate, non si tratta assolutamente di S. Paolo-food (con la sola moderata eccezione di “Sasicc’è friarielli”). Mentre non ha citato una vera “icona” dello stadio: O’ Tarallaro !!!

    Comunque, bellissimo l’articolo, io ho conosciuto dozzine di mamme così !

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