E’ ciclico. Ogni tanto c’è qualcuno che propone di abolire gli ordini professionali. E qualcuno che propone di istituirne nuovi. Gli ordini servono a tutelare consumatori e clienti che sono sicuri di rivolgersi a un professionista qualificato (un po’ come una Dop), è il ragionamento dei sostenitori. Servono solo a costruire una casta con privilegi, è l’opinione dei detrattori. Non farebbe né caldo né freddo la proposta di istituire un Albo nazionale dei cuochi professionisti se non fosse che arriva in un momento in cui tutto ci si aspetterebbe dalle aule parlamentari (un governo, le commissioni, un Presidente della Repubblica) tranne che qualcuno si interessasse degli chef.

Bruno-Barbieri

Effetto MasterChef, direte voi. Come avete fatto a indovinare? Non vi deve essere sfuggita la notizia che il primo sì alla proposta di legge del senatore pugliese Francesco Maria Amoruso (Pdl) è arrivato da Bruno Barbieri, il giudice chef televisivo del talent show dedicato alla cucina.

“Forse in pochi si sono accorti del boom delle scuole alberghiere: altro che facoltà universitarie, hanno capito che quello dello chef unisce creativita’, cultura, spirito imprenditoriale. Basta andare in giro per il mondo e toccare con mano come gli italiani in questo ramo siano venti spanne al di sopra di chiunque. Non c’e’ dubbio che qualcosa bisogna fare, e questa dell’Ordine puo’ essere una strada”.

Niente fuga di pance e cervelli all’estero per Bruno Barbieri, dunque, che sembra saperne una più del diavolo nel riuscire a individuare un’altra fonte di reddito per gli chef affermati che potrebbero ricevere royalties per i loro piatti più famosi e imitati.

“Qualcuno si e’ chiesto perche’ mai le ricette di cucina non siano soggette a copyright? Perche’ uno come Gualtiero Marchesi non puo’ prendere delle royalties sul raviolo aperto, creato 30 anni fa e che e’ un pezzo di storia della gastronomia italiana?”.

In attesa di comprendere se anche i foodblogger nel chiuso delle loro cucine dovranno sottostare al pagamento di un balzello per i diritti d’autore nel caso volessero replicare gli spaghetti freddi con verdure croccanti e astice selvaggio, restiamo alle indicazioni della proposta di legge. Che prevede che gli aspiranti cuochi professionisti siano al comando di una brigata di almeno quattro persone e possano documentare almeno 10 anni di attività per entrare di diritto nell’albo professionale.

Tutti gli altri dovranno sostenere un esame di abilitazione indetto dal costituendo Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Cuochi con prove teoriche e pratiche. Va da sè che per esercitare come “cuoco professionista” bisognerà iscriversi all’Albo e quindi associarsi all’Ordine cui gli iscritti verseranno un contributo obbligatorio annuale per assicurare il funzionamento dell’organismo che prevederà presidente e segretarie e anche la possibilità di irrogare sanzioni disciplinari fino all’espulsione con tanto di consegna del grembiule.

Considerato che il primo Presidente dell’Ordine dei Cuochi Professionisti potrebbe essere il rapido Bruno Barbieri, quanto sarebbe possibile scommettere che questo organismo riuscirà a far emergere le giovani promesse provenienti dai così tanto amati e gettonati istituti alberghieri?

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