Non è mai bello fare di un’erba un solo fascio, ma a leggere i dati della Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, il dubbio ti (ri)assale.

Secondo i dati raccolti dall’associazione (che ovviamente ha un interesse di tutela degli associati e quindi potenzialmente confliggente con quello degli organizzatori di sagre spesso considerate concorrenza sleale degli esercizi quanto a semplificazioni ed eccezioni normative), l’80% delle sagre non rispondono a caratteri di autenticità e non promuovono prodotti tipici né il territorio.

Sono circa 32.000 sagre su oltre 42.000. Con “l’aggravante” che si concentrano nel mese di agosto in barba a qualsiasi stagionalità.

Ecco il comunicato stampa integrale che spiega perché le sagre non sono validi strumenti di promozione per la Fipe.

Sagre. Molto business e poca tipicità

La stagione estiva arriva al suo apice nel mese di agosto e proprio in questo periodo si concentra il maggior numero di eventi di piazza, in particolare di sagre. A questo proposito, Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi – denuncia che sono circa 32.000 le manifestazioni prive di requisiti di autenticità che non promuovono prodotti tipici e non hanno legami con il territorio di riferimento. Una deriva commerciale che rischia seriamente di modificare la natura stessa di eventi che dovrebbero raccontare ed esaltare le tradizioni degli italiani.

Assistiamo sempre più spesso a eventi a dir poco paradossali: la sagra del pesce di mare in alta montagna, con tanto di paella spagnola, a centinaia di km dalla costa, la sagra dell’arrosticino abruzzese nel varesotto, o le migliaia di feste della birra che fanno sembrare l’Italia una provincia tedesca. Questi sono solo alcuni esempi che dimostrano come, purtroppo, stiamo andando nella direzione sbagliata.

Lo scenario analizzato da Fipe ci dice che ogni anno nel nostro Paese si svolgono oltre 42 mila sagre, in media 5 per ogni comune, per un complesso di 306.000 mila giornate di attività, con una durata media di 7 giorni, ed un fatturato notevole che arriva a 900 milioni di euro. Come detto, il fenomeno è fortemente concentrato nei mesi estivi e nelle destinazioni turistiche.

Ben 8 sagre su dieci si svolgono tra giugno e settembre, e proprio in questo periodo i giorni di attività si allungano fino a coprire il 90% del totale. In particolare solo nel mese di agosto si realizzano circa 15000 sagre ovvero oltre 104mila giorni dedicati a questi eventi, pari al il 34% delle giornate complessive dedicate ad esse.

“I dati che riguardano il fenomeno delle sagre sono davvero impressionanti, ma ciò che ci spaventa di più è l’abusivismo dilagante. Sono tantissime le manifestazioni che non hanno requisiti di autenticità e non raccontano nulla dei territori dove vengono organizzate, mettendo da parte tradizioni e cultura in nome del profitto. – commenta Lino Enrico StoppaniPresidente Fipe – Inoltre, c’è da segnalare che questi eventi generano un volume d’affari di circa 600 milioni di euro su cui non ci sono imposte e contributi, con grave danno, non solo per l’erario, ma anche per tutti quei pubblici esercizi che devono rispettare leggi molto stringenti in materia di fisco, di sicurezza alimentare, di igiene, di accessibilità per disabili. Se le regole non sono uguali per tutti le “finte” sagre diventano una concorrenza che erode spazio e mercato ai pubblici esercizi onesti, obbligati sempre e comunque ad avere tutte le carte in regola”.

“In generale la Federazione non è assolutamente contraria a queste manifestazioni – prosegue Stoppani – Tuttavia, crediamo sia importante dare priorità a quegli eventi enogastronomici con una riconosciuta valenza di tradizione, magari coinvolgendo gli operatori del territorio con la possibilità di creare partnership con i ristoranti della zona per proporre menù tipici ad hoc. Inoltre, sarebbe opportuno un intervento delle Istituzioni, con la creazione, da parte di ogni Regione, di un proprio registro delle sagre autentiche, per fornire ai Comuni delle linee guida da seguire”.

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