Vinitaly. 5 vini per dimenticare App, taxi e navette del giorno 3

Tempo di lettura: 4 minuti

vinitaly-franciacorta

Arrivati al terzo giorno di Vinitaly 2016, sorge spontanea un’altra considerazione qui da Verona. Quella dei collegamenti con la fiera e non solo. Niente da dire sulle prime ore del giorno: tante navette in mattinata dalla stazione alla fiera, comode e abbondanti.

La cosa cambia totalmente al ritorno. Traffico congestionato (ma lo si sapeva), meno navette, ma che non rispettano le fermate e fanno come capita, aprendo le porte ai visitatori stanchi (e a volte ubriachi) lontano dalle fermate prestabilite. Corrervi dietro è impossibile, il fiume umano impedisce qualsiasi spostamento e i vigili, che tengono tanto ad alzare le palette per regolare il traffico di pedoni sulle strisce, si disinteressano completamente a ciò che succede attorno alle navette. Preferirei qualcuno che organizzasse la fila, magari posizionando delle transenne, come accade con i taxi.

Già, i taxi, un’altra nota dolente. Per chiamarli nelle ore serali bisogna passare prima per l’ufficio dei miracoli. Ieri sera ho impiegato quasi un’ora per prendere la linea. Ma non basta: ho anche scaricato la app che, evidentemente, segue la scia alcolica individuando male la posizione del malcapitato utente (la mia in questo caso) e mandando un taxi da tutt’altra parte. Ma, dico io, non è possibile potenziare il servizio durante Vinitaly? Sappiamo tutti da anni che siamo in tanti ad averne bisogno, eppure sembra che a nessuno importa nulla. In fondo noi, visitatori, appassionati e gente del settore (modestamente) portiamo il lavoro e i soldi.

Ma passiamo al bello, permettetemi, al diVino. Oggi vi racconto di 3 bollicine, di un rosso e di un passito.

1. Ricci Curbastro Franciacorta

Andare a trovare questo signore elegante e di classe è sempre un piacere. Così come il motivo per cui ci si va: le bollicine. Di Franciacorta ce ne sono tanti in giro, più o meno noti, più o meno buoni (anche se non amo usare questo aggettivo parlando di vino). Ma quello che Riccardo riesce a fare con le sue creazioni è da pochi, specie se parliamo di Saten, Chardonnay 100%. Quello che avevo bevuto ieri è stato sboccato nel 2015, ma aveva 9 anni alle spalle passati sui lieviti. Non per niente fa parte della collezione Museum Release. Per raccontarlo non bastano le parole: immaginate la seta sottilissima che vi avvolge la bocca, quella bollicina fine e persistente che accarezza il palato e che regala emozioni rare e preziose. Da godere.

2. Camossi Franciacorta

camossi

Camossi è una piccola azienda nel cuore di Franciacorta, a Erbusco, e anche se non vanta il nome famoso, ha festeggiato 20 anni di attività. Produce annualmente solo 60.000 bottiglie  di cui 30.000 Brut e 15.000 Satin. Stavolta però parliamo di Riserva, Pinot Nero 100%, Extra Brut. Blanc de Noir è una delle esperienze alle quali non posso rinunciare. Grazie ai 5 anni e mezzo sui lieviti, è una vera coccola preziosa, capace di regalare un sorriso in ogni momento della giornata.

3. Leonia Rosé Frescobaldi

leonia-rosé

Pomino Rosé DOC, Brut Milesimato 2011, è un vino nato nel cuore della Toscana e per questo è inaspettato. E’ un Metodo Classico nato dai migliori Pinot Noir di Pomino, impiantati nel 1855 dall’audace signora Leonia dopo aver fatto una lunga esperienza nella zona dello Champagne. Grazie ai 600 m di altitudine, le uve non soffrono il caldo eccessivo e non devono essere raccolte troppo presto per non “perdere l’attimo”. Leonia Rosé si presenta nel bicchiere di un meraviglioso color rosa carico tendente al ramato, con una bollicine sottile, elegante in bocca, che fa sognare altri tempi. Da tenere per i momenti speciali.

4. Primitivo Cantine Imperatore

primitivo-imperatore

Abbandoniamo le bollicine a spostiamoci in Puglia. Cantine Imperatore, altrimenti dette “Giardinieri del vino” è un progetto di una giovane imprenditrice del settore, Sonia Imperatore, chè è tanto appassionata delle storiche tecniche di vinificazione da decidere di invecchiare i propri vini nella grotta del ‘700. Un’altra particolarità dell’azienda è che qui non usano i solfiti, neanche un po’. Per questo il suo Primitivo VIII Decumano non sembra essere quel classico Primitivo al quale siamo abituati un po’ tutti. Profumi freschi, di macchia mediterranea come salvia e alloro, in bocca diventano sapori erbacei con spiccate note floreali e fruttate. Da ri-scoprire.

5. Passito Imperatore

passito-imperatore

Non sono appassionata di vini dolci e raramente ne parlo, ma sono stata letteralmente sedotta da un passito decisamente insolito delle Cantine Imperatore. Prodotto con il Primitivo 100%, fermentato lentamente a temperatura controllata, invecchiato per 18 mesi in acciaio, si presenta al naso con le spiccate note di pasticceria, caffè, cioccolato e spezie delicate. In bocca inganna. Ad occhi chiusi sembra un liquore a caffè leggermente dolce, e poi vira verso la mandorla. Abbiamo discusso a lungo sugli abbinamenti, forse la pasta di mandorla non è da scartare. Ma accostare il passito ai formaggi erborinati tipo Roquefort sarebbe ideale. Da sperimentare.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui