Classifiche. 5 spumanti che arrivano dall’Etna

Lo spumante dell’Etna è tra i vini più giovani e rampanti del Paese, un successo impensabile, per un fenomeno che è nato meno di cinque anni fa anche se le radici sono profonde.

La prima spumantizzazione sull’Etna si ha nel 1870, con il Barone Felice Spitaleri di Muglia con uve Pinot nero, per produrre lo “Champagne Etna” (primo spumante siciliano, denominazione che oggi sarebbe bloccata ancora prima di presentare l’etichetta sul mercato).

In anni più recenti, verso la fine degli anni Ottanta, la cantina Murgo è stata la prima a riprendere la tradizione, con la spumantizzazione del Nerello Mascalese, vitigno autoctono dell’Etna.

E se l’Etna è “la Borgogna d’Italia per la parcellizzazione del territorio” come racconta  Antonio Benanti, presidente del Consorzio Etna Doc, nasce per dare voce a questo recente fenomeno la seconda edizione di Spumanti dell’Etna, nel cuore di Catania a Palazzo Biscari: un’idea nata da Francesco Chittari, con la collaborazione di Fondazione Italiana Sommelier, Bibenda e il patrocino della Strada del Vino dell’Etna.

“Spumanti dell’Etna” è ad oggi l’unica manifestazione unicamente dedicata alla spumantistica etnea. Durante la manifestazione si è dibattuto a lungo anche sulla possibilità di modificare il disciplinare (che ad oggi racchiude circa una ventina di cantine) per far entrare nella futura Doc anche un altro vitigno autoctono e, a nostra parere, particolarmente vocato ad essere spumantizzato e più elegante del classico Nerello, il Carricante.

Ecco la nostra classifica dei migliori cinque spumanti dell’Etna che abbiamo assaggiato alla manifestazione e che potrà tornarvi utile per gli acquisti.

1. Murgo Brut 2016. Cantine Murgo

Il podio non poteva che toccare alla cantina Murgo, la più lungimirante e all’avanguardia tra le cantine vulcaniche. Abbiamo assaggiato il Murgo Brut 2016, il primo spumante ottenuto da uve Nerello Mascalese, metodo classico e affinamento sui lieviti per circa 3 anni e con una bella capacità di durata nel tempo, anche oltre 5 anni dalla degorgiatura. Un vino fine, elegante e dalla grande acidità che può essere abbinato senza sfigurare anche a piatti di carne, grazie a una struttura importante.

2. Sosta Tre Santi. Cantine Nicosia

Azienda storica da cinque generazioni Cantina Nicosia è sicuramente quella che sta cercando maggiormente di osare: ai piedi di un cratere spento a Trecastagni, sul Monte Gorna abbiamo trovato particolarmente elegante il Sosta Tre Santi Carricante Brut, nonostante solo il loro 100% Nerello Mascalese si possa fregiare del suffisso Etna Brut. Almeno 20 mesi in affinamento sui lieviti in bottiglia per un delicato perlage perfetto con pesce e antipasti o con le più tipiche panelle siciliane. Fiore all’occhiello dell’azienda il Sosta Tre Santi affinato per 60 mesi che sarà a breve in commercio, dimostrazione che si tratta di grandi bianchi, anche da invecchiamento.

3. Etna Doc Spumante. Cottanera

Forse tra le cantine più strutturate dell’Etna, a Castiglione di Sicilia, in quota, la famiglia Cambria vendemmia ancora a mano grazie all’ausilio di donne siciliane che hanno una mano più delicata nella raccolta. L’Etna Doc Spumante (quindi 100% Nerello Mascalese) sta oltre 40 mesi sui lieviti. Tra le poche aziende che attuano una fermentazione per un quarto del tempo in piccole botti di rovere francese, danno a questo spumante l’eleganza dei vini d’Oltralpe.

4. Noblesse. Benanti Viticoltori

Un vino decisamente “nobile”: Noblesse della cantina Benanti è prodotto alle pendici dell’Etna a Viagrande, tra le più antiche cantine del vulcano, risalente all’Ottocento. Fruttato e dalla facile beva, ha una permanenza sui lieviti di 18 mesi e un blend che vede il 90% di Carricante supportato da altre varietà autoctone 10%. Antonio Benanti è anche il Presidente del Consorzio dell’Etna Doc.

5. Gaudensius. Firriato

A Cavanera Etnea la cantina Firriato attua una indovinata commistione il vitigno autoctono  Carricante e lo Chardonnay spumantizzando così il Gaudensius Blanc de Blancs. Una commistione anche di territori perché lo Chardonnay è espressione delle colline di un cru del vigneto di Borgo Guarini, nell’agro trapanese, rimanendo sempre però in Sicilia. Affinato per 32 mesi sui lieviti in bottiglia ha un perlage persistente e la tipica eleganza dello Chardonnay

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