birra sommelier

Non so se vi è sfuggita la notizia della birra “elettronica”. Alcuni ricercatori dell’Università Autonoma di Barcellona hanno sviluppato un robot in grado di percepire la differenza tra una birra scura, una lager e una Pilsen con una precisione dell’82 per cento.

E questo è solo l’inizio.

birre

Lo ha rivelato uno studio, pubblicato sulla rivista Food Chemistry, le cui applicazioni nel campo del controllo qualità delle bevande (e del cibo) sono chiare.

“L’industria alimentare ha bisogno di testare molti prodotti, e a farlo di solito è un esperto”, racconta Manuel del Valle, autore dello studio. “Ma se a farlo è un robot, è possibile produrre di notte ed è possibile produrre durante il fine settimana”. E aggiunge: “Il concetto di lingua elettronica corrisponde a una serie di sensori che rispondono in maniera generica a vari composti chimici, trasmettendo un composito spettro di informazioni a strumenti avanzati di elaborazione e riconoscimento di pattern, e anche a reti neurali artificiali”.

birra degustazione robot

La lingua elettronica usa la sua gamma di sensori per identificare i componenti chimici in una soluzione. Quindi, esegue un controllo incrociato di ciò che trova con ciò che già conosce nella composizione delle birre.

È impossibile, naturalmente, per un sensore effettuare una prova reale di gusto, con un giudizio finale completo su tutti gli aspetti della birra. Il lavoro di questo robot riguarda più la “correttezza” della birra, cioè verifica se sono presenti tutti i componenti necessari e se sono equilibrati per ottenere un buon gusto. Se la birra ha questi requisiti, allora passa il test. Se invece qualcosa è fuori posto, i sensori di allarme si attivano.

Il robot è programmato per avere gusti esigenti e, probabilmente, se gli date una radler vi “imbruttisce”. Il software infatti riconosce solo le birre che gli sono state insegnate e non si lascia ingannare da birre di altro genere o da cocktail a base di birra.

birra prototipo robot

Per il momento, è ancora un prototipo, eppure Manuel del Valle afferma che il passo successivo è affinare gli strumenti di elaborazione dei dati in modo che la lingua elettronica possa gustare con ancora più precisione.

E magari un giorno sostituire del tutto le papille dei degustatori umani.

Che cosa significa tutto questo? Per la birra artigianale praticamente nulla, se non un elemento in più che la differenzia da una produzione industriale.

simpson e bender

E per la birra “industriale”? L’uso di lingue elettroniche si traduce in un aumento della produzione di birra e in una diminuzione dei costi per il produttore, escluso l’investimento iniziale che per un birrificio artigianale sarebbe improponibile (sia a livello economico sia concettuale). A questo livello di produzione, senza alcuna interruzione per il controllo di qualità umano, avremo più birra e in tempi più brevi.

L’uso di tali macchine sarà probabilmente popolare tra le grandi birrerie, ma a che pro? Avete mai avvertito la carenza di birre sugli scaffali del supermercato? Hanno mai interrotto la produzione per “il momento supremo dell’assaggio”? Forse pochi. Sono invece molte le birre artigianali a scarseggiare, perché i birrifici operano su una scala più piccola, hanno una tempistica di produzione più lenta, oltre a impianti di grandezza diversa.

Il tempo ci dirà se la lingua elettronica diventerà una valida alternativa al controllo qualità umano. Per il momento, la lingua robotica è ottimizzata per l’uso nel settore delle bevande anche se, più che in questo campo, un buon uso potrebbero farlo le aziende farmaceutiche.

In ogni caso, non stupitevi se in futuro vedrete un robot avvicinare una sedia al bancone e ordinare una pinta.

Io un po’ sono preoccupata. Non vorrei che si avverasse la profezia di Kuaska “non esiste la birra ma esistono le birre” su questo strano versante elettronico.

[Link: Il Sole 24 Ore. Immagini: belgiantastebuds.com, armasdesign, Manuel del Valle/Universitat Autònoma de Barcelona, sciencedaily.com, mommysbusy]

9 Commenti

  1. Ciao, i ricercatori ipotizzano uno scenario in cui l’elemento umano dedicato al controllo qualità viene eliminato dal processo di produzione e sostituito dal robot. Quindi, dicono loro, stipendi in meno da pagare e diminuzione del personale perché non c’è bisogno di turni di lavoro. Velocizza la produzione perché il robot ha un ritmo diverso dall’umano, non perché la fermentazione o altro vengano accelerate.

    • Esatto, la filosofia è sempre la stessa: tagliare il più possibile il numero di persone da pagare…
      Quello che mi chiedo io da tempo però è questo: si automatizza sempre più, quindi di conseguenza si tagliano sempre più persone da pagare, e in questo mondo del cavolo siamo sempre di più…a me non sembra una filosofia che porterà lontano…e ce ne stiamo già accorgendo 😉
      Non vedo un bel futuro.

  2. Temo che ci sia qualche elemento di confusione, se non di ingenuità.
    – i sensori di ogni tipo sono di già presenti nella produzione di massa, in qella alimentare in particolare. Misurano parametri, rispondono alle logiche diprogrammazione.
    – nella industria di massa medesima, la verifica del panel degli esperti, e _financo_ quella dei panel di consumatori con prova a doppio cieco è altrettanto quotidiana.
    L’una non sostituisce l’altra, ma si integra nel processo di produzione, nelal scelta dei nuovi prodotti da immettere sul mercato.
    Esistono nasi elettronici anche per il vino, e naturalmente ogni nuovo annuncio come questo non è in realtà una innovazione di tipo copernicano, ma un passo in più, un gradino ulteriore rispetto a tecnologie già disponibili.
    Insomma, Alessandra, niente panico. Credimi. Il ricercatore annuncia sempre come “assoluta novità” quello che sta studiando, al fine di creare interesse e potere sviluppare il suo progetto. Ma anche questo non è così “rivoluzionario” come potrebbe apparire.

    • Forse non sono stata chiara, Paolo, ma non mi pare di aver scritto da nessuna parte che si tratti di una “novità assoluta”, mi tengo ben lontana da affermazioni di questo tipo. Affermo però che è uno studio che senza dubbio ha fatto riflettere sulle potenzialità di macchinari del genere, che diventano sempre più all’avanguardia rispetto ai “nasi elettronici” di qui hai parlato tu. Talmente all’avanguardia che gli autori stessi dello studio parlano di sostituzione della fase di verifica degli esperti. Nel senso che grazie a quei sensori è possibile, non che sarà così.

      Poi, dai, non parlare di “sciocchezzuole”, argomenta, spiega, e in caso potrei anche convenire con te.

      • No Alessandra, non te. E’ il ricercatore che enfatizza un po’ tanto il suo lavoro sulla “lingua elettronica”.
        Ho sottolineato che non è la novità copernicana che lui sostiene: l’industria alimentare in quel campo sforna continue innovazioni.

  3. P.S. Mi scuso: ho tralasciato l’aspetto “riduzione dei costi” perché si situa tra il comico e il ridicolo. L’ingegnere di sistemi automatici lasci perdere i conti e i costi aziendali: c’è altra gente meglio preparata che si dedica a questo. Se sta zitto sul tema evita proprio di dire “sciocchezzuole”.

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