Durante il Vinitaly mi viene spesso di pensare alle vacanze.

Sarà per colpa dello stress o del continuo corri-corri. Così, quando l’occhio mi è caduto sul padiglione Campania, ho capito che è il posto giusto per andare a rilassarsi.

Niente mare però. Vado in Irpinia e quindi ho studiato per sapere cosa andare a bere.

I grandi vini dell’Irpinia sono ambasciatori inimitabili di un luogo capace di regalare emozioni anche ai viaggiatori più disattenti.

Taurasi, Greco di Tufo e Fiano d’Avellino sono le tre DOCG ospitate in un territorio storico corrispondente all’incirca alla provincia di Avellino.

Il Taurasi viene prodotto da uve Aglianico. Il nome deriva dall’omonimo comune irpino. Il Taurasi è stato il primo vino prodotto nel sud Italia cui è stata conferito la DOCG.

Il Greco di Tufo è un vino di antichissima provenienza, portato nella provincia di Avellino dalla Grecia nel primo secolo a.C. E’ una delle poche varietà bianche ad avere un’alta propensione all’invecchiamento. Il nome Greco di Tufo invece rimanda chiaramente all’origine geologica del terreno della zona di produzione. 

Il Fiano di Avellino forse è il vino più rappresentativo del territorio e viene ottenuto almeno per l’85% dal vitigno Fiano e per il 15% dai vitigni Greco Bianco, Coda di Vuole Bianco e Trebbiano toscano Bianco, da soli o insieme. Anche questo è un vino antico: esistono documenti relativi al Fiano già nel XII secolo con ordini di acquisto da parte della corte di Federico II di Svevia che era a Foggia.

Insomma, ho assaggiato un bel po’ di vini e ho selezionato per voi i dieci migliori.

1. Salvatore Molettieri

L’azienda vinicola è stata fondata del 1983 sulle basi di una lunga esperienza contadina una tradizione vitivinicola che vanta almeno 4 generazioni. Ho assaggiato alcune etichette di Taurasi, e ho scelto Vigna Cinque Querce 2007, dal colore rosso rubino profondo, sentori ricchi e avvolgenti, con qualche nota affumicata, specie dolci e prugna. I tannini sono morbidi e setosi. Tanta roba.

2. Tenuta Sarno 1860

Tenuta Sarno nasce nel 2004 ed è specializzata nella produzione del Fiano. Si distingue per l’inimitabile sapore intenso e potente e per il carattere complesso ed elegante. Due anni fa Maura Sarno ha deciso di creare una bollicina, un prodotto insolito per la zona. Spumante Cru 2016, un pas dosé millesimato, Metodo Charmat lungo 12 mesi. Un vino color giallo paglierino, bollicina fine e persistente, molto sapido grazie al terreno argilloso e residui vulcanici, in finale sentori di nocciola. Irrinunciabile. 

3. Villa Diamante

L’azienda nasce nel 1996 con l’idea di creare i vini che esaltano il meglio dell’Irpinia enoica. Le uve vengono coltivate con i metodi biologici. Mi ha incuriosita un Taurasi che si chiama Libero Pensiero, una riserva 2008. Rosso rubino brillante, profumi di grande intensità. Dopo aver trascorso 5 anni in barrique, si esprime al meglio, esaltando i  profumi delle spezie leggermente fumé. Potente e persistente. Decisamente insolito.

4. Ciro Picariello

E’ un’azienda famigliare che si trova in una di alta collina. Senza indugiare troppo, ho sceso di assaggiare un Fiano 2018 che al primo sorso mi ha fatto sognare un agrumeto con vista mare. Fresco, spensierato, dal colore brillante giallo chiarissimo dai riflessi verdognoli, è un vino indispensabile per affrontare la calura estiva.

5. Colli di Lapio di Romano Clelia

Anche se l’azienda è stata fondata nel 1994, già dai primi del ‘900 Pasquale, il papà di Clelia, coltivava solo le uve Fiano. I terreni calcareo argillosi conferiscono ai vini prodotti una particolare struttura e mineralità. Il Fiano che ho bevuto è giovane, del 2018, ed è particolarmente fresco, sapido, e trasmette una sensazione di gioia.

6. Guido Marsella 

I vigneti di Guido Marsella sono situati nel Parco Regionale Partenio a circa 600 m di altitudine, che conferisce ai vini eleganza ed espressività. Ho assaggiato un ottimo Fiano 2016 che fa solo acciaio e bottiglia rimanendo incredibilmente fresco. Colore giallo chiaro molto limpido, sentori di erbe aromatiche e di menta, note agrumate che in bocca danno sollievo, portano via la sete e invitano a riempire di nuovo il calice.

7. Pietracupa

L’azienda della casa Loffredo, dal carattere strettamente familiare, prende il nome dalla pendice soleggiata che si chiama, appunto, Pietracupa. Il titolare Sabino, è un grandissimo personaggio, un po’ brusco e un po’ orso, ma accogliente e generoso: o lo si ama o lo si detesta. Dichiara che non segue le regole, perché è il vino a comandare.

Molte bottiglie sul banco, tra cui spiccava un Fiano 2004. Sapori intensi, da capogiro, morbidi e avvolgenti. Dicendomi “oggi sei fortunata, l’ho aperta solo oggi”, Sabino ha tirato fuori una bottiglia del Fiano selezione 2005 Cuvée. Un capolavoro di sapori e profumi, un Fiano che fa sognare. Infine ho assaggiato un rosso senza etichetta (“tanto quelle non contano”, a detta di Sabino). Era un Taurasi 2010, uno diverso dagli altri Taurasi, speziato, dai sentori di sottobosco. Un vino da grandi occasioni. Un personaggio da conoscere.

8. Rocca del Principe 

Rocca del Principe è stata fondata nel 2004 per dare continuità al lavoro e alla tradizione di famiglia di Ercole Zarella e Aurelia Fabrizio. In azienda vengono coltivati solo uve Fiano e Aglianico, e ci sono anche vigne vecchie di 30 anni. Ho scelto un Fiano 2016 prodotto con le uve del vecchio vitigno e ho fatto bingo. Colore giallo paglierino chiarissimo, al naso è fresco e leggermente agrumato, una seta in bocca. Fiano impeccabile.

9. Benito Ferrara 

Questa azienda agricola nasce a Tufo nel 1860. Proprio allora sono stati piantati i vitigni autoctoni di Greco di Tufo in un terreno simile a quello del Vesuvio. Un progetto, una preziosa eredità di famiglia, portata avanti da ben 4 generazioni.

Assaggio un Greco di Tufo. Un vino giovane, del 2018, ma con caratteristiche ben precise: molto aromatico, minerale e sapido. Lo immagino accanto a un piatto di salumi, bevuto sotto una pergola nel bel mezzo dell’estate.

10. Tenuta Cavalier Pepe

L’azienda agraria Tenuta Cavalier Pepe, che si trova nei comuni compresi nel disciplinare del Taurasi DOCG, si distende per ben 70 ettari. Qui si coltivano nocciole e ulivi, ma soprattutto viti. La tenuta comprende la cantina, il ristorante gastronomico e le camere: insomma, un luogo perfetto per le vacanze di gusto.

Ho assaggiato diversi vini, compresa una bollicina molto piacevole, ma arrivata alla fine della degustazione ho deciso: adoro il loro Taurasi La Loggia del Cavaliere 2012. Questo vino fa tanti passaggi: prima la botte, poi cemento, in seguito acciaio e infine affinamento in bottiglia. E’ caldo e vellutato, dai sentori di frutti rossi sotto spirito, e da una morbida e avvolgente spaziatura in bocca. Un Cavaliere da invitare al tavolo.

E ora tocca a voi indicare il vostro vino preferito dell’Irpinia e la cantina da visitare in un tour in questa magnifica terra.

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