Voi fate pure la fila per ciò che volete. Io sarò già nella stanza del workshop di calligrafia di parole del vino, il 25 e 26 novembre per VI.VITE, a Milano. Se ho esordito citando un contenuto così insolito per un festival di vini è per sottolineare un format diverso. Ben diverso dai soliti. Saremo con i piccoli produttori, quelli delle Cooperative.

VI.VITE è il primo evento dedicato al mondo della Cooperazione Vitivinicola Italiana. Per il grande pubblico. Che parla la lingua di tutti (e che la lingua la mostra anche, come nel poster irriverente che tappezzerà Milano).

Qualche info pratica

I promotori: Federico Gordini – Lievita e Alleanza delle Cooperative
Il luogo: le Cavallerizze (ex-stalle) del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano. Che saranno allestite per fare di VI.VITE un’esperienza il più possibile immersiva.

I contenuti: degustazioni e tavoli vino-pane-salame, workshop, musica, osteria interna, Mercantina – il mercatino interno. E poi ancora area relax, cabaret con gli attori di Zelig Lab, improvvisazione teatrale e una digital room iperconnessa al posto dell’obsoleta sala-stampa …
Biglietto d’ingresso: 15 €, con diritto a 5 degustazioni – ricariche di 5 € per successive consumazioni.

Ruenza Santandrea, coordinatrice del settore vitivinicolo dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari, ha dichiarato “In Italia un racconto della vigna cooperativa non è mai stato fatto. Nessuno ha mai raccontato come sia stato possibile che aziende agricole che posseggono in media due ettari abbiano potuto, associandosi, arrivare sui mercati di tutto il mondo.”

A VI.VITE saranno presenti una settantina di espositori. Rappresentativi di molti più di quei piccoli e piccolissimi produttori, capaci di grandi e grandissimi risultati.

Qualche numero sull’Alleanza

– 498 cantine
– 148mila soci
– 9.000 occupati
– una produzione pari al 58% dell’intera produzione vinicola nazionale
– un giro d’affari di 4,3 miliardi di euro: il 40% del totale del fatturato vino nazionale
– 8 cooperative con fatturati superiori a 100 milioni di euro
– un export di 1,8 miliardi di euro: il 42% del fatturato delle cooperative vitivinicole e a 1/3 di tutto il vino italiano esportato.

Federico Gordini, ideatore del format come già anche di Bottiglie Aperte e della Milano Food Week, e curatore di VI.VITE, ha descritto le attività dei due giorni con ritmo ed entusiasmo da affabulatore e mostrato la planimetria e il rendering dell’allestimento, che si prospetta molto godibile.

Sarà un azzardo quello di rivolgersi a un pubblico molto più grande e più giovane, il target 25-45 anni? Forse lo sarà, ma la ricetta c’è: ribaltiamo il linguaggio del vino. Raccontiamo la vite. Raccontiamo le vite.

[Immagini: Ufficio stampa Vi.Vite, Les Enderlin]

2 Commenti

  1. L’idea -vorrei dire addirittura l’ideale- della cooperazione avrà sempre un grande futuro. Perché affonda le sue radici in valori umani millenari e universali.
    Quindi ben vengano queste iniziative a favore dei “piccoli” produttori, gente che spesso – come ha scritto giustamente Cristiana Laura su Dagospia pochi giorni fa- non gode certo delle attenzioni più o meno disinteressate di quella “aristocrazia del pensiero sul vino che, a forza di cercare il cardamomo, il cuoio e la sella di cavallo, si è dimenticata la bevibilità”, ossia la caratteristica essenziale del vino genuino e ben fatto che piace al primo sorso proprio per la sua gradevolissima semplicità. Come una bella donna che piace per quello che è, non per come appare o si “vende”, o perché si veste con abiti firmati all’ultima moda.

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