Avete mai assaggiato un gelato alle ostriche? E avreste mai pensato di abbinarlo a un gelato di vino bianco? Presto potrebbe succedere. È stata presentata in anteprima a Firenze l’ultima invenzione in tema gelato gastronomico. Si chiama Unico Gelato Espresso ed è un metodo per produrre gelato espresso praticamente con qualsiasi cosa. Il sistema, ideato dal maestro gelatiere Paolo Pachetti con la moglie Cinzia, brevettato e certificato da un laboratorio di analisi, consiste nella miscelazione a freddo e sottovuoto della materia prima da cui si vuole ottenere il gelato. Il sorbetto così preparato – gluten e lactose free – viene poi rivitalizzato da una macchina planetaria al momento dell’utilizzo.

Ed eccoci al punto: gli svariati utilizzi del gelato espresso. Mixology, caffetteria, ma anche ricette salate. Le sperimentazioni più spinte (ma non necessariamente le più riuscite) sono proprio in questa direzione: il gelato al Vermentino (in cui dominano note amaricanti e acidule), il prosciutto e melone rivisitato, il “finto” uovo sodo creato dalla fantasia dello chef Edoardo Tilli. Ci sono poi i gelati alla pappa al pomodoro e al sedano, da accompagnare ad altri ingredienti per dare un tocco particolare al piatto.

Ma è sicuramente nell’ambito della mixology che Unico Gelato Espresso può apportare delle novità. Il barman Riccardo Cerboneschi ha già elaborato una cocktail list a base di gelato espresso, alcuni dei quali assaggiati in occasione del lancio fiorentino.

Qualche esempio? Lo Spritz con aggiunta di gelato al mandarino, l’Unico con rum invecchiato 15 anni, vermouth rosso, caffè americano e gelato alla nocciola, il White Ice Lady con gin, liquore Amarancia Emilio Borsi e gelato al limone.

Prossimamente su questo schermo potremmo trovare Unico Gelato Espresso nelle linee Rich di Veuve Clicquot e Moet & Chandon, pensate per avvicinare il pubblico dell’aperitivo alle grandi etichette di champagne.

Uno dei mercati che Fabrizio Marconi, ad di Unico Gelato Espresso, punta a conquistare è quello degli Stati Uniti. Ma è difficile che un popolo cresciuto ad ice cream e abituato a considerare gelato italiano un prodotto morbido e cremoso, quasi caldo al palato, possa appassionarsi a sorbetti così freschi e dalla spiccata acidità. Forse è più probabile il matrimonio con le cucine dei grandi chef, sempre a caccia di novità. O il connubio con bartender inclini alla sperimentazione.

Nel mentre i gastrogiornalisti hanno apprezzato l’idea, un po’ meno alcuni accostamenti. Al di là delle innovazioni, certe regole auree è sempre bene ricordarsele: ad esempio quella che vieta di abbinare il vino con il gelato.