Roberto Liberati

Roberto Liberati lo conoscete tutti.

Se non lo conoscete o non ne avete mai sentito parlare non potete nemmeno accampare la scusante che voi siete vegetariani e lui è il macellaio della Bottega Liberati.

Perché la sua fama va ben oltre il confine geografico della città di Roma o del quartiere in cui opera, a sud della Capitale.

E perché non potete nemmeno rubricare la sua attività alla voce macelleria.

Se n’è accorto anche Lucky Peach che gli dedica un ritratto scritto da Gabriele Stabile e una video intervista.

Che per fortuna di noi umani mangiatori di italiano è stata lasciata nella nostra lingua con l’aggiunta dei sottotitoli in inglese che potranno essere d’aiuto per l’esercitazione nella comprensione dell’idioma straniero.

Per tutti i gastrofissati e amanti della carne, invece, è l’occasione giusta per ascoltare il guru della macelleria.

Rimarrete soddisfatti. E guarderete la carne che mangiate da un altro punto di vista: quello dell’animale.

Roberto Liberati è una persona generosa.

Saluta dalla via Tuscolana, un’antica strada romana che collegava la città eterna alle regioni periferiche dell’impero. Ora, è fiancheggiata da un’infinita schiera di palazzi di appartamenti e porta tutti diritti diritti all’Ikea.

Allora perché i Romani fanno ancora questa lunga camminata fino a questo negozio? Non perché non sia possibile trovare carne di qualità da nessun’altra parte a Roma. È proprio per Liberati. Attrae le persone (e mentre aspetti in fila, non guasta vederlo ordinare ai dipendenti di tirare fuori un assaggio di Carpaccio con le olive toscane più belle dell’universo).

Gabriele Bonci carne

Non è raro incontrare la chef Francesca Barreca di Mazzo mentre valuta la trippa o Gabriele Bonci mentre parla di grano e pane.

La specialità di Liberati è il bestiame allevato allo stato brado cioè animali felici che non hanno mai vissuto un solo giorno della loro vita in cattività.

Roberto chiacchiera con tutti, sempre cortese, sempre sorridente. Ri-educherebbe gentilmente tu e il tuo senso del gusto. Conosce molto bene il suo campo, ma può parlare di musica, filosofia orientale, nutrizione, letteratura e antropologia.

Può ascoltare e può insegnare. Era un architetto che , come Dario Cecchini, ha lottato a lungo per scendere a patti con la sua eredità. Ma alla fine, ha abbracciato il lavoro di suo padre e l’ha portato a nuove vette, specializzandosi, ricercando e semplicemente sforzandosi di dare il massimo come Macellaio.

[Link: Lucky Peach. Ritratto: Alessandro Fanelli/Instragram]

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