Simone Fracassi. Qual è il giusto prezzo della carne

Simone Fracassi, tra i maggiori protagonisti della carne con la sua macelleria nel Casentino, ha scritto un post su Facebook per promuovere la salubrità degli alimenti.

Lo spunto gli è arrivato dal prezzo esposto al supermercato Carrefour Superstore di Subbiano: 9.95 € per una bistecca bovina.

Che, come dice il suo status, lo ha fatto arrabbiare.

Vediamo perché partendo da quanto scrive.

Stamani il Carrefour su fb fa sapere che le bistecche ve le regala o quasi, meno di 10 euro al kg, mi raccomando correte….
Noi possiamo offrirvi solo …. casa vostra
Si fa presto a dire maiale….
C’è maiale e…. maiale
Questo è maiale allevato allo stato brado dal mio amico Gianluigi Bubu Orlandi, poi fate voi….
Meglio il Carrefour….la Coop….Eurospin….Lidl…ecc…????
Noi oltre la vostra salute teniamo anche alla tutela delle nostre colline/montagne, alla economia del nostro territorio…. in pratica tutto quello che viene prodotto in Casentino, ritorna in Casentino…..mentre di la….prezzi sempre PIÙ bassi,
per poi tasse sempre più alte, stipendi fermi da anni ecc….
Guadagni che finiscono chissà dove….
lascio a voi la risposta…
Naturalmente non è mia intenzione criticare chi ci lavora, ma il sistema, e tutti quelli che lo sostengono, chi ci lavora e sono alcune centinaia in Casentino provate a posizionarVi nei fondi sfitti dei nostri centri urbani….
Che meraviglia di paesi avremmo???
Ecco si che potremmo parlare di Turismo, economia di territorio, di tasse che potremmo abbassare, e si cari miei, piccolo è bello, buono e giusto, oltre che controllabile, meno inquinante ecc….
Le banche avrebbero bisogno di noi è non viceversa…
Tante piccole cose che messe insieme farebbero del Casentino un posto da amare, da abitarci con….Gioia.
Ogni valle Italiana lo potrebbe fare….
E allora si che saremmo il paese più bello del mondo, perché avremmo più sorrisi
0.0 meditate gente…meditate

Ad accompagnare il post due foto del maiale allevato allo stato brado.

Che mi ha incuriosito pensando alla ricerca in città di carne superiore allo status di edibile.

Un contadino qualche tempo fa mi ha regalato un po’ di maiale – buonissimo – e io gli avevo chiesto perché mai oltre alle coltivazioni non aveva pensato di realizzare un piccolo allevamento.

La risposta riassunta, “Non ci starei con il prezzo di vendita. Dovrei vendere a 15 € al chilo e nessuno la comprerebbe”.

E quindi ho chiamato Simone Fracassi per farmi spiegare bene il senso del post.

E chiedere il prezzo di vendita del maiale del Casentino la cui foto accompagna il post.

Per Simone Fracassi c’è bisogno di ritornare alla bottega perché “quando era piccolo questo Paese è diventato grande”.

L’Italia sta per implodere – ragiona Fracassi – che si dichiara patriota nel senso genuino del termine.

Genuino e salubre, come è la sua carne, spiega.

“I maiali che alleva il mio amico Gianluigi sono allo stato brado e hanno terra a disposizione, mangiano castagne quando ci sono le castagne e granoturco. Niente antibiotici e ormoni per accelerare la crescita e se un maiale ha un problema di salute viene messo in quarantena”.

Le differenze con il maiale che vedete sui banchi di un supermercato sono abissali: il maiale di largo consumo ha circa 9 mesi di vita e pesa intorno ai 170 chilogrammi. Quello pesante, che è uno scalino più su, arriva a 14 mesi e supera i 200 chilogrammi di peso.

Nulla a che vedere con un maiale allevato allo stato brado e non è questione di maiale allevato in Italia o in un altro Paese europeo. La distinzione che conta è con il sistema di allevamento industriale in batteria.

“Dobbiamo ritornare al piccolo perché è bello in una sorta di piccolo federalismo che consenta a ogni paese di avere una bottega e non ci sarebbe problema di concorrenza”, ragiona Fracassi da patriota fuori dalle logiche di appartenenza politica tende a sottolineare.

“Dobbiamo far ritornare la gente alle botteghe ma per fare questo bisogna rendere equo il sistema”.

Ma come?

“Secondo te io faccio crescere un’azienda agricola o no?”.

La filiera di Fracassi è legata indissolubilmente ad un’azienda agricola. Nel suo caso a due allevatori di maiali e a tre di chianina.

Rispondo di sì.

“E allora perché i fondi di sostegno europeo vanno alle aziende agricole e non alle botteghe? Perché sono considerato un commerciante”.

Alla pari con un supermercato, insomma.

“Il valore della bottega è nella capacità di mantenere investimenti e risorse sul territorio”. È questo il piccolo federalismo di bottega di cui è alfiere.

“Invece tutti vanno all’assunzione di 20 giovani in un grande supermercato, un palazzone che cresce anche nelle nostre campagne. Dai sostegno a 20 ragazzi che aprono 20 botteghe e vedrai che il discorso cambia. Nella mia bottega di 60 metri quadri ci sono due dipendenti oltre a me e a mia moglie. Ma, ti faccio un esempio, non possiamo avere fondi di sostegno o inquadrare meglio una spesa di 1.300 € di carburante al mese. Io voglio pagare le tasse, ma in un sistema che guarda a tutti gli aspetti”.

La spesa del carburante non è un esempio tirato a caso.

Quanto costa il maiale?

“Il maiale morto di largo consumo, portato a casa, costa 2,30 € al chilogrammo più IVA”.

E il tuo maiale brado del Casentino.

“Lo vado a prendere al mattatoio e costa 7 € al chilogrammo più IVA”.

Quasi 5 € in più, il triplo.

Al banco della sua bottega, la salsiccia di maiale brado del Casentino costa 16 € al chilogrammo. Il doppio all’incirca di un maiale pesante di allevamento industriale.

C’è da pensare sul sistema di sviluppo dell’Italia che a tavola chiede tradizione e ritorno al passato. Salvo dimenticarsene quando va a fare la spesa sempre di più dominata dalla leva prezzo.

Quella che va a scapito della salubrità della carne o di qualsiasi altro cibo e che ha fatto infuriare Simone Fracassi.

Voi che ne dite?

1 commento

  1. Purtroppo è la realtà, sempre meno gente è interessata DAVVERO alla qualità di ciò che mangia (dire “guardo Masterchef” non significa automaticamente capirne di cibo), la gente lavora per comprarsi iphone, tablet, pagarsi una settimana di vacanze in posti fighi, auto oltre le loro possibilità, e poi quando è ora di mangiare guardano al prezzo più basso. Chi cerca vera qualità è una nicchia, forse sempre più piccola in Italia.
    E’ progresso farsi il mazzo per spendere tutto in cavolate, e avere poi magari delle diete tumorali poichè si comprano schifezze da mangiare ogni giorno?

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