Coca-Cola risponde a Nestlé che ha acquistato il caffè di Starbucks (o meglio, la licenza per produrre e commercializzare: potete leggere i dettagli qui), in modo da affermare la propria presenza nel campo in America, dove gli affari stentavano a decollare.

E lo fa comprando un leader della caffetteria mondiale, Costa Coffee, oltre 3.500 negozi in 32 paesi. Al modico prezzo (rispetto ai 7,15 miliardi di dollari, o 6 miliardi di euro, pagati da Nestlé) di 3,9 miliardi di sterline, pari a 4,4 miliardi di euro. Una bazzecola – soprattutto se si pensa che «Le bevande calde sono uno dei pochi segmenti restanti del panorama complessivo del beverage in cui Coca-Cola non ha un marchio globale», come ha dichiarato James Quincey, CEO dell’azienda. «Costa ci dà accesso a questo mercato attraverso una forte piattaforma del caffè.»

Come si può capire dal nome, Costa Coffee nasce dall’idea di due fratelli italiani, Sergio e Bruno Costa, arrivati da Parma, con i loro genitori, alla fine degli anni Sessanta in Inghilterra. Constatata la pessima qualità del caffè inglese, hanno preso il loro tamburo rotante per la torrefazione del caffè e hanno iniziato a la loro attività producendo una speciale miscela di caffè mocha (sei parti arabica, una parte robusta). Siamo a Lambeth, vicino a Westminster, riva meridionale del Tamigi: da qui il profumo del caffè Costa inizia a espandersi in tutta la città, fino al primo bar-ristorante (1978), a cui sono seguiti altri 40 negozi a Londra in pochi anni. Nel 1995 Sergio Costa, che aveva rilevato la quota del fratello, ha venduto (per 23 milioni di sterline) a Whitbread, la maggiore catena alberghiera e di ristoranti in Gran Bretagna, che ha portato i negozi a 1000 già nel 2009, e che vende per cercare di rimediare all’eccessivo indebitamento finanziario.

Incidentalmente, notiamo che se i Costa Coffee hanno genitori italiani, anche Starbucks ha un lato italiano: è proprio in Italia, a Milano, che il suo fondatore, Howard Schultz, ha avuto l’idea di aprire il suo primo negozio. E se si parla già, prima ancora dell’inaugurazione della sede di Cordusio, di una seconda location milanese alla fine di corso Garibaldi, è già in progetto un’apertura torinese, che potrebbe essere piazza Castello oppure la zona di Palazzo Nuovo, tra via Po e via Sant’Ottavio.

Ma c’è un altro italiano che ha un ruolo importante nei Costa Coffee: si tratta di Gennaro Pelliccia, l’assaggiatore capo del gruppo, apprendista con Sergio Costa e responsabile delle scelte e della qualità. Whitbread ha assicurato la sua lingua per 10 milioni di sterline a Lloyd’s of London. Chissà cosa penseranno le sue papille della caffeina contenuta nella Coca-Cola (35-40 mg in una lattina contro gli 85 mg di una tazzina di caffè).

[Link: Il Sole-24Ore. Immagini: The Trentham EstateMediaBitesFoodservice Equipment Journal]

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