Che ne sai tu dell’ostrica italiana La Perla del Delta che è una vera regina?

Lo so, non siamo nel mese con la “R”, che, si dice sia buono per gustare al meglio le ostriche. Ma io vi voglio parlare della Perla del Delta, l’ultima novità nel vasto mondo delle ostriche, uno dei prodotti più amati dai gourmet di tutto il mondo, ma anche prezioso alleato della nostra salute.

Florent Tarbouriech ha inventato un metodo di allevamento esclusivo basato sulla marea solare che gli ha consentito di conquistare le tavole di mezza Europa con le famose ostriche rosa.

L’ultima nata in famiglia è la Perla del Delta, prodotta in Italia nella laguna di Scardovari, Patrimonio Unesco e Riserva della Biosfera, luogo incantevole nel parco naturale del delta del Po. Grazie alla partnership con l’azienda italiana Oyster Oasis, il Bel Paese è diventato il più grande mercato di ostriche speciali Tarbouriech dopo la Francia.

Perché questo successo?

Le ostriche allevate con il sistema tradizionale hanno meno qualità e resistenza delle cugine atlantiche che, allenandosi a stare fuori dall’acqua, si irrobustiscono. Il sistema innovativo ideato da Tarbouriech annulla le differenze: le ostriche vengono incollate una ad una a mano su corde a loro volta collegate ad un argano che le innalza riproducendo l’effetto delle maree atlantiche.

E Corrado Tenace, uno dei fondatori di Oyster Oasis, ci da qualche prezioso consiglio su come scegliere le ostriche e dove gustare la nuova arrivata nella sua “scuderia”.

L’ostrica, quando è chiusa, deve essere molto larga, concava e robusta, e non fine e sottile. Quando la conchiglia è grossa, è il segno che è matura al punto giusto, e che ha almeno 3, meglio se 4 anni.

Quando avete davano a voi un plateau di ostriche già aperte, potete sempre scegliere bene. L’ostrica più buona è più grassa: la parte chiara del mollusco deve essere più grande possibile rispetto alla parte più scura. Ma anche la conchiglia deve essere più larga e ben pronunciata.

La nuova arrivata, la Perla del Delta, ancora non è in grande distribuzione, e non riuscirete a trovarla se non in un qualche ristorante particolarmente attento alle novità nel mondo delle ostriche.

Per adesso potete gustarla da Stefano Marzetti (ristorante Mirabelle), da Gianfranco Pascucci (ristorante Pascucci al Porticciolo), da Raffaele de Mase (Osteria 140) e, naturalmente, da Marco Milani (ristorante Baccano che ha ospitato l’evento della presentazione).

Il costo di un’ostrica si aggira intorno a 6 € (ma credetemi, ne vale tutti). E’ carnosa, croccante, con sentori di sottobosco, ed è molto dolce.

Come gustarla? Prima di tutto, al naturale, però cercate di evitare il limone che non disinfetta niente ma uccide tutti i sapori dell’ostrica.

Se volete sbizzarrirvi, bagnate il mollusco con un cucchiaino si salsa a base di aceto di vino rosso e scalogno e accompagnatelo con una fettina di pane imburrato.

Ah, dimenticavo: aprite una bottiglia di Champagne, non sbaglierete!

Oyster Oasis. Via Piave, 28, Magenta (Milano). Tel. 02 83418930

(foto ufficio stampa Catino e Giglio, iphone Giulia Nekorkina)




- venerdì, 12 maggio 2017 | ore 12:54

2 commenti su “Che ne sai tu dell’ostrica italiana La Perla del Delta che è una vera regina?

  1. Ottima segnalazione, ne terro’ presente la prossima volta che andro’ a ricoprire la visiera del casco di moscerini, girando il Delta.
    Perché quando si va in moto, oltre i meravigliosi paesaggi sugli argini, ci si confronta con la domanda “quante volte hai dovuto pulire la visiera oggi?” 😉
    Mi permetto una sola correzione, gentile Giulia: si chiama “Sacca”, non “Laguna” di Scardovari.
    Vero che di ambiente lagunare tratttasi, ma non solo il toponimo, pure la zonizzazione degli allevamenti di mìtili recita “C8 – Sacca di Scardovari”.

  2. Assaggiate a Santa Giulia sabato sera è una meraviglia… cara ma buonissima e supera di gran lunga la famosa Gillardeau francese.

    Ottimo

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