La notizia sulla classifica della World’s 50 Best Restaurant con le posizioni di rincalzo dalla 51ª alla 120ª è stata data dai media e sui social in maniera differente.

Il dato oggettivo è che i lettori del web gradiscono le classifiche che sono argomento di discussione.

L’interpretazione del dato numerico, inteso come posizioni dei ristoranti, è ovviamente materia sensibile.

I criteri che definiscono la credibilità e affidabilità passano in secondo piano.

Nell’esempio di specie, il dato “oggettivo” che ci ha colpiti è la perdita di posizioni di un ristorante e di uno chef come il Reale di Niko Romito. La valutazione immediata dipende dal fatto che è un ristorante italiano e quindi l’espressione di parte è simile al vecchio motivo che fa notizia l’uomo che morde il cane e non viceversa. Tutti noi (Italiani) avremmo scommesso su un guadagno di posizioni. O almeno lo avremmo gradito.

Un amico chef mi ha scritto per rampognarmi sul titolo che metteva in risalto questa perdita ingiustificabile (anche se non conosciamo meriti e valori dei primi 50 in quanto la classifica sarà resa nota il 25 giugno) per assaggi, cene e attività in diversi locali del tre stelle Michelin Niko Romito. Ci aspetteremmo, leggendola in ottica Michelin per fare un esempio, che dal 1° al 50° posto ci saranno tutti tristellati. Tant’è che più di una fonte ha iniziato a ipotizzare che il numero uno della 50 Best 2019 potrebbe diventare Mauro Colagreco anche o forse soprattutto per la conquista delle tre stelle.

Il campo delle ipotesi che provano a scandagliare il futuro e la posizione numero 1 della 50 Best è variopinto. Non possiamo calcolare come statistica dei campionati di calcio o di Formula Uno sulla base delle gare da disputare e sul calcolo delle probabilità degli scontri diretti, del migliore telaio, dell’attacco più performante perché la classifica nasce da voti espressi da giudici, quasi elettori. Sarebbe come azzeccare il risultato delle elezioni con gli exit poll senza aver intervistato un congruo numero di elettori e facendo per giunta a meno di modelli statistici.

Roba da sibille cumane.


Nell’articolo, mi faceva notare lo chef, c’è da rallegrarsi per gli ingressi di Mauro Uliassi (61°), Riccardo Camanini (al 78° che conquista anche il premio One the Watch come chef emergente) e di Norbert Niederkofler (116°). Una posizione questa di Niederkofler conquistata perché la 50 Best ha deciso di allungare la classifica da 100 posizioni a 120 per festeggiare gli anni di attività dello sponsor SanPellegrino.

Io su questo punto in particolare mi sono perso nel classico bicchiere d’acqua. Mi è suonato come il sorso per mandare giù la pillola. Il dato oggettivo ci dice che uno dei nostri migliori chef sarebbe stato fuori dalla “classica” Top 100 e che al di sopra di un tre stelle ci possono stare bistellati e monostellati. Ma mica è la Guida Michelin che sta facendo la classifica dei migliori ristoranti, direte voi. Ed avete ragione.

Per cui ritorno alle considerazioni dell’amico chef e faccio parziale ammenda. Nel senso che il titolo è puntato su Niko Romito e il mio personale contentino è che in questo momento guida la classifica.

Sì, perché a essere ricordato in classifiche così lunghe – non ne parliamo di quelle che dicono di mettere in ordine 1.000 o 10.000 indirizzi – è soltanto il primo. Al massimo possiamo sperare in un ricordo del podio con le prime tre posizioni. Ma se fate caso alle presentazioni nelle veline degli uffici stampa e nei pezzi di rimando scritti dai soggetti che hanno compilato una classifica o è richiamata la graduatoria se lo chef o il pizzaiolo ha il massimo dei voti o un premio oppure è un florilegio di arzigogoli per giustificare una posizione di rincalzo.

Un po’ come il titolo di Scatti di Gusto che avrebbe voluto titolare Niko Romito numero uno della 50 Best tout court (se ovviamente ciò fosse stato corrispondente alla realtà dei fatti).

Il dato quantitativo di nuovi chef entrati in classifica 51-120 quindi mi è sembrato meno importante se non in prospettiva. Ma. come dire, mi era sembrata in prospettiva migliore l’avanzata di Niko Romito nel 2018 al 36° posto con un rotondo +7 sul 2017. “Statisticamente” mi sarei aspettato un + 3 al 33° o con grado di amore nazionalistico un nuovo + 7 per entrare nei primi 30. Ovviamente al desiderio non c’è limite.

E facevo notare allo chef che quest’anno mi hanno un po’ spuntato le unghie (per il titolo) avendo preso la decisione alla 50 Best di togliere di mezzo Massimo Bottura insieme agli altri vincitori (capirai la soddisfazione di titolare Massimo Bottura è sempre sul tetto del mondo) delle precedenti edizioni.

Mi chiederete “Ma non hai fiducia nelle possibilità di Crippa e di Alajmo?”. Il massimo possibile, chiaro. Ma se mi levi chi ha occupato la Top 5 insieme ai vari Roca e Redzepi, un tantino me la prendo. Anche perché ho il limite della costruzione dei mausolei che servono a ricordare chi non c’è più e non chi è in attività. Mica la Michelin leva dalla guida il ristorante con tre stelle o non considera l’eventualità di una retrocessione al pari delle promozioni.

Dal punto di vista agonistico è come dare la Coppa Campioni a una squadra o il titolo di Campione del Mondo al pilota e immediatamente dopo non consentirgli l’iscrizione nel campionato dell’anno successivo. Non può difendere i colori (ciò accade anche nel mondo pizza, per me inspiegabilmente).

È l’obiezione che ho mosso all’amico chef che mi faceva notare che la provvidenziale eliminazione dei nomi vincitori delle precedenti edizioni consentiva ad altri ristoranti e chef di salire di posizioni e conquistare il vertice.

“Io vorrei battere lealmente Bottura, non vincere con un giochino. Il mito si alimenta dal continuo rinverdirsi”, è stata la mia risposta. Anche – se ho compreso bene – alla luce della possibilità di Renè Redzepi di partecipare nuovamente alla competizione con il nuovo Noma che ha riaperto in una diversa località.

Ma bando alle ciance: c’è da fare il titolo per la classifica della 50 Best 2019.

Per voi Crippa o Alajmo? O vi viene in mente un altro nome (italiano)?

1 commento

  1. Io ci metto un po’ di veleno con questa considerazione: a quanti di noi in Italia interessa la S.Pellegrino con o senza questa benedetta classifica?
    Io credo gli stessi.
    Nel senso che nessuno si metterebbe a comprare S.Pellegrino solo per la classifica, o cmq io credo sarebbe una fetta marginale.
    Spostiamo invece la domanda sul mondo. Io credo che la S.Pellegrino no possa fare (guardare) anche al suo interesse e che per questo la classifica sia un po’ “paracula” (perdonate il francese), considerata la distribuzione geografica.

    L’esclusione dei vincitori mi sembra confermi il tratto “p.c.” che ispira la classifica.

    Estremizzo, ipotizziamo che la Michelin tolga le tre stelle a tutti i ristoranti italiani: credete davvero che non ci sarebbero cali nelle vendite?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui