E’ uscito in Italia l’ultimo film di Ken Loach, “La parte degli angeli” (The Angels’ Share-2012), premio della Giuria presieduta da Nanni Moretti al Festival di Cannes di quest’anno ed è stato veramente sorprendente vedere con quale abilità e capacità introspettiva il regista abbia accostato la difficile vicenda del protagonista a quella di una preziosa (scomparsa e poi ritrovata) botte di uno splendido single malt prodotto diversi decenni prima da una distilleria chiusa da tempo.

E’ una bella storia di redenzione etico-professionale in cui il protagonista e alcuni suoi compagni di ”sventura” (destinati dal giudice al lavoro sociale invece che al carcere) scoprono, grazie a quest’esperienza, un mondo sino ad allora per loro sconosciuto.

Scoperta ancor più stupefacente in quanto il film si svolge in Inghilterra. In breve, e senza voler togliere più di una sorpresa a chi andrà al cinema a vederlo, “La parte degli angeli” racconta l’intreccio del destino dei protagonisti con quello della superpreziosa botte di whisky, bandita in un’asta milionaria (di sterline!) per ricchi e appassionati collezionisti.

La parte degli angeli è quella piccola percentuale di whisky (2% circa) che, durante l’invecchiamento in botte, svanisce, evapora attraverso il legno e si dissolve nell’aria per essere offerta appunto agli angeli. Un liquido prezioso che però, in tanti modi diversi, può arrivare anche a noi e a volte ad alcuni angeli in terra: persone che con la loro dedizione agli altri hanno meritato (senza chiederlo) un grande regalo.

Ecco: Ken Loach approfitta di questa metafora per raccontare la sua storia, e nel farlo dipinge un bel ritratto del whisky e delle sue migliori caratteristiche e, aggiungerei, della sua purezza. In fondo parliamo di orzo e acqua di sorgente sapientemente elaborati per emozioni uniche da 4 scatti

Buona visione!

PS. per gli appassionati di cinema, di Ken Loach e di whisky single malt, l’occasione è imperdibile…

PPS. Doveste uscire dal cinema con una gran voglia di single malt, come è probabile, è consigliabile (avendo la fortuna di trovarlo) un Port Ellen, mitica distilleria ormai (ahinoi) chiusa.

[Carlo Bertilaccio. Immagini: bim, movieplayer.it, cinematografo.it]

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