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A volte le più grandi scoperte nascono così, per caso. 

Isaac Newton ebbe la folgorazione sulla legge di gravità osservando una mela che cadeva, la dinamite nacque per caso da un trasporto movimentato di nitroglicerina e il forno a microonde nacque da una barretta di cioccolato dimenticata nella tasca di un ricercatore. Tutti casi, ispirazioni, lampi di genio.

E lo stesso è accaduto per la burgonza.

La burgonza, sì. Burrata al gorgonzola.

Non fatevi sviare da un nome con rimandi leggermente pruriginosi, e sappiate che la burgonza è una delle più gustose scoperte nel campo alimentare degli ultimi dieci anni. 

Ma andiamo con ordine e spieghiamo meglio la genesi della burgonza, così come riportato da Repubblica.

Siamo in Puglia, una decina di anni or sono, precisamente ad Altamura, già famosa per il famoso “pane di  Altamura” – DOP dal 2003 – nonché una delle più belle e suggestive regioni del nostro Stivale (e quale non lo è?), per quanto ad oggi infestato da Coronavirus e panico (spesso immotivato) conseguente. Siamo in Puglia, quindi, e più precisamente al Caseificio Viscanti di Altamura, caseificio fondato nel 1962 in Viale Martiri 1799, 87 Altamura (BA). Tel. +390803114178 -, che ogni giorno sforna mozzarelle, ricotte, scamorze, stracciatelle caciocavalli e….burrata. Già la burrata: il morbido formaggio a pasta filata a forma tondeggiante ripieno di stracciatella. 

E proprio assaggiando una burrata – e qui entra in azione il genio – a un cliente affezionato viene un bel giorno un’idea, una folgorazione, un’intuizione: “perché non fate una burrata con al suo interno della gorgonzola, invece della classica stracciatella?”, chiede al nostro al casaro pugliese. Casaro che all’inizio, a dire il vero, non si è dimostrato troppo entusiasta della bella trovata: “Ci ha chiesto di fare l’abbinamento fra burrata e gorgonzola – ricorda Giovanni Viscanti, erede del fondatore, a Repubblica – All’inizio ci sembrava una cavolata, ma abbiamo provato organizzando anche gruppi di assaggio fra gli amici, un po’ per scherzo. La conferma è arrivata durante una cena: ho portato il prodotto, e lo hanno apprezzato tutti”. 

E così, è nata la burgonza, morbida pasta filata “ripiena di bocconcini sfilacciati, panna e gorgonzola Dop”,  riporta la scheda di presentazione del nuovo formaggio.

E oggi la burgonza, questa meraviglia che unisce il delicato sapore della pasta filata insieme con il carattere forte e la cremosità del gorgonzola, è una realtà apprezzata da tutti, un prodotto di successo e soprattutto richiestissimo: all’inizio, infatti, questo nuovo formaggio era disponibile al caseificio solo su prenotazione, ma poi, visto il successo immediato, è entrata a pieno titolo tra i prodotti “di serie” , ed è ora disponibile tutti i giorni. 

La burrata con il gorgonzola del Salento

Un successo che, ovviamente, non ha mancato di causare i primi tentativi di imitazione: solo una decina di giorni fa, il caseificio Lanzillotti di San Vito dei Normanni (BR) in Via Vito Oronzo Errico, 33 (tel. +390831981568), ha lanciato la sua particolare versione di burgonza, ovvero la burrata ripiena non di lombarda gorgonzola ma di “gorgosalento”, cioè, come dice il nome, un gorgonzola pugliese, e propone anche già da tempo la crema di gorgonzola, anche questa richiestissima, ovviamente.

I titolari negano di essersi ispirati alla burgonza di Altamura, anzi, affermano di non averne nemmeno mai sentito parlare; fatto sta che la burgonza sta comunque avanzando non solo sul suolo di Puglia ma anche in altre regioni italiane, e state certi che conquisterà a breve tutto il territorio nazionale, come già sta avvenendo in alcune zone del Piemonte.

Una delizia la cui diffusione aumenta senza sosta (pur non essendo un coronavirus), e che unisce Nord e Sud a dispetto di quarantene e isolamenti vari. Senza panico ma con gusto.

Diversamente mozzarella

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