La cassoeula è un piatto dell’anima – un lombardo ne pronuncia con reverenza perfino il nome, pieno di sugose consonanti. Figuriamoci se gli (e vi) dicessi che da poco una coppia di intraprendenti giovanotti brianzoli l’ha fatta in versione 2.0. Loro sono Matteo Cesana (laureato in ingegneria) e Francesco Sala aka La Cassoeula del Togn.

La ricetta è di famiglia

Ma attenzione, in questi tempi di piatti sfregiati i due si attengono con scrupolo a una ricetta del 1945. Anzi, trascritta nel 1945, ma risalente a molto tempo prima: la ricetta del Togn (Antonio) eponimo.


E tale piatto, di cui volendo potete abbuffarvi ogni giovedì sera alla Capanna, il ristorante di famiglia a Lurago d’Erba, ora è disponibile anche:
a casa vostra con i due come personal chef, su prenotazione
• sottovuoto, ordinata online, confezionata in un bel sacchetto e spedita al vostro indirizzo
• sottovuoto, in modalità delivery a casa vostra (in Brianza)

La cassoeula ha da esser generosa

La versione del Togn non prevede, mi risulta, le salamelle. E se è per questo, qualcuno che non ama la carne la mangia anche senza costine. Si sa, i piatti della tradizione hanno tante varianti quante le cucine in cui vengono preparati. Ma le verze, che un tempo si lasciavano ghiacciare nell’orto, le costine, le cotenne, le carote, il condimento tutto sono generose come le porzioni. Affrontatela con una polenta fumante.


Quella cassoeula, provata appena fatta e riscaldata al forno, è (absit blasphemia) una sorta di resurrezione delle carni. E se trovate qualcuno che, per fare il raffinato, dice “cazzuola”, non diffidate. Sono dettagli. L’importante è l’autenticità.

[immagini: iPhone di Daniela, Brianza che nutre, La Capanna]