Eataly in Campagna. Farinetti apre a San Damiano e pensa a Eatalyworld a Bologna

eataly agreste campagna 2

Oscar Farinetti raddoppia, triplica e riesce anche a diversificare. Dopo l’annuncio che Bari sarà aperta prima dell’estate per arrivare già rodati all’appuntamento della Fiera del Levante, il patron della Formula 1 del cibo corre veloce pensando a un altro progetto in vista dell’Expo Milanese: Eatalyworld. Il luna park del divertimento enogastronomico potrebbe sorgere a Bologna a un’ora e 20 di Italo Treno da Milano come annunciato dallo stesso Farinetti, dal sindaco di Bologna Virginio Merola e dal presidente del Centro Agroalimentare di Bologna Andrea Segrè dove ora sorge il mercato all’ingrosso della città. Un progetto verde in un’area simile a quella degli ex mercati generali di Roma che segue l’idea di caratterizzare fortemente gli Eataly (Roma il bello, Bologna il green).

Eatalyworld Bologna

Il progetto, per ora denominato Fico – Fabbrica Italiana Contadini, dovrebbe infatti coinvolgere da 5 a 10 milioni annui di visitatori, un terzo dei quali stranieri, con imponenti flussi didattici e naturalmente con le visite dei residenti in città e in regione. Stime ulteriori prevedono la creazione di un migliaio circa di nuovi posti di lavoro diretti e 5mila nuovi posti di lavoro nell’indotto, a fronte dell’utilizzo di strutture già esistenti con costi di territorio-cementificazione pari a zero, e con sostenibilità pari al 100% grazie all’impianto fotovoltaico del Caab (16.000.000 Kwh), il più vasto su tetto attualmente esistente in Europa. [ADN Kronos]

Farinetti mette avanti le mani chiedendo il sostegno di Coop, Unipol e industriali locali per arrivare a “raccogliere” la cifra di 50 milioni di euro necessari per la realizzazione del progetto e aprire il 1 novembre 2015. Ma non sembrano i soldi il problema principale del guru dei super store del cibo quanto piuttosto il consenso sulla filosofia dell’intervento. Roma è costata circa il doppio e Farinetti è riuscito a convincere delle bontà dell’investimento una città che ha la sua piattaforma alimentare decentrata a Guidonia. I mercati generali bolognesi si trasferirebbero in un’altra area per abbassare i costi di mantenimento di circa il 30% e avrebbero in Eataly uno dei principali interlocutori.

eataly agreste campagna 01

Ma nel disegno di Oscar Farinetti che spinge con decisione sull’acceleratore delle nuove aperture assicurandosi i marchi che tirano (‘Ino con i panini, ad esempio, piuttosto che la piadineria dei Fratelli Maioli che si trasferiranno armi e bagagli anche nel nuovo Eataly Bari che potrebbe essere presentato alla stampa il 24 luglio) c’è anche spazio per iniziative di più piccola gittata. A un passo dal Roero, il 2 luglio aprirà il primo Eataly in Campagna, nome in codice di progetto Eataly Agreste dello studio di Architettura OBIA. Ad ospitarlo sarà l’azienda agricola di Valter Valle di 14 ettari a San Damiano d’Asti. La cascina ospita un punto vendita Eataly e un ristorante, uno spaccio per i produttori (carne, verdura, frutta, uova), in collaborazione con la cooperativa agricola Buono Sano Piemonte e la Centrale del latte di Asti e Alessandria nonché il pastificio di Antignano Prodotto Tipico. E in tema di percorsi, gli stessi futuristici del parco dei divertimenti di Bologna, c’è anche l’accordo con Superga per fornire gli stivali utili ad andare in campagna e non solo a guardarla. Un profilo moderatamente urbano per raccontare un opificio del cibo con uno scambio città-campagna tra location e imprinting estetico e funzionale. Il km 0 in campagna, in altri termini. Qualcuno potrebbe dire che vende il frigo agli eschimesi, insomma.

La voglia di cimentarsi con la campagna non è nuova per la famiglia Farinetti che ha in portafoglio Fontanafredda e Borgogno curata dal più giovane Andrea che quest’estate ha aperto le terrazze con un programma dei giovedì dedicati all’incontro tra vino e musica. La fusion che è uno dei cavalli di battaglia di Eataly.

A questo punto i casali potrebbero diventare un nuovo percorso nella strategia di espansione di Eataly per meglio incontrare il pubblico al di fuori delle grandi città? E avviare la fase 3 di Eataly nome in codice Eatalyshire in ricordo della fusione tra Chianti e inglesi – Chiantishire – della fine degli anni ’70?

[Link: La Stampa, Dissapore]

8 Commenti

  1. …ma se i fornitori devono coprire la richiesta potenziale di tutti gli Eataly Italia, del mondo e dell’Universo, ha senso credere ancora alla favoletta del piccolo, onesto, appassionato produttore di nicchia ?

  2. Vorrei limitarmi a quanto sta scritto nero-su-bianco, evitando, se mi e’ possibile, contorni, dintorni, e storia del marchio e degli imprenditori.
    – lochéscion. E’ l’area di estrema periferia di Bologna, che da un lato confina con lo scalo merci San Donato (uno dei piu’ grandi in Europa, forse il maggiore d’Italia), e si prolunga a nord fino all’inceneritore del Frullo. Definirla “area degradata” e’ poco, ipotizzare un suo utilizzo a fini “coldiretti”, mantenendo scalo merci e inceneritore, e’ al piu’ una battuta da simpatico umorista.
    – business plan: ci viene dato di sapere che sono previsti “tra i cinque e i dieci milioni di visitatori/anno” (sic!). Gardaland, ottavo parco divertimenti europeo, viaggia verso i 3 mln.
    – Dal lato dell’investimento, si parla di 50 mln di euro, quando a Roma, ci viene fatto sapere, la cifra investita e’ stata doppia. E da completare a 18 mesi (siamo a meta’ 2013).
    Sottolineo che tutto cio’ non riguarda minimamente l’azienda proponente, l’imprenditore, e tutto il contorno e dintorni

  3. @ christian
    e cosa vorresti dire con quei due link?
    Sulla despar, forse ti sei perso qualcosa, ad esempio che faranda (despar) è anche socio di eataly e che magari il trasporto è lo stesso. chi ha interpellato i diretti interessati sa. google è potente, ma non ci trovi tutto. ciaoo

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