home restaurant

Stavate pensando di aprire anche voi un ristorante a casa? Bene siete ancora in tempo per lasciar perdere. Il fenomeno  home restaurant sembra destinato a oscurarsi.

Siamo giunti alla svolta, infatti. Il vuoto legislativo che ha permesso negli ultimi anni a milioni di cuochi per caso e per passioni di svolgere nelle proprie case il mestiere del ristoratore sta per essere riempito. La nota diffusa dal Ministero dello Sviluppo Economico sembra dare le indicazioni per regolarizzare il fenomeno e dar respiro agli chef professionisti che si sono visti sottrarre clienti.

Gli home restaurant sono un’attività economica. L’attività anche se esercitata in alcuni giorni e tenuto conto che i soggetti che usufruiscono delle prestazioni sono in numero limitato, non può che essere classificata come un’attività di somministrazione di alimenti e bevande, in quanto anche se i prodotti vengono preparati e serviti in locali privati coincidenti con il domicilio del cuoco, essi rappresentano comunque locali attrezzati aperti alla clientela. La fornitura di dette prestazioni comporta il pagamento di un corrispettivo, quindi, anche con l’innovativa modalità, l’attività si esplica quale attività economica in senso proprio ”.

Il messaggio è forte e chiaro: le norme che regolano le attività di somministrazione al pubblico di alimenti dovranno essere applicate anche agli home restaurant. Senza dar spazio a dubbi e interpretazioni, il Ministero si è espresso per tracciare i confini entro i quali sarà possibile svolgere l’attività e ripristinare le regole per una competizione commerciale leale e corretta.

social_eating

Volete aprire un ristorante a casa? Incassare denaro per la vostra cucina? Allora mettetevi in regola. Va benissimo la passione per il mangiar bene e il buon cibo e la voglia di condividerli con gli altri, ma se volete lavorare in questo settore cominciate a competere ad armi pari con gli chef, perché come ben afferma la Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi): “Non è ammissibile che ci possano essere modalità diverse di fare ristorazione: da un lato quelle soggette a norme e prescrizioni rigorose a tutela della qualità e della salute; dall’altro quelle senza vincoli, senza controlli, senza tasse, senza sicurezze igieniche”.

Sarà soffocato il mercato? Il settore della ristorazione è sempre più attento e aperto alla sperimentazione di nuove formule, come dimostra il successo di Cohouse e del social eating, purché siano sostenute da un corretto spirito imprenditoriale, da trasparenza e da lealtà.

Avete dubbi?

27 Commenti

  1. va BENISSIMO che fanno delle regole serie x i ristoranti e ristoratori…..ma non CAPISCO ANCORA come mai nei BAR possono fare a VISTA sul bancone panini piatti caldi ecc ecc…..e invece le STESSE COSE non si possono fare nei RISTORANTI ma c’e’ bisogno di una stanza chiamata CUCINA!!!!!!!!!

  2. Basta aprire un’associazione culturale, come fanno molti ristofighetti di Roma e si lavora senza regole e senza pagare tasse…

    • ciao giuseppe ma per l’associazione culturale a scopi culinari..e’ necessario avere una cucina con sede fissa e a norma?? dove possiamo guardare regole e norme? hai qualche suggerimento? grazie

      • Per l’associazione culturale che porta avanti l’enogastronomia del territorio ci vuole cucina a norma, corso di somministrazione alimenti e bevande, Haccp, affiliazione ad una associazione nazionale, bagno a norma e bagno per disabili e se si dovesse vendere qualche prodotto all’interno della sede ci vuole la P.I. Queste le regole

        • Inoltre ci vuole tutta la documentazione per la Suap in regola…. In totale ( da regione a regione ) si possono spendere dai 4/5.000 euro ai 10.000 euro.(incluse le spese delle voci nel post precedente). Naturalmente ci vuole anche un commercialista.

  3. NON SONO D’ACCORDO IO IN CASA MIA OSPITO CHI VOGLIO NEL MIO CASO MAX 10 PERSONE POI SE MI VOGLIONO DARE UN CONTRIBUTO X LA SPESA IO NON MI TIRO INDIETRO NEL MIO CASO E’ TUTTO SU PRENOTAZIONE DEL GIORNO PRIMA COME SI FA A SAPERE SE IO HO INCASSATO DEI SOLDI O NO DEVONO VENIRE CON UN MANDATO DI PERQUISIZIONE E POI COSA VEDONO 10 AMICI AL TAVOLO CHE MANGIANO E SCHERZANO………….

    • Ferruccio ha perfettamente ragione.Dopotutto trattasi di un attività occasionale e con dei limiti.
      Ho letto non più di 20 coperti. Il famoso guadagno non deve superare i 5.000 € annui.
      Altrimenti ci si adegua alle norme di legge e cioè partita IVA e iscrizione al l’inps.
      Possibile che in questo paese si debba cercare il pelo nel l’uovo per chi ha la volontà di fare qualcosa????!!!!!!!

  4. Alfonso sei stupido quanto ignorante!!!! Per aprire un bar ci vuole il corso di somministrazione cibi e bevande… ma di che stiamo parlando???

    • Pezzo di somaro…..ma tu diche ti occupi barzellette? ????leggi prima la mia domanda e poi spara cazzata Vito!!!!!io parlavo del perché neibar si puo preparare ilcibo a vista enel ristorante no.al bar preparanoditutto davanti ai clienti…..igiene 0.

  5. ma davvero i ‘ristoratori’ temono gli home-restaurant, dai non ci credo. Comunque per me sono 2 mercati completamente differenti. Questo eccesso di normativa disturba soltanto la “libera iniziativa”. In Italia ci facciamo proprio del male da soli. In Germania dove ho vissuto un po’ tutte queste seghe mentali su un settore che spesso fatica a stare in piedi non ci sono proprio. Altro che ex-rec …. lasciate in pace chi vuole fare !

  6. Se taluni chef hanno paura di una eventuale concorrenza, allora penso che non siano sicuri della loro professionalità. Mangiare in case private, è come andare a trovare amici.
    E poi non pensate che ci si renda subito conto se un ambiente risulta pulito?
    Vogliamo parlare invece degli scontrini non rilasciati il più delle volte? Soprattutto se ti conoscono e c’è una certa confidenza dovuta alla frequentazione del locale!!!!!

    • Hai perfettamente ragione…la maggior parte delle volte che vai in un ristorante,anche di lusso,ma hai delle conoscenze,il titolare ti fà lo sconticino…ma col cavolo che ti fa una ricevuta o uno scontrino….Allora io a casa mia invito chi mi pare e se loro vogliono rimborsarmi la spesa..ben venga…

  7. Ma allora? Qual è la forza di una nota del Ministero? Se la legislazione ha un vuoto, si riempie per una circolare ministeriale?

  8. Home Restaurant benvengano siamo la coda di fanalino su tutto e su fatti sempre negativi non ci sto su quello che dicono e si preoccupano i grandi cheff in casa propria si può ospitare chi si vuole è forse reato poi se la spesa si condivide con tutti gli invitati a chi interessa? L’evasione fiscale è il cancro del nostro paese e chi la fa non e certo il semplice privato ma l’esercente di attività regolarmente registrata quindi chi ha da reclamare siamo tutti noi cittadini che pagahiamo regolarmente le tasse! Non so se ho reso l’idea? A chi intenda lascio la conclusione!

  9. Quindi ad oggi 21 marzo 2016 l’home restaurant si apre solo seguendo i criteri di un vero ristorante ? Io mi sono informata all’asl di competenza e mi hanno detto che effettivamente è così però la materia è’ in continuo aggiornamento. Chi può darmi la conferma se posso o non posso ?

    • Natalia , già ti immagino che dovrai sudare le 7 camicie per capirci qualcosa.
      Non voglio essere polemico ma sinceramente voi organi competenti compreso stato centrale avete proprio rotto. E poi si lamentano che i giovani fuggono all’estero.
      È una vergogna!!!!

    • Ferruccio ha perfettamente ragione.Dopotutto trattasi di un attività occasionale e con dei limiti.
      Ho letto non più di 20 coperti. Il famoso guadagno non deve superare i 5.000 € annui.
      Altrimenti ci si adegua alle norme di legge e cioè partita IVA e iscrizione al l’inps.
      Possibile che in questo paese si debba cercare il pelo nel l’uovo per chi ha la volontà di fare qualcosa????!!!!!!!

  10. Ho intenzione di approfondire l’argomento. Qualcuno potrebbe aiutarmi come muovere i primi passi con le istituzioni? Grazie 1000

  11. Cari amici,sono un Consulente del Lavoro vecchio con gli anni ma sempre giovane con le buone idee e la voglia di fare.
    Mi sono ormai convinto che in Italia siamo tutti costretti a fare il possibile per fregare uno stato di diritto asfissiante per la enorme mole di Leggi ed adempimenti amministrativi che spesso impediscono una sana imprenditoria . Le regole debbono esserci e vanno rispettate , ma devono essere poche ,chiare e semplici .
    Quindi , come in questo caso ,quando lo Stato cerca di creare problemi stupidi, io farei il furbetto per quanto riguarda la fatturazione dei pasti ,PER NON SUPERARE I LIMITI ANNUALI PREVISTI RISPETTO ALL’OBBLIGO DI P. IVA ( ossia zero con tutti gli amici e conoscenti e anche con gli amici dei miei amici) ; invece consiglierei di osservare le regole formali che riguardano la facciata esterna dell’attività ( es. HACCP). Considerate che veramente pochissimi sono gli esercizi commerciali perfettamente in regola . Siamo TUTTI più o meno evasori , ma forse non ce ne rendiamo perfettamente conto !!!! e quindi continuiamo a fare gli evasori.

    • Ben venga una regolamentazione seria. Credo i coperti siano 10 per un massimo di 5000 euro l’anno e un massimo di 80 eventi l’anno. Ovviamente occorre avere una casa adatta. Ma bisogna capire l’evento. Non credo si tratti di invitare gli amici e condividere le spese, ma di creare l’evento è di invitare le persone al di fuori degli amici, forse attraverso internet (come i bed & BREAKFAST) o con il passaparola. Se compro casa lo faccio anch’io
      Francesca

  12. come si muove qualcosa in Italia arriva uno stato che lo tartassa.
    Il che significa solo scoraggiarlo. E che progresso possiamo mai avere.
    Se sei creativo in Italia ti conviene non esserlo. E soprattutto, se hai un’idea non farlo sapere a nessuno, e quando lo avranno scoperto devi aver pronta un’altra idea, e un’altra ancora (l’ho imparato a militare). Lo stato – che non ha idee, se non speculare sulle piaghe sociali – è attento solo a come estorcere denaro da un’idea, e non a come svilupparla.Se ti viene un’idea buona, fai il possibile per svilupparla fuori di qui. Prima andarsene, poi svilupparla.
    Poi tornare a trovare gli amici.Con buona pace degli azzeccagarbugli.

  13. Sono un executive chef specializzato nell’avviamento di attività nell’ambito della ristorazione e quindi anche di home food (http://www.frachef.it/home-food.html) e devo dire che ne vedo di tutte. I più non conoscono neppure la normativa e non ci tengono neppure a conoscerla.
    Se si vogliono fare le cose fatte veramente a norma, si molla ancor prima di iniziare, perché non c’è praticamente una sola casa in Italia che sia a norma per fare Home Food, perché in pratica sarebbe come avere un ristorante in casa :p :p
    Quindi, chi lo fa, è perché ha già deciso di stare ai margini della legge. Non dico che sia giusto, eh? ma molti fanno così 🙂

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui