Il cioccolato della Lindt boicottato causa Islam e calendario dell’Avvento

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Lindt

Ce l’avete presente l’irresistibile scioglievolezza del cioccolato Lindt? Ecco. A Natale 2015 rischia di sciogliere assai poco.

Comfort food per eccellenza, protagonista dei momenti a più alto tasso depressivo della vita di ciascuno di noi, la cioccolata Lindt sarà messa al bando da parecchie case –italiane e non- nelle prossime settimane.

E non certo per i preoccupanti livelli di olio di palma presenti nella sua composizione, bensì per ragioni che definire ridicole è decisamente riduttivo.

Come ogni casa cioccolatiera che si rispetti, anche la Lindt ha proposto per il Natale 2015 (così come nei due lustri precedenti, a onor del vero) il più burroso dei gadget natalizi: il calendario dell’Avvento. Un’infilata dolcissima di cioccolatini da scartare e ingollare day by day, buoni tanto da far pensare ad un cibo divino, da sogno.

Ed infatti è proprio alle suggestioni fiabesche, oniriche della raccolta di novelle orientali più celebre al mondo, Le Mille e una Notte, che si ispira il calendario. Cupole a cipolla, bifore, trifore, colonne, portali, e una cascata di oro, oro come se non ci fosse un domani.

Lindt Natale

Un’architettura inequivocabile nel suo genere che però in molti consumatori abituali di cioccolato (ma forse non solo di quello) ha suggerito ricordare una Moschea. Rea di aver provato a contaminare con suggestioni islamiche la più cattolica delle nostre feste, l’azienda dolciaria si è vista letteralmente invadere da insulti sulla sua pagina Facebook, cui ha fatto eco la minaccia -da parte dai consumatori abituali di cui sopra- di lasciare per quest’anno palle, palline e tavolette sugli scaffali del supermercato.

Se non ci credete, date un’occhiata ai commenti nella pagina Facebook dell’azienda. Si parla di Ciocco Islam.

Orsetto è cresciuto, per contenere tutto il vostro amore!www.lindt.it

Posted by LINDT, Cioccolato – Italia on Lunedì 7 dicembre 2015

Un misuderstandig imbarazzante che i vertici dell’azienda hanno provato a chiarire, ricordando che il calendario, così in quella forma è in commercio da anni, ma niente. Noi un calendario dell’Avvento a Moschea a casa non ce lo vogliamo comprare aiutiamoli a casa loro.

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Si è giocato d’anticipo, invece, in casa Ferrero, dove il rischio di islamizzare la cioccolata è stato ben ponderato. E lo sa bene una ragazzetta di cinque anni che ha provato –senza riuscirci- a stamparsi l’etichetta personalizzata sul barattolo di Nutella.

Perché? Perché la biondissima bambina vittima solo del delirio onomastico dei suoi genitori porta il nome di Iside, la cornamunita dea della fertilità che trova –ahilei- traduzione anglofona nientemeno che nella parola ISIS. E può mai questo nome comparire su un barattolo di cioccolata si sono chiesti in quel di Alba? Jamais. Inutili in proposito le proteste dei familiari che hanno provato a spiegare che no, la piccola non va in giro con zainetti esplosivi, ma al massimo a scuola si porta due barrette Kinder.

Niente. Isis sul barattolo di Nutella non si può proprio scrivere per la gioia di quel manipolo di consumatori deliranti che ritiene verosimile che sullo scacchiere internazionale, a determinare i rapporti tra i popoli, ci possano finire tavolette di cioccolato o creme spalmabili.

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