come scegliere il miele

Se dico “miele” a cosa pensate?

Ho provato a chiederlo ad alcuni amici e ne è uscita una lista di parole pressoché ricorrenti: dolce, liquido, api, polline, giallo o dorato, appiccicoso.

È un gioco da provare perché rende bene l’idea dei luoghi comuni intorno al miele.

La lista di aggettivi che ho elencato ci dice come sia facile sbagliare nell’acquisto di un miele di qualità.

miele

È senz’altro vero che il miele sia dolce, ma ce ne sono anche di amari o di salati, come esistono di scuri e di chiari, di solidi e di liquidi, di cremosi e di granulosi.

Ci sono poi mieli di polline nettare e mieli di melata, mieli uniflorali e mieli millefiori.

Va ricordato che nessuna di queste rappresenta di per sé un discrimine per stabilire la qualità di un miele, bensì si tratta di caratteristiche che ci consentono di distinguere una determinata tipologia dall’altra.

ape miele

Una certezza è che tutta questa varietà di mieli sia prodotta da un unico e prodigioso insetto: le api.

Ma come si riconosce un miele di qualità? In base a quali criteri scegliere la tipologia di miele da consumare a colazione o di cui abbiamo bisogno per una preparazione o per un impiego particolare (come magari per dolcificare una tisana o da abbinare ad un formaggio) senza perderci in questo mare magnum di nomi, colori, etichette e sapori?

Scatti di Gusto vi spiega come fare. Dalla sua scelta, alle diverse tipologie nettarifere, passando per gli abbinamenti in cucina.

Tutto questo scoprendo alcune delle più significative realtà produttive di miele in Italia, con gli apicoltori e le loro storie.

Iniziamo oggi con alcuni semplici accorgimenti da seguire per acquistare e gustare un ottimo miele.

1. Provenienza

miele provenienza

La prima regola da seguire per consumare un buon miele è quella di acquistare solo miele italiano. Un’attenta la lettura dell’etichetta è un’azione fondamentale. Su alcuni mieli prodotti da favi provenienti dall’estero trovate scritto: “miscela di mieli provenienti da vari paesi europei e extraeuropei” (e varianti possibili della stessa formula). La grande distribuzione ma soprattutto le aziende dolciarie preferiscono avere un miele sempre identico a se stesso in modo da non alterare il gusto e le proprietà dei prodotti nei quali esso viene impiegato. Inoltre, com’è facilmente immaginabile, i mieli provenienti poi dall’estero (Cina o Brasile, ad esempio) sono meno costosi e quindi ancora più invitanti per la grande industria.

Il consiglio è dunque sempre quello di evitare miele che non sia 100% italiano.

2. Etichetta e certificazioni

In Italia la legislazione in materia di miele è molto severa. La legge impone che il 100 % di ciò che finisce in vasetto debba essere prodotto dell’alveare e non sono ammessi residui di sostanze chimiche (come gli antibiotici o farmaci con cui vengono trattate le api ecc.). Molti produttori si avvalgono della certificazione BIO, che è un’ulteriore conferma della qualità del loro prodotto.

Tuttavia, molto spesso l’assenza della certificazione è legata a ‘ragioni’ non direttamente legate alla qualità del prodotto come, non da ultimo, i costi significativi per ottenerla; costi che una piccola azienda non è sempre in grado di sostenere – e nel mondo dell’apicoltura abbiamo il più delle volte a che fare con produzioni e aziende di dimensioni assai ridotte, molto spesso a conduzione familiare. Questo fa sì che ci sia comunque un’attenzione diffusa per il biologico tra gli apicoltori italiani, anche in mancanza del riconoscimento ufficiale di quella pratica.

Come poi per altri prodotti alimentari, esistono poi alcune diciture territoriali D.O.P. (denominazione di origine protetta) sotto le quali vengono raccolti vari produttori, come ad esempio la D.O.P. delle Dolomiti, la D.O.P della Lunigiana, la D.O.P. Montefeltro, la D.O.P. Sardegna e la D.O.P. Varese.

3. Colore

miele alterato

Il colore del miele varia anzitutto dalla tipologia dei pollini raccolti dalle api. Rimanderemo il discorso sulle diverse colorazioni a quando ci occuperemo dei mieli uniflorali; ora c’interessa di capire come deve presentarsi generalmente un miele al momento dell’acquisto.

La colorazione dev’essere il più possibile omogenea e priva di stratificazioni o separazioni. Se un miele si presenta come nella foto, vuol dire che ha subito un processo di degradazione (le più comuni sono la fermentazione e la separazione di fasi) che ne preclude il consumo.

Di per sé un miele fermentato non ha alcuna tossicità, semplicemente presenta un odore e un sapore molto aciduli, alquanto sgradevoli.

Altro discorso sono le striature bianche presenti in alcuni mieli cristallizzati che sono del tutto naturali e che non inficiano minimamente la qualità del prodotto.

4. Solido o liquido

miele solido

Il più grande stereotipo sul miele – o forse dovremmo dire, la più grande idiozia – è quella che considera un miele di qualità solo se liquido. Idea sulla quale celebri marchi della grande distribuzione hanno costruito la loro fortuna. Si tratta di un mito assolutamente da sfatare e non ce ne voglia il buon Winnie The Pooh.

La cristallizzazione è un processo assolutamente naturale ed è segno di ottima qualità del miele. Esistono infatti solo tre tipologie di miele in cui non si verifica la cristallizzazione, ovvero: l’acacia (o robina), il castagno e il miele di melata.

Tutti gli altri mieli devono cristallizzare e lo fanno, in tempi diversi, a seconda della loro composizione: non è una caratteristica secondaria, anzi è un discrimine chiaro per stabilire empiricamente la qualità di un miele!

Infatti, per evitarne la futura cristallizzazione, alcuni produttori sottopongono il miele a processi di pastorizzazione scaldandolo a 75° gradi. Così facendo, però, le proprietà benefiche del miele (tra cui enzimi e vitamine) vengono distrutte. Per sottolineare l’importanza della cristallizzazione come segno di qualità, alcuni produttori hanno aggiunto in etichetta la dicitura ‘non riscaldato’, sebbene sia ormai una pratica consolidata tra tutti gli apicoltori di livello (la foto precedente mostra un ottimo miele bio di tarassaco perfettamente cristallizzato).

Nel caso aveste bisogno di riportare il vostro miele allo stato liquido, scaldate il vasetto in acqua tiepida senza superare i 40° C in modo da non alterare le qualità del miele.

5. Produttori locali

telaio api serifos

Acquistate il miele prodotto da piccole aziende locali in negozi specializzati o nella vendita al dettaglio in mercati o fiere rionali. Oppure acquistatelo direttamente dai produttori.

La maggior parte delle aziende di apicoltura italiane hanno il loro sito con la relativa sezione per l’acquisto online. E’ senz’altro una possibilità per riuscire a procurarsi prodotti eccellenti che spesso, per ovvie esigenze quantitative, non riescono sempre ad arrivare né a trovare posto nella grande distribuzione.

Il miele, per sua stessa natura, è un prodotto di nicchia e occuparsene significa tenere ben presente questa sua caratteristica. Che lo rende unico e ogni volta completamente diverso, una scoperta ad ogni apertura di un vasetto. Con i suoi profumi e i suoi sapori che ci restituiscono la storia di un territorio che per settimane, un numero enorme di api, hanno incessantemente percorso e setacciato con precisione maniacale: albero dopo albero, fiore dopo fiore.

6. Prezzo

miele di Ailanto

Non vi fate trarre in inganno dalle offerte speciali: il miele va pagato un prezzo adeguato che non può scendere, ad esempio per un millefiori, sotto i 10 euro al kg.  Ed è un prezzo davvero limite.

E voi dove acquistate il vostro miele preferito? Al supermercato, nei mercati ortofrutticoli o direttamente da apicoltori di fiducia?

[Immagini:  Giacomo Petrarca, Il Fatto Alimentare, lapecheride, Muhammad Mahdi Karim]

41 Commenti

  1. Non sono d’accordo con le vostre indicazioni sul prezzo.
    Conosco personalmente piccoli apicoltori (tra l’altro premiati con 3 gocce d’oro) che vendono il miele a prezzi inferiori ai 10€/Kg indicati nell’articolo.

    • Ci saranno pure delle eccezioni (magari direttamente dal produttore), ma la mia era un’indicazione generale che potrà pure oscillare un po’. In fondo, se considerate vasetto, etichettatura e trasporto, quello indicato mi pare un prezzo più che accettabile come soglia minima (qualcosa dovranno pur guadagnare pure gli apicoltori).

      • buongiorno, ho visto ed aiutato a produrlo per piacere di farlo e sinceramente € 10 al kg sono veramente pochi anche se io sono il comprator
        e e non venditore ma capisco il lavoro che crea.

    • Forse lei parla di vendita all’ingrosso.

      Come da osservatorio nazionale il prezzo del millefiori all’ingrosso per il 2015 ha una quotazione minima di 4,68, quello di acacia 7,69.

      Se è un miele premiato, è miele di ottima qualità per cui aggiunga 1 euro minimo.
      A questi deve aggiungere il vasetto, l’etichettatura, la spedizione, il ricarico e l’iva per cui siamo intorno ai 14 euro.
      Se sceglie il vasetto da 400g e fa valere la qualità il prezzo può arrivare anche a 15 euro.

      Nel 2016 la quotazione all’ingrosso ha raggiunto 5,85. Rifaccia un po’ i calcoli.
      Oggi novembre 2017, sotto i 16 euro al kg su un vasetto da 400g io rizzo le antenne.

      Forse il suo amico apicoltore le fa il prezzo che fa all’ingrosso.

      Cordialmente.

  2. Ho la stessa esperienza di Gabriele Rolland: quando ho la fortuna di acquistare mieie di piccoli apicoltori (dal produttore o al punto vendita sul territorio), raramente supero quei 10€/kg
    Per venire alla domanda, rispondo volentieri: in cima alla mia personale classifica il miele di amorpha fruticosa, di cui faccio scorta nel mio viaggio estivo in Carnia.

  3. Anche io lo pago 5 € al kg dal produttore (produttore sardo la cui qualità è fuori discussione). Non sono nemmeno troppo d’accordo sulla necessità di un prodotto italiano, visto che anche in Grecia (ad esempio) producono del miele buonissimo e senza schifezze.

    • Anch’io sono un grande appassionato di miele greco. Ne compro uno di timo su una piccola isola delle Cicladi, Serifos, che è favoloso (magari più avanti ne parlerò). Però stiamo parlando pur sempre di eccezioni. Non è certo il tipo di prodotto né di contesto con cui hanno a che fare i consumatori italiani.

      • Io è molto che sto cercando un miele di Timo delle isole greche, assaggiato per la prima volta a Rodi, ma fatico a trovarlo puro, ossia ne trovo solo tagliato con altri mieli e con percentuale di Timo anche sotto il 20% infatti viene venduto a 10€/Kg; prezzo troppo basso. Nessuno saprebbe indicarmi dove procurarlo in qualche isola greca possibilmente Rodi?

  4. … utili linee-guida e interessanti! Un po’ italocentriche, magari. Mi spiego: da appassionata, io anche all’estero compro sempre il miele locale come souvenir di viaggio. Tradurrei quindi il criterio “100% italiano” in “100% nazionale”.

    • comprendo la perplessità, anche a me piace prendere dei souvenir ‘melliferi’ come dicevo sopra a Filippo. Però ecco, mi sono attenuto alla dicitura in etichetta “miele italiano” che è poi quella che il consumatore trova sull’etichetta.

      • Probabilmente Giacomo voleva fare riferimento al disciplinare di controllo del ciclo produttivo del miele, dai trattamenti alle api alla fase finale di laboratorio con l’ invasettamento, in quanto la legge italiana con le sue restrizioni, maggiori rispetto agli altri paesi della UE, garantisce un prodotto di alta qualità e di sicura provenienza.

    • Certamente, ma secondo fate riferimento a pensieri diversi, entrambi giustissimi. volendo far il parallelo con l’Olio extravergine, il Petrarca, per come ho interpretrato io l’articolo, si riferisce ai mix che vengono fuori da mieli prodotti e prelevati a basso costo senza nessuna indicazione di qualità e provenienza (UE non è un ettaro) altrimenti perchè mixare provenienze di varie migliaia di km diverse per poi venderle a meno del locale?
      il commento invece fa riferimento al miele acquistato in loco, a km zero, dal produttore estero quando si capita in vacanza. Ovviamente son due tipologie di miele diversissime, perchè dubito ke quello stesso piccolo apicoltore locale di creta ad esempio venda il miele alla gramde distribuzione.
      Comunque complimenti per l’articolo.

  5. Visto che avete fatto esempi di miele greco, dovreste anche dire che il Grecia il miele e’ molto più caro che da noi. Raramente il miele di timo si trova sotto i 17 euro al kg. Mai sotto i 15. Lo ho trovato anche a 28!!!
    per me 10 euro al kg e’ regalato tenuto presente tutto il lavoro che ci sta dietro…..
    Ho amici che lo producono, ogni tanto vado a dar loro una mano, se si tenesse conto delle ore impiegate dovrebbe costare 50 euro al kg ?

    • Allora tante parole niente consigli io non ho un produttore vado comprare mielle a mercato al meno posso sagarlo ma come posso controllare per essere sicura che non è miscela di zucchero CUESTO che cerco un specialistico per darmi un consiglio giusto ma chiacchiere non servono Grazie.

  6. Condivido il senso generale dell’articolo, e aggiungo che il miele acquistato da un onesto apicultore di fiducia è più salutare, e a volte anche più economico, di parecchi mieli “industriali” , più o meno “bastonati” , a volte pure contraffatti.
    Una precisazione: la frase contenuta nell’articolo “Ci sono poi mieli di polline e mieli di melata” è da rettificare in: “Ci sono poi mieli di nettare e mieli di melata”
    Per fare il miele le api raccolgono e concentrano il nettare.
    Raccolgono anche il polline, ma lo usano come cibo, soprattutto per allevare la covata.

    • Ha perfettamente ragione e la ringrazio per la precisazione. L’indicazione, come avrà capito, aveva un valore generico e del tutto introduttivo, per distinguere le fonti nettarifere fiorali dalla melata. Comunque ci sarà modo per ritornare approfonditamente sulla distinzione quando parleremo del miele di melata. La ringrazio per il suo contributo.

  7. Sono un’apicoltore della Valle d’Aosta faccio questo lavoro come professione da un anno(ho le api da trenta anni) causa la perdita del lavoro come metalmeccanico da 40 anni .Quest’anno per le api ho fatto 20.000 km., la produzione è stata di 20 kg. per arnia facendo nomadismo sull’acacia e alta montagna , vendo il miele a 10 -12 euro al kg. con questa produzione mi pago a malapena le spese

  8. La ringrazio per le informazioni
    Trovo stupido discutere sull’ euro in più o in meno per questo straordinario alimento che è il miele. Chi non è disposto usi lo zucchero. Mi piacerebbe conoscere i vari abbinamenti in cucina
    Magari in altri post. Grazie api di esistere e speriamo per tanto tempo

    • Grazie per il suo commento! Parleremo sicuramente anche degli abbinamenti del miele in cucina, continui a seguire la nostra rubrica!

  9. C’è un’inesattezza: i mieli di acacia, melata e castagno cristallizzano anch’essi ma molto lentamente. Solitamente li abbiamo consumati prima.

    • ha ragione, ma ai fini dell’informazione relativa alla cristallizzazione di tutte le tipologie di miele come segno di qualità, dire che gli unici a non cristallizzare siano l’acacia, il castagno e la melata è una semplificazione ‘pratica’ di immediata utilità. Anche perché in commercio è rarissimo che un consumatore s’imbatta in un’acacia cristallizzata (sarebbe, quantomeno, molto vecchia). Grazie per il suo commento!

  10. Buongiorno, recentemente ho provato un miele italiano di rododendro (val d’aosta) venduto a 15,00 € al kg.
    Cosa ne pensa del pricing in rapporto al prodotto ?

  11. Sto cercando di capire alcune cose sul miele. La mia domanda è questa: quando vado ad acquistare anche direttamente da apicoltore trovo tutta una serie di gusti: castagno,melata,acacia e molti altri. Come è possibile che un unico apicoltore con residenza ad esempio nel veneto possa produrre miele agli agrumi o tutta una serie diversa di gusti? Vengono aggiunti degli aromi al miele di base per dare i diversi gusti?

    • Lo compra in Sicilia o Calabria e lo rivende in Veneto…semplice! La cosa migliore e produrre mieli autoctoni esempio quest anno nella zona del Veneto c’e stato un ottimo tarassaco…

    • Sono mieli prodotti nelle regioni del sud Italia, e commercializzati da apicoltori del nord.
      Non viene aggiunto alcun additivo. Per corretezza non per obbligo di legge dovrebbe essere riportato in etichetta.

  12. Produco, sull’isola di Lipari, miele millefiori da Ape Nera Sicula, miele certificato da lavori universitari ( vedi sito http://www.mieledilipari.com ) con potere antiossidante dieci volte superiore ai mieli in commercio. Un lavoro continuo e duro ( nei mesi più caldi ) mi permette produzioni limitate che vendo a 40 € /Kg sopratutto a buongustai del nordEuropa. L’impegno lavorativo per ottenere una produzione di 150-200 Kg /anno senza uso di farmaci su una collina incontaminata della mia isola é tale che non mi consente di coltivare più di venti arnie , nel rispetto di un metodo di allevamento del tutto rispettoso dell’ape e del suo prezioso prodotto. Senza l’aiuto dei farmaci si fatica di meno e sicuramente ci si può permettere un prezzo un po’ più basso, ma un miele come quello di Lipari vale il suo prezzo.

  13. Produco, sull’isola di Lipari, miele millefiori da Ape Nera Sicula, miele certificato da lavori universitari ( vedi sito http://www.mieledilipari.com ) con potere antiossidante dieci volte superiore ai mieli in commercio. Un lavoro continuo e duro ( nei mesi più caldi ) mi permette produzioni limitate che vendo a 40 € /Kg sopratutto a buongustai del nordEuropa. L’impegno lavorativo per ottenere una produzione di 150-200 Kg /anno senza uso di farmaci su una collina incontaminata della mia isola é tale che non mi consente di coltivare più di venti arnie , nel seguendo un metodo di allevamento del tutto rispettoso dell’ape e del suo prezioso prodotto. Con l’aiuto dei farmaci si fatica di meno e sicuramente ci si può permettere un prezzo un po’ più basso, ma un miele come quello di Lipari , privo di alcun tipo di contaminazione, vale il suo prezzo.

  14. Premetto di non essere un patito degli alimenti dolci,però il MIELE …. Domandò : ma come mi devo comportare con la eventuale glicemia ? Non ne soffro però mi dicono di stare attento. E dove finisce l’attenzione col miele ? Al mattino a colazione spalmato leggermente su due o tre fette di pane o biscottate e la sera un cucchiaio nella tazza di latte o di tisana? È un consumo tranquillo ?

  15. Ultimamente mi sono interessato molto di questo prodotto,e ho cominciato a fare un po di ricerche ,comprando di qua e di la anche in europa.Se puo essere utile in Italia,almeno per il momento sono rimasto molto deluso,lasciamo perdere le varie etichette,se volete provate del miele fatto in paesi del centro europa:Polonia e Germania in primis.Qui cè veramente una cultura del biologico,che non ho riscontrato in Italia. Tanta pubblicita e zero gusto.

  16. Articolo pressoché inutile. Privo di informazioni tecniche serie. Non si capisce in base a cosa comprendere la differenza fra i mieli nè in produzione nè in degustazione. Delle proprietà nutritive non si dice nulla. Oggi stavo per comprare del miele in offerta dall’est Europa. Perché dovrei compare quello italiano?

  17. Che il miele italiano sia buono non ho difficolta’ a crederlo. Ma le assicuro che se lei girasse il mondo un pochino di piu’ scoprirebbe che ci sono dei mieli ottimi e decisamente superiori a quello italiano (anche se molto piu costoso). Un esempio ? assaggi un po’ il miele che viene prodotto in Indonesia nella Giungla, qualita’ nera, e poi ne riparliamo. Non bisogna mai esagerare con gli aggettivi perche’ al mondo c’e’ sempre qualcosa di meglio e non sempre anzi assai raramente e’ italiano. Cordialmente !

    • Signor sergio, provi a pensare quanti cittadini Italiani si possono permettere di fare un viaggio in Indonesia e di accquistare il miele nero della giungla.
      Si ritenga quindi fortunato, ma il suo giudizio non fa numero e di fatto non conta. Restiamo al nostro miele Italiano che é un’eccellenza.
      Comunque l’articolo parla di mieli economici Europei ed extraeuropei (quasi sempre Cinesi di scarsa qualitá).

  18. Buonasera io ho a casa un vasetto di miele preso direttamente da apicoltore che però ha fermentato fuoriuscendo dal vasetto. Odore e sapore sono ancora buoni ma mi chiedevo se fosse rischioso consumarlo. Mi dispiacerebbe buttarlo. Grazie

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