Che senso ha?

Che senso ha chiudere i ristoranti dalle 18 alle 6 di sera per evitare al coronavirus di circolare indisturbato tra i tavoli dei locali durate l’ora di cena permettendogli però di vagare liberamente durante l’orario di pranzo?

Quale ragionamento hanno fatto i nostri politici quando hanno decretato tale norma, quale virologo li avrà mai consigliati di adottare delle misure così particolari?

Si comprende l’esigenza di voler tutelare un minimo le attività di ristorazione, in questo momento le più colpite dal dilagare del virus, ma non si capisce per quale motivo per tutelare i ristoratori – di cui, ripetiamo, si comprende la situazione drammatica – si debbano mettere a rischio i clienti, cioè noi.

In un momento in cui nessuna norma appare troppo severa nella corsa alla frenata di un evento calamitoso sconosciuto e mai accaduto prima, la tempestività e la chiarezza sono più che mai necessarie. Non si fermano i virus con norme a metà, e si deve avere il coraggio di prendere decisioni per il bene della collettività, per quanto impopolari.
Cercare di sostenere trattorie e ristoranti non è un compito che possa essere demandato a clienti coraggiosi durante l’ora di pranzo né ai ristoratori, non in un momento in cui si richiede il massimo senso di responsabilità ai cittadini chiedendo loro di rimanere a casa il più possibile evitando addirittura di recarsi in spazi aperti, come parchi e giardini, ma consentendogli poi di andare poi a sedersi ai tavoli di un ristorante durante l’ora di pranzo, in barba al virus, e gravando i ristoratori dell’obbligo di far rispettare la distanza di sicurezza.

Non sono i cittadini a doversi fare carico delle necessità dei ristoratori, ma lo Stato, che deve mettere in atto politiche economiche e fiscali atte a sostenere la categoria. Non basta infatti consentire di tenere aperte le cucine dopo le 18, per preparare i cibi che potranno poi essere consegnati a domicilio, ma occorrono supporti economici concreti, sotto forma di finanziamenti, incentivi, sospensioni dell’obbligo contributivo e altre misure del genere.

Nei giorni scorsi lo aveva detto Vittorio Feltri, che pur nel suo linguaggio pacato e rassicurante aveva sollevato la questione su Twitter “I ristoranti aperti a pranzo e chiusi di sera. Perché? Il virus dorme la mattina e dopo il tramonto si sveglia incazzato e ti frega. Vi sembra normale?”.

E lo stesso ragionamento è stato ripreso, in altri toni, da Valerio M. Visintin, il “critico gastronomico mascherato”, che dalle colonne del Corriere e sulla sua pagina Facebook ha ribadito il concetto: “Nessun ristorante può assicurare le necessarie distanze di sicurezza né dagli altri commensali, tanto meno dai camerieri. Nessun ristorante è nelle condizioni di garantire le norme di sanificazione – scrive Visintin – Pensate al bagno, ogni volta che viene utilizzato; pensate agli spazi ristretti delle cucine; pensate alla infinità di oggetti che passano di mano in mano (piatti, bicchieri, tovaglioli, posate, bottiglie, menu, conto…. Se raccomandazioni e limiti ribaditi da esperti e autorità amministrative non sono leggende, dobbiamo chiudere tutto a partire da ora”.

Visintin allega poi anche alcuni stralci di una lettera del “Comitato ristoratori responsabili”, un’associazione spontanea di ristoratori costituitasi in questi giorni e indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Presidente della Regione Lombardia, al Ministro della Salute e al Sindaco della Città Metropolitana di Milano, dove si legge, tra le altre cose, che:
[…]
per la natura del servizio offerto da esercizi di somministrazione la richiesta di mantenere il metro di distanza interpersonale è praticamente impossibile da far rispettare. La promiscuità è ineliminabile tra personale di servizio e cliente e tra i clienti stessi anche nel caso si dispongano di tavoli delle misure adeguate.
[…]
lasciare i gestori delle attività come baluardo di prevenzione del contagio che impongono la suddetta distanza a rischio di sanzione è un provvedimento che facciamo fatica a condividere.
[…]
Ci chiediamo pertanto se abbia senso chiudere tutto tranne i ristoranti e i bar. Se il fine ultimo è quello di evitare la socialità tout court, per quale motivo si vuole lasciare la possibilità di contatto e contagio in luoghi dove è intrinsecamente più difficile regolamentarla? Paradossalmente musei e cinema che devono rimanere chiusi hanno più possibilità di far rispettare le distanze regolamentando gli accessi.
[…]
chiudere del tutto gli esercizi di somministrazione: meglio un periodo di contenimento più severo ma più limitato nel tempo”.

Chiudere tutto, subito quindi, per evitare di dover chiudere più a lungo, con ripercussioni sicuramente ben peggiori non solo a livello economico, ma anche e soprattutto a livello della salute nazionale.

#chiusidaora

Comitato Ristoratori Responsabili

  1. Peck, Milano
  2. Trippa, Milano
  3. Ratanà, Milano
  4. Princi, Milano
  5. Il Liberty, Milano
  6. Røst, Milano
  7. Spazio, Milano
  8. Poporoya, Milano
  9. Al Pont de Ferr, Milano
  10. Ca-ri-co Milano
  11. Dabass, Milano
  12. Il Nemico, Milano
  13. Infernot, Pavia
  14. Cascina Vittoria, Pavia
  15. Vineria Eretica, Milano
  16. Mestè, Milano
  17. Antica Osteria del Mare, Milano
  18. Onest, Milano
  19. Botticella, Pavia
  20. Bicerin, Milano
  21. Fingers, Milano
  22. Pastamadre, Milano
  23. Kanpai, Milano
  24. Bar Banco, Bar Elettrocadore, Milano
  25. Nebbia, Milano
  26. Wood Banco e Cucina, Milano
  27. Deus Cafè, Milano
  28. Shannara3, Milano
  29. Shannara Ristorante, Milano
  30. Taglio, Milano
  31. Burbee Artisanal Burger&Beer, Milano
  32. Loolapaloosa, Milano
  33. Besame Mucho, Milano
  34. Gialle&Co, Milano
  35. Neta, Milano
  36. Il Cavallante, Milano
  37. Cibi di Strada, Pavia
  38. Mandarin 2, Milano
  39. Ciotto, Milano
  40. *drinc, Milano
  41. Tàscaro, Milano
  42. Ciz Cantina e Cucina, Milano
  43. Cafè Gorille, Milano
  44. Trattoria del Nuovo Macello, Milano
  45. Tipografia Alimentare, Milano
  46. Erba Brusca, Milano
  47. Antica Osteria dei Sabbioni, Milano
  48. Solo Crudo, Milano
  49. Frigoriferi Milanesi, Milano
  50. The Botanical Club, Milano
  51. Elita Bar, Milano
  52. 142 Restaurant, Milano
  53. Trattoria dei Cacciatori, Peschiera Borromeo (MI)
  54. Mu Dimsum, Milano
  55. Gennaro Esposito, Milano
  56. Pizza Bistrot, Milano
  57. Trattoria Mirta, Milano
  58. La Cantina di Franco, Milano
  59. Caffè del Lupo, Milano
  60. Esco Bistro Mediterraneo, Milano
  61. 28 Posti, Milano
  62. Altrimènti, Milano
  63. Motelombroso, Milano
  64. Flor, Milano
  65. Fratelli Torcinelli, Milano
  66. La Brisa, Milano
  67. Trattoria del Gallo, Vigano di Gaggiano (MI)
  68. Trattoria Angolo di Casa, Pavia
  69. Dell’Angolo, Vittuone (MI)
  70. Da Martino, Milano
  71. Hygge, Milano
  72. Ral Coctail Bar, Milano
  73. Plaza Cafè, Milano
  74. Osteria al Coniglio Bianco, Milano
  75. Bussarakham, Milano
  76. Bullona, Milano
  77. Vino al Vino, Milano
  78. Upcycle Bike Cafè, Milano
  79. Osteria della Madonna, Pavia
  80. Hu Hancheng, Milano
  81. Kandoo, Milano
  82. Le Api Osteria, Milano
  83. Ristorante Zibo, Milano
  84. Insieme, Milano
  85. Cantine Isola, Milano
  86. La Ravioleria Sarpi, Milano
  87. Manna, Milano
  88. Sushi Kòboo, Milano
  89. Asola e Gerri, Milano
  90. Chinesebox, Milano
  91. Bob, Milano
  92. Aguasancta, Milano
  93. Sine Ristorante Gastrocratico, Milano
  94. Nuova Arena, Milano
  95. Torre degli Aquila, Pavia
  96. Trattoria Caselle, Morimondo (MI)
  97. Lon Fon, Milano
  98. Osteria Nuovo Convento, Milano
  99. Ta Hua, Milano
  100. Locanda del Carmine, Pavia
  101. Antica Mescita Origini, Pavia
  102. Lacerba, Milano
  103. Vinoir, Milano
  104. Testina, Milano
  105. Valhalla la Brace degli Dei, Milano
  106. Vinyl Pub, Milano
  107. Gelateria Vier Bar, Pavia
  108. La Taverna Anzani, Milano
  109. La Taverna Gourmet, Milano
  110. Muzzi, Milano
  111. Alvolo, Pavia
  112. DistrEat, Milano

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