“Conosci te stesso” è una delle frasi più altisonanti che (probabilmente) ogni studente ha sentito ripetere durante le tediose lezioni di storia dei primi anni di scuola, un monito che forse avremmo dovuto tenere più di conto mentre pensavamo ad immolarci nella nostra successiva impresa: i cannoli siciliani.

Il nostro errore infatti è stato peccare di superbia (e di ingordigia, ma questo capita ogni volta che ci avviciniamo a dei fornelli) e pensare di poter padroneggiare al primo tentativo un’arte che si tramanda da secoli passando per mani latine ed arabe nella soleggiata Trinacria.

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Abbiamo chiuso il cerchio riportando in mano romana l’esecuzione della ricetta anche se l’unica circonferenza da cingere era quella di pasta saracena del dolce, impresa fallita miseramente che ha però del buono: la nascita del nostro personalissimo cannolo sbagliato.

La ricetta dei cannoli siciliani

La preparazione non si discosta comunque dalla tradizionale ricetta siciliana e permette ai più goffi di eliminare la parte (per noi) più critica del cannolo stesso: dargli la sua forma tipica.

Ingredienti

300 gr di farina tipo 0
40 gr di zucchero integrale di canna
55 g di uova
2 g di cannella
1/2 cucchiaino di cacao
3 cucchiai di marsala
25 ml di vino bianco
10 ml di aceto di mele
Un pizzico di sale
1 cucchiaio evo
35 g di strutto
Scorza d’arancia

Preparazione

Su un tavolo versate la farina, versate tutti gli elementi secchi: zucchero, cannella, cacao, scorza d’arancia e il sale. Fatto ciò aggiungete le uova al preparato e cominciate ad impastare, una volta reso omogeneo il tutto aggiungete lo strutto.

Aggiungete poco a poco il vino e continuate ad impastare, assorbito il primo liquido procedete con l’aceto e successivamente col Marsala.

La pasta dei cannoli deve risultare molto densa, quasi dura. A tal proposito sconsigliamo perciò l’utilizzo della planetaria che potrebbe non svolgere un buon lavoro, l’olio di gomito è il vostro miglior alleato.

Lasciate riposare l’impasto in frigo avvolto nella pellicola per mezz’ora (la protezione evita che si disperda l’umidità del preparato).

Stendete l’impasto con attenzione, non formate grinze e con il mattarello date un’altezza uniforme per evitare cotture irregolari.

Tagliate con una forma o un bicchiere l’impasto senza ruotare lo strumento utilizzato ed evitate sempre di raggrinzire la pasta.

Lasciate riposare per qualche minuto i dischi e poi procedete alla cottura.

L’olio dev’essere portato a una temperatura di 180 gradi (se non avete un termometro laser compratelo o smettete di friggere, i fumi dell’olio ci piacciono nelle isole ecologiche non nei cannoli) e dovete friggere fino a che questo non smetta di gorgogliare prepotentemente, esagerare con la cottura risulterà in un bel cartone da pacchi.

Il tratto caratterizzante del procedimento è stata l’improvvisazione, dal convertire l’impasto a chip fino all’aggiunta di un secondo ingrediente (oltre alla tipizzante ricotta dolce), una spolverata di caramello.

Prima che gli affezionati del tubo si ergano in protesta per l’aggiunta di altri ingredienti (sì, parlo con voi Messinesi) o dell’assenza dei canditi (sì, sto parlando con voi Palermitani) la risposta è che a noi c’arimbarza perché l’innovazione non guarda in faccia a nessuno e tanto meno degli individui affamati e su di giri dopo il fallimento.

La caramelizzazione non è un processo complicato, scaldare la padella, versare lo zucchero e aspettare, buttate mestoli e cucchiai perché girare la polvere durante l’imbrunimento formerà solamente degli antiestetici grumi con cui guarnire il dolce (già) storto.

Versate il caramello caldo su una superficie oleata per evitare che si attacchi e poi datevi alla pazza gioia con un oggetto contundente per ottenere le forme più svariate.

In alternativa potete creare un disegno più accattivante grazie alle multiformi proprietà del caramello ma se non avete voglia di sperimentare tanto vale seguire la ricetta tradizionale o comprarlo al negozio.

Ultimata la preparazione servite in tavola, siate sicuri del vostro risultato perché se il cannolo piace a molti, quello sbagliato piace a tutti.

1 commento

  1. Sicuramente è buono (stessi ingredienti), ma non ne capisco il senso. Il cannolo si chiama così per la forma a cannolo, appunto. Che necessità c’è di cambiarla, visto che è perfetto?

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