Una delle sciagure di cui maggiormente ci dovremmo preoccupare, in relazione al Coronavirus che continua bellamente a passeggiare in giro per il mondo, non sono tanto le sue conseguenze estreme – per fortuna nel nostro Paese abbastanza contenute -, né dovremmo angustiarci troppo per il clima da day after che ormai si respira ovunque, per gli assalti ai supermercati, per le strade vuote o per il crescente sospetto con cui guardiamo non solo il nostro vicino di casa (quello, in effetti, lo guardiamo con sospetto da sempre) ma persino i nostri parenti più stretti, a cominciare dai nonni tornati freschi freschi dal consueto soggiorno invernale nella Riviera Ligure ai rampanti nipoti che lavorano nell’operosa regione lombarda.

In realtà, ciò di cui dovremmo invece veramente preoccuparci è una questione ben più grave, più angosciante, che va a colpire i nostri bisogni primari, vale a dire l’inquietante eventualità di rimanere senza quella che nel corso degli anni è diventata una delle bevande light più iconiche e consumate di tutti i tempi moderni: la Coca-Cola Light, prodotto di punta di Coca-Cola orma da decenni.

Coca-cola ha infatti fatto sapere proprio in questi giorni che la diffusione ormai planetaria del coronavirus  – o COVID-19, per fare quelli precisi – sta causando delle interruzioni nell’approvvigionamento dei dolcificanti artificiali utilizzati per la produzione della Diet-Coke, dolcificanti che arrivano proprio dalla Cina. Senza il necessario approvvigionamento di questi edulcoranti, la produzione della Coca-Cola light potrebbe essere seriamente a rischio.

Per quanto la società non abbia specificato quali siano esattamente i dolcificanti in questione provenienti dalla Cina, la CNN riferisce che nel suo report annuale la Coca-Cola qualifica il sucralosio  come “materia prima critica” proveniente dalla Cina. 

Il sucralosio è un edulcorante sintetizzato nel 1976 da Leslie Hough e da un giovane chimico indiano, indicato sui prodotti con la sigla E955.  Ha un potere dolcificante 650 volte maggiore del comune saccarosio. Cola-Cola lo importa dalla Cina, e al riguardo, in relazione ai suoi processi produttivi nel paese asiatico, la società ha affermato, in una nota rilasciata recentemente, di “aver implementato le misure precauzionali per proteggere i dipendenti in Cina, che includono la fornitura di mascherine per il viso e disinfettanti per le mani; l’installazione di screening della temperatura negli uffici e nelle strutture di produzione e l’istituzione di meccanismi di monitoraggio sanitario nei processi produttivi in Cina”.

Le esportazioni di dolcificanti dalla Cina hanno già subito un notevole ritardo, e Coca-Cola ha affermato di aspettarsi una situazione più chiara, in merito allo sviluppo della questione, non prima del mese di aprile. 

Una gatta da pelare non indifferente per la multinazionale americana, che rischia di compromettere seriamente i suoi introiti derivanti proprio dalla bevanda light. 

La Coca-Cola Light (Diet-Coke nei Paesi anglosassoni) è nata, lo ricordiamo, nella prima metà degli anni ’80, quando il mercato delle “cole”, in generale, rappresentava circa il 60% di tutto il fatturato statunitense e le bevande light stavano conoscendo uno sviluppo straordinario, a un ritmo tre volte superiore rispetto alle altre bevande. Una geniale campagna di marketing, che presentò la Coca-light non come un prodotto dietetico ma come “un nuovo soft drink dal gusto fantastico” e che, casualmente, aveva anche una sola caloria, contribuirono a decretarne il successo, insieme anche a quello che la compagnia stessa definì “il lancio più significativo di tutti i 96 anni di storia di The Coca-Cola Company” avvenuto a New York in pompa magna nel luglio del 1982.  Alla fine del 1983, la Diet-Coke era la bevanda light numero uno negli USA, oltre a essere la bevanda gassata più bevuta dalle donne, e nella fine degli anni ’80 venne proclamata “brand del decennio”.

Un successo che continua ancora ai nostri giorni, ma che rischia di subire una grave battuta di arresto a causa del diffondersi del Coronavirus in Cina e delle conseguenti ripercussioni sui sistemi produttivi del Paese, che trascinano con sé molti altri Paesi in un temibile effetto domino. Effetto che ora sta per mettere in forse la produzione di Coca-Cola Light.

E chissà se di fronte allo spettro di dover rinunciare a una delle sue bevande preferite, Donald Trump – noto estimatore di Coca-Cola, diet e non – non decida di scendere in campo personalmente e in modo massiccio per salvare le sorti della sua amata Coca-Cola Light…

Nessun problema di approvvigionamento in Italia come sottolinea l’azienda:

Tutti i prodotti a marchio The Coca-Cola Company prodotti e commercializzati in Italia non contengono ingredienti provenienti dalla Cina. Per questo motivo, al momento non prevediamo alcun impatto sui nostri clienti e consumatori. Continueremo a monitorare la situazione e ad adottare tutte le misure necessarie”.

[Link: EaterCoca.colaitalia.itmyprotein.com]

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