La ’ndrangheta a Milano vola alto – e raggiunge i 100 metri e passa dell’ultimo piano della torre WJC. La notizia è comparsa stamattina sul Corriere della Sera e sul Fatto Quotidiano: è stato chiuso il ristorante Unico, un’insegna prestigiosa, il locale con la vista più bella della città, a 360 gradi, quello che aveva avuto al comando della cucina Felix Lo Basso, con il quale aveva ottenuto la stella Michelin, e che da un paio d’anni vedeva ai fornelli Fabrizio Ferrari, affiancato per la pasticceria da Beppe Allegretta.

Il motivo della chiusura, l’infiltrazione di persone ritenute vicine alle cosche calabresi. Le indagini dell’Antimafia hanno portato alla revoca della licenza, notificata all’amministratore della società Unico Milano, Pietro Genovese, ma riguardante il socio di maggioranza (con il 55% delle quote) della società, Massimiliano Ficarra detto Giovanni, considerato dagli investigatori “contiguo” alla cosca Piromalli-Molè. La famiglia Ficarra è già stata coinvolta in un’indagine sulla ‘ndrangheta nella zona del lago di Como, archiviata peraltro, e in seguito in altre inchieste su frosi fiscali, usura ed estorsioni. I carabinieri di Como, a proposito di Massimiliano Ficarra, scrivevano che “è un ragioniere affidabile e ubiquo, al servizio di varie famiglie criminali di accreditata appartenenza ‘ndranghetista. Emerge da subito come individuo assolutamente affidabile e abituato a manovrare in quegli ambienti. Membro principale di una organizzata ed efficace attività di riciclaggio di denaro, con particolare attenzione al reimpiego, in attività economiche, del denaro proveniente dall’associazione mafiosa dei Molè Piromalli.”

La WJC (World Join Center) Tower, il “grattacielo di Comunione e Liberazione” (così titola Il Fatto Quotidiano), sorto al Portello come dicevamo meno di una decina d’anni fa, è stato uno dei primi edifici del rinnovamento urbanistico che ha visto Milano cambiare rapidamente negli anni dell’Expo.

Va detto invece che la presenza della malavita meridionale al nord negli ultimi tempi è assurta agli onori della cronaca con i risultati di indagini che hanno portato ad esempio all’amministrazione controllata di locali, come nel caso della pizzeria Donna Sophia dal 1931, di cui abbiamo riferito qui un annetto fa, o di un bar in via Gonzaga. Questa notizia invece colpisce per la notorietà e visibilità del locale e ovviamente degli chef, che di un locale sono la bandiera, e che si trovano coinvolti loro malgrado in una bruttissima vicenda.

E ovviamente avvalora le tesi di DOOF – L’altra faccia del food, che da qualche tempo cerca di portare all’attenzione del pubblico i problemi legati al mondo della ristorazione, e questo in particolare, che negli ultimi mesi è stato più volte soggetto di pubblici interventi e convegni.

Leggiamo sul Corriere che “secondo qualche critico, fin dalla sua apertura era chiaro che non fosse tutto oro a luccicare”, ma la frase non viene spiegata: perché non era chiaro, da che cosa di capiva che non era tutto oro? Uno dei problemi è proprio questo, il “si dice” (che può essere motivato da antipatie, da preconcetti, dai cognomi meridionali) che non può diventare un “è vero” se non dopo lunghe indagini, e che può danneggiare, nel caso, un locale “innocente” e le persone che vi lavorano.

Aggiornamento. Alle 19.13 Riceviamo dall’Ufficio Stampa di Unico Milano il seguente comunicato di precisazione:

Dagli atti attualmente a disposizione della società, la misura interdittiva è stata emessa dalla Prefettura di Milano nell’aprile del 2016 ed è stata inviata al Comune nel maggio del 2018 per i provvedimenti di competenza.
Salvo che gli autori degli articoli di stampa siano – irritualmente – in possesso di informazioni privilegiate allo stato non a disposizione della società – che sul punto si riserva ogni opportuna azione – detta misura era relativa ad un soggetto diverso dal Sig. Massimiliano Ficarra, attualmente facente parte la compagine sociale di Unico Milano Srl.
Pertanto, parrebbe sussistere una evidente questione di attualità della iniziativa prefettizia, assunta senza considerare che i titolari delle quote della società sono nelle more cambiati.
Unico Milano srl procederà comunque ad assumere tutte le iniziative legali volte a contrastare la legittimità del provvedimento di revoca della licenza nonché ad assumere ogni azione giurisdizionale, ma anche societaria, nei confronti di tutti i soggetti che hanno determinato l’odierno stato dei fatti”. 

[Fonti: Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano]

5 Commenti

  1. Tanta bella gente proprio…la parte più divertente é sapere che c’era gente che dava i loro soldi (non pochi e magari pure sudati) ai calabresi per mangiarci…io dove vedo meridionali un po’ troppo “dubbi” evito volentieri. Dovrebbero farlo tutti, e questi criminali farebbero almeno meno affari.

    • Sai le risate… gente che dà i soldi ai calabresi, invece di fare come te, che sicuramente prima di andare in un ristorante o in una pizzeria vai a verificare visure camerali e fedine penali, in modo da essere certo che la proprietà sia integerrima…
      A proposito, com’è che ci hanno messo tanto ad accorgersene, che poteva entrarci la malavita calabrese? Immagino tu, da solerte cittadino, abbia fatto subito la tua brava denuncia alle autorità competenti.
      Dici che esagero? Che a te basta il cognome calabrese, o magari la faccia calabrese, per essere certo della presenza del malaffare? Anzi, no, mi correggo, di “meridionali”?
      Scherzi a parte – cosa vuol dire, davvero, il tuo commento? Che basta che un locale sia chiacchierato, o abbia un’aria “terrona”, per classificarlo come malavitoso? Si sa, si dice, allora è vero?

      • Bravo Emanuele… adesso denunciamo alla polizia tutti i locali dove lavorano persone nate a partire da Pomezia fino a Pachino.
        Poi scopriremo che il provvedimento del prefetto è illegittimo ma sarà troppo tardi il locale ormai sarà bannato come “mafioso” per sempre.
        Io li ci sono stato una volta. Il metre è stato gentilissimo, il cibo era buono ed il sevizio molto attento. Per non parlare della location. Se anche il capitale fosse stato di provenienza illecita a mio avviso avrebbero dovuto sanzionare la proprietà, magari sequestrate l’azienda ma non certo chiudere una attività che funziona e da lavoro a gente onesta e professionalmente preparata.

        • Sarebbe questa la via corretta, l’ho sempre sostenuto: iniziare a salvaguardare il lavoro, con un’amministrazione controllata, una cooperativa di lavoratori, o non so cosa, e poi, una volta terminate le indagini, prendere dei provvedimenti.
          Dopo di che, ho visto locali indagati, ma aperti, con la solita clientela normale: o non ci si fa caso, o si pensa che se è aperto sia tutto ok, o appunto si ritiene che si stia lavorando, e quindi ci si possa, o debba, mangiare, per i lavoratori del locale in primis.

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