8 esempi per acquistare prodotti bio e di qualità e spendere meno che al supermercato

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Alveare Torino

Portare in tavola cibo bio e sostenere aziende superlocal costa meno che andare al supermercato. Se avevate sempre pensato che acquistare uova, salumi, farina e verdura fresca dai piccoli produttori vi sarebbe costato un occhio della testa, potreste ricredervi grazie a una nuova piattaforma web.

Si chiama L’Alveare che dice Sì, nome poco evocativo (perdonateli, gli ideatori sono francesi) che rappresenta una sorta di evoluzione 2.0 dei vecchi GAS, i gruppi di acquisto solidale. Funziona come un ecommerce evoluto che pesca dalle aziende del territorio e si basa su una community di consumatori che vivono nella stessa città. Il format è nato in Francia nel 2011 e da allora ha conquistato 1 milione di persone in Europa. Ad oggi gli Alveari sono oltre 700. In Italia il modello ha cominciato a diffondersi nell’ultimo anno e può contare su un centinaio di community, soprattutto a Nord e nel Centro.

In pratica: si ordina online da una lista di aziende agroalimentari che si trovano nelle vicinanze, si paga, e un giorno prestabilito della settimana si va a ritirare la spesa di persona in un luogo predefinito in città. In quel giorno e in quel luogo si viene a creare una specie di mercato temporaneo, dove i produttori incontrano i consumatori e gli consegnano di persona la merce. Risultato: zero invenduto e rapporto diretto tra chi fa e chi compra. L’Alveare che dice Sì ne fa anche una questione etica, mettendo in chiaro fin da subito quale sarà il ricarico che ogni prodotto subirà. La cifra è fissata al 16,7%, che viene diviso a metà tra piattaforma organizzativa e Gestore del singolo Alveare.

Mettendo insieme prodotti di alta qualità (e quindi mediamente più cari) e basso ricarico, l’equazione non è scontata. Quanto ci costerà alla fine dei salmi la spesa in Alveare? In occasione della nascita del primo Alveare di Firenze, che sarà gestito dalla foodblogger Chiara Brandi, siamo andati a controllare i prezzi, facendo un raffronto tra web e supermercato.

1. Pasta

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Tra i prodotti acquistabili nell’Alveare di Firenze troviamo ad esempio la pasta, realizzata dal Pastificio Michele Portoghese con grani selezionati ed essiccazione lenta a bassa temperatura. Il pacchetto da mezzo chilo di mezze maniche, penne rigate o spaghettoni costa 2,20 €. Il Pastificio Michele Portoghese non commercializza i propri prodotti nella grande distribuzione, ma se prendiamo in considerazione i prezzi di un altro pastificio artigianale, come ad esempio Fabbri, troviamo cifre ben più consistenti: gli stessi spaghettoni costano 6 €, i tortiglioni 7,10 € e le mezze maniche 5,30 (prezzi dallo shop online).

2. Carne

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Nell’Alveare di Firenze è possibile acquistare anche la carne, direttamente dall’allevatore e macellaio Rocco Trotta della Società Agricola Il Ponte, Mugello. Ci sono diversi pacchetti acquistabili, come ad esempio quello composto da mezzo chilo di hamburger, mezzo di spezzatino, mezzo di roastbeef, mezzo di fettine di manzo e mezzo chilo di salsicce di maiale. Prezzo totale per 2,5 kg di carne: 38,9 €. Concorrenziale, considerati i prezzi delle macellerie di quartiere. Ma anche rispetto ai prezzi del supermercato, considerando che alla Coop.Fi le fettine di manzo di qualità costano 29,5 € al chilo. Il prezzo del macinato per ragù (9,50 € al kg) è in linea con quello della carne bio che si trova all’Esselunga. Le nostre 20 migliori macellerie in Italia vi possono fornire ulteriori confronti di qualità.

3. Salumi

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Tra i prodotti che si possono mettere nel carrello virtuale anche i salumi di cinta senese della Fattoria di San Michele a Torri, alle porte di Firenze. Si va dal Capocollo di cinta dop seccato all’aria da 15,4 € al pezzo alla Sbriciolona in vaschetta da 120 gr per 6 €.

Prodotti introvabili nella GDO e che si vendono a peso d’oro in gastronomia (almeno il 30% in più per generi paragonabili).

4. Verdura

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Anche la verdura fresca risulta piuttosto conveniente: le cipolle rosse bio della Fattoria di Arcetri costano 2,80 € al kg contro i 2,83 dell’Esselunga (salvo promozioni), i broccoli costano 3,40 € al kg contro i 3,98 del super e i finocchi 2,80 contro 3,80.

5. Cioccolato

Fonderia del Cacao tavolette

Il cioccolato potete comprarlo dove volete: le tavolette da 50 gr della Fonderia del Cacao costano 2 € online e 1,79 al supermercato (ma quella al peperoncino conviene sul web). Ah, ed è pure vegano.

6. Olio e Vino

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Stessa cosa per olio e vino: il sangiovese bio della Tenuta La Novella in vendita sul web costa 16 € al litro (28 il Riserva), in linea con il prezzo del Chianti Classico Bio.

L’olio extravergine d’oliva, sempre della Novella, costa 38 € al litro, quanto il Laudemio Frescobaldi.

7. Farine

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Poi ci sono farro, cereali e farine di grani antichi. Tra cui la famosa farina Granprato, ottenuta da grani particolari coltivati solo in provincia di Prato (3mila ettari in tutto) e macinata a pietra al Molino Bardazzi. Introvabile se non sul posto, nell’Alveare costa 1,30 € al kg. Per trovare qualcosa di simile bisogna rivolgersi a ecommerce specializzati nel bio, come ad esempio Solmeo: qui la farina di grani antichi costerebbe 3,60 €, ma al momento non è disponibile. E in più ci sarebbero da calcolare eventuali spese di spedizione.

8. Birra artigianale

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Infine la birra, artigianale ovviamente. Nell’Alveare di Firenze si trova la Birra Mascetti: 4,20 € per il formato da 33 cl, 8,50 € per quella da 75cl, acquistabile anche in cassa da sei per risparmiare un po’. Al supermercato qualche birra artigianale si trova, anche a costi un po’ più bassi. Ma per un fiorentino bere la birra ispirata al Conte Mascetti di Amici Miei non ha prezzo.

Per tutto il resto, c’è la GDO.

3 Commenti

  1. Con rispetto, una lista che perplime un poco.
    Non l’eterogeneità dei prodotti, che in una spesa ci sta, ma diamine, alcuni rapporti qualità/prezzo sono davvero ai minimi, e mal si confanno alla premessa: prodotti bio di qualità per spendere meno che al supermercato.
    Un solo esempio al volo: da un lato verdure (e anche la ciccia) fanno venire voglia di aprire immediatamente il portafoglio ordini; dall’altro la birra si presenta come una b@l@din dei bei tempi, quando l’italico profeta della birra artigianale si permetteva prezzi da fare sgranare gli occhioni!

  2. Il WEB 2.0 ha svolto il ruolo di “STRUMENTO del MARKETING” così bene negli ultimi 5 anni che qualsiasi proposta indecente viene accettata supinamente.
    Lo spirito critico è stato fiaccato dal web 2.0.
    Le menti stordite e confuse dall’ AMMUINA dei food blogger.

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