Mangia e stai zitto, l’ultima spiaggia per attirare clienti al ristorante

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Doveva essere un esperimento o, nelle migliori delle ipotesi, un evento da organizzare una volta al mese. E invece, l’idea di Eat, un piccolo ristorante di Greenpoint, nord di Brooklyn, sta prendendo piede a tal punto che l’ultima cena ha registrato il tutto esaurito e che gli appuntamenti si stanno via via moltiplicando. L’idea che sta facendo impazzire i newyorkesi è semplice: mangiare senza dire una parola.

Il gestore e chef del locale, l’appena 28enne Nicholas Nauman, ha spiegato di avere avuto l’illuminazione in un monastero indiano: lì, i monaci consumano i pasti in rigoroso silenzio. Folgorato dall’esperienza, da lui raccontata come “il modo migliore per cibarsi, una delle attività più profonde che il genere umano sappia esercitare”, Nauman ha provato a replicarla nella Grande Mela, la più caotica e rumorosa città al mondo.

La ventina di commensali seduta ai tavoli è obbligata a gustare le quattro portate del menu senza proferire verbo. Chi fosse sorpreso anche solo a chiedere al proprio vicino di passargli il sale sarebbe immediatamente spedito a concludere il pasto su una panchina fuori dal locale. Scopo del ‘gioco’, le cui regole non potrebbero però essere più ferree, è combattere la “alienazione” provocata dalle innumerevoli distrazioni che si possono incontrare mentre si mangia e perdersi così solo nel gusto di ciò che si assaggia.

Ma c’era proprio bisogno di arrivare a tanto? Certo, in una città dove un terzo dei ristoranti registra livelli di suono pericolosamente alti (in alcuni locali si raggiungono gli stessi decibel di un trapano elettrico), è facile che cenare fuori si trasformi in un incubo acustico. Ma, se la soluzione pare perfetta per gli amici poco loquaci o per le coppie in crisi, pare essere un po’ eccessiva per chi sia alla ricerca di un’esperienza conviviale oltre che sensoriale.

Gli espedienti per offrire ai propri clienti un’esperienza più tranquilla non passano per forza di cose dall’imposizione del silenzio. Ovviare al problema del rumore si può, pur permettendo agli ospiti di conversare tra loro. Per esempio, tramite l’utilizzo di tappeti e moquette in grado di assorbire il vociare. Oppure, grazie a una musica di sottofondo conciliante e a soffitti alti a sufficienza perché le note di troppo riescano a disperdersi. A combattere il problema ci pensano anche le salette riservate, costruite ad hoc per i clienti più ‘acusticamente’ esigenti.

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Il trionfo del silenzio sul rumore, però, sembra dare ragione alla extrema ratio di Nauman. L’artista australiana Honi Ryan sta valutando l’idea di aprire un ristorante come Eat a Londra. Lei, che organizza feste silenziose in giro per il mondo, è rimasta affascinata dal format del locale newyorkese.

Viene da chiedersi se, al pari dei frequentatori dei suoi party, anche gli avventori dei ristoranti in cui ogni conversazione è messa al bando si divertiranno davvero. Il silenzio mentre si mangia è davvero una buona idea acchiappa clienti anche nelle città italiane che non difettano di rumore?

[Link: Ansa, Brooklyn Paper. Immagini: Stefano Giovannini, Facebook, Wall Street Journal]

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