wine spectator top 100

Giornata di guide e di classifiche per i ristoranti (esce la guida del Gambero Rosso) e per i vini. Wine Spectator, la prestigiosa rivista internazionale del vino, oggi rivelerà la sua Top 100 che nasce dall’assaggio di circa 18.000 etichette.

E come da 25 anni a questa parte (la prima edizione della Top 100 è del 1988), la classifica orienterà buyer ed appassionati di mezzo mondo.

In attesa di svelare le 100 etichette provenienti da 14 Paesi e tre Stati americani, è stata diffusa la Top Ten cioè i migliori 10 vini del mondo.

E insieme ai nomi abbiamo capito che:

  1. Il numero uno di quest’anno è il Portogallo con un vino liquoroso e dolce
  2. Il Portogallo ha piazzato ben 3 vini nei primi 4 della Top 10 surclassando tutti
  3. L’Australia guadagna la medaglia d’argento e piazza 2 vini nei primi 5
  4. La Francia mette nella Top 10 due vini
  5. Il Cile è appena dietro la Francia, sempre con 2 vini tra i 10 migliori al mondo
  6. L’Italia si salva per il rotto della cuffia con un sesto posto
  7. Fanno peggio dell’Italia solo gli Stati Uniti con un pinot nero all’8° posto
  8. Il 2011 è stata la migliore annata degli ultimi 50 anni per il Porto
  9. Il Douro portoghese conquista due posti nella Top 10
  10. Il Carnival of Love del sud dell’Australia finisce per la terza volta nella Top 10
  11. La cantina australiana Mollydooker entra nella Top 100 per la sesta volta
  12. La Toscana si appunta sul petto la medaglia della Top 10
  13. Il punteggio medio dei vini in Top 100 è pari a 93 punti e il prezzo medio è di 47 dollari
  14. Sono stati circa 5.400 i vini, su 18.000, che hanno raggiunto la fatidica soglia dei 90/100
  15. California, Francia e Italia giocano un ruolo importante nella Top 100 come è accaduto anche nella scorsa edizione

I 10 migliori vini del mondo

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Ed ecco i vincitori della Top 10, in attesa di conoscere gli altri 90.

#10. Château Léoville 2011. St-Julien. Las Cases

Top 10 Wine Spectator no 10

#9. Puente Alto Don Melchor 2010. Cabernet Sauvignon. Concha y Toro (Cile)

Top 10 Wine Spectator no 9

#8. Sta. Rita Hills 2012. Pinoit Noir. Brewer-Clifton (USA)

Top 10 Wine Spectator no 8

#7. Clos des Papes 2012. Châteauneuf-du-Pape. Paul Avril (Francia)

Top 10 Wine Spectator no 7

#6. Chianti Classico San Lorenzo Gran Selezione 2010. Chianti, Castello di Ama (Italia)

Top 10 Wine Spectator no 6

#5. Margaret River Art Series 2011. Chardonnay. Leeuwin Estate (Australia)

Top 10 Wine Spectator no 5

#4. Quinta Do Vale Meão 2011. Douro. F. Olazabal & Filhos. (Portogallo)

Top 10 Wine Spectator no 4

#3. Chryseia 2011. Douro Doc. Prats & Symington (Portogallo)

Top 10 Wine Spectator no 3

#2. Carnival of Love 2012. Syrah. Mollydooker. (Australia)

Top 10 Wine Spectator no 2

#1. Vintage 2011. Porto. Dow’s. (Portogallo)

Top 10 Wine Spectator no 1

L’Italia gode di un discreto palmarès: in 25 anni di “Top 100” ha conquistato il primo posto

  • nel 2006, con il Brunello di Montalcino 2001 Tenuta Nuova di Casanova di Neri
  • nel 2001 con l’Ornellaia 1998 di Tenuta dell’Ornellaia
  • e nel 2000 con il Solaia 1997

E ora non resta che aspettare il responso per completare la lista dei 100 e sperare che l’Italia abbia di che brindare.

[Link: Repubblica, Il Post, Wine Spectator. Immagini: Repubblica]

8 Commenti

    • fosse quello il problema …..

      Un Pinot Nero della California migliore di qualsiasi altro Pinot Nero della Borgogna e uno Chardonnay australian migliore di qualsiasi altro Chardonnay della Borgogna.

      Io ovviamente non ci credo neanche se lo vedo.

  1. Volendo aggiungere qualcosa ai commenti precedenti,penso che anche nel rodano non sia complicato trovare un syrah migliore del secondo classificato australiano.Le classifiche di wine spectator sono spesso(o addirittura sempre)cosi’,basta vedere quando siamo arrivati primi quali sono stati i nostri vini premiati.

  2. Il mondo e’ allo sfascio. Questa classifica e’ scritta per l’interesse di chi? Mai bevuto vino peggiore di quello australiano, ed in questo momento vi scrivo dall’australia, esattamente da Barossa. Mi rifiuto persino di dargli la “maiuscola” quando lo nomino, questo paese.

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