Il grano si miete una sola volta all’anno anche se si macina tutto l’anno per ottenere la farina. Il periodo della mietitura è giugno nel sud dell’Italia. Più o meno intorno alla metà del mese perché a comandare è il cielo inteso come condizioni meteorologiche.

In quel giorno si celebra il Capodanno del Mugnaio che è festa sui campi per guardare al raccolto che si spera abbondante e di ottima qualità (gli agricoltori guardano alle proteine, i pizzaioli al W e più o meno sono d’accordo sul punto).

L’anno scorso si è celebrato il 17 giugno, quest’anno lunedì 25.

La località è sempre la stessa, Frignano (presso l’azienda D’Amore, siamo in provincia di Caserta), terra fertile che si è dedicata con passione al progetto di una filiera ideale, controllata e giusta nella remunerazione di chi lavora la terra.

Qualcosa cambia: il campo, innanzitutto, che è sempre Caputo, cioè del mulino di Napoli che con questo programma ha creato le condizioni per colture che favoriscono la qualità del grano, ma diverso rispetto a quello dell’anno scorso perché ovviamente c’è la rotazione da rispettare.

E poi l’orario: dalla mattina si passa al pomeriggio e l’appuntamento per la firma del contratto di filiera parte alle 17 e la festa con le pizze, la torta e i brindisi continuerà fino a sera.

Il patto tra i contadini, attraverso la Green Farm di Michele Mennino, azienda campana specializzata nell’assistenza agli agricoltori, e il Mulino Caputo rappresenta un’evoluzione contemporanea della tradizione propiziatoria con le feste sui campi (chi non ha mai saltato i covoni trebbiati e accesi è giovane) che ringraziavano del raccolto.

“La conoscenza empirica ai giorni nostri è diventato studio e ricerca. La gestione del “Campo Caputo” in Campania è animata da una condivisione di valori e visioni con la Green Farm che riguarda l’intera filiera: dalla selezione della varietà da coltivare, in funzione delle peculiarità climatiche e del suolo, alla semina fino al raccolto e allo stoccaggio dei grani”, spiegano al Mulino Caputo.

Un costante supporto tecnico alla filiera è offerto dal lavoro di un team di agronomi che curano la selezione e l’utilizzo di grani delle migliori varietà che, unite alle caratteristiche e alla gestione del territorio, consentono di ottenere un frumento di panificabilità superiore, con delle specifiche caratteristiche di forza, estensibilità, tenuta e sapore.

Un lavoro che ha portato all’individuazione di 3.000 ettari di terreni su cui nasce il Grano Nostrum.

Pascalina, cioè la pizza migliore secondo la Fondazione Pascale

E quest’anno si festeggerà questo grano speciale, non solo perché della Campania per la pizza che è simbolo più forte dell’utilizzo del grano tenero, ma soprattutto perché è pulito nell’idea di filiera e di farina. Insomma, una pizza pulita – vien quasi voglia di hashtag #pizzapulita – che si inserisce sul binario parallelo di altri studi come la pizza Pascalina.

Nel 2018 non si accenderanno i covoni, ma i forni per i pizzaioli che animeranno la festa e la voglia di buono.

Tra di loro ci saranno i campioni che credono in questo percorso di farina e di pizza pulita: Gino Sorbillo, Davide Civitiello, Pasqualino Rossi e Teresa Iorio.

Si brinda con la pizza e con le bollicine e la torta la porta Salvatore Gabbiano, pasticciere di Pompei.

Si balla e si canta con I Bottari della Cantica Popolare.

“Una delle nostre priorità è il rispetto della tradizione, nell’ambito della quale applichiamo tutte le innovazioni che ci consentono di garantire al consumatore prodotti di altissima qualità”, spiega Antimo Caputo, mugnaio e AD dell’azienda napoletana.

La carta migliore che il mulino partenopeo gioca ogni anno da tre generazioni a questa parte.

Noi l’anno scorso ci siamo divertiti anche sulla mietitrebbia. Chi viene?

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